Cortei Roma, scontri in pieno Centro: idranti e lanci di bottiglie. Il blitz dentro al Colosseo

Trenta manifestanti seduti sui sampietrini si tenevano per mano con le braccia alzate di fronte al reparto mobile della polizia di Stato. Il contrasto e il controsenso era tuttavia lì, evidente. Perché alle spalle di quei manifestanti seduti in terra, altri giovani, in piedi con i volti coperti dalle bandane lanciavano ingiurie, petardi e bottiglie di vetro agli uomini in divisa.

Roma, via Vittorio Emanuele Orlando, pochi metri da piazza della Repubblica, pieno Centro: sono da poco trascorse le 19 quando il corteo, preavvisato, del movimento “Asse anti-imperialista” prova ad andare avanti contravvenendo agli accordi presi nel corso di una giornata che, iniziata in sordina, ha poi aumentato il volume fino all’epilogo serale. Nulla a che vedere con le scene di Milano dello scorso fine settimana o con quanto avvenuto, di nuovo anche ieri, a Torino. Ciononostante, gli scontri ci sono stati.

Roma, scontri in pieno Centro

«Non ci possiamo fermare, ci spingono da dietro», dicevano dalla prima fila del corteo ai funzionari della Digos che hanno mediato percorsi e concesso spazio anche dopo l’irruzione al Colosseo, in cui una ventina di giovani sono entrati, ferendo persino un dipendente del Parco archeologico. Nell’Anfiteatro Flavio hanno avuto il tempo solo di girare un breve video perché poi sono stati fermati, identificati e accompagnati in Questura. Il numero degli identificati nel corso dell’intera giornata e dei provvedimenti adottati ieri nella Capitale è stato ampio: 200 persone, 96 portate negli uffici di via di San Vitale, 28 fermi preventivi (di cui sei sono scattati per minorenni) e 11 denunciati. A questi dati si aggiungono quelli dei carabinieri: 100 persone identificate e tre minori sottoposti a fermo preventivo.


LE ANIME
Diversamente da quanto atteso per venerdì prossimo, quando alla manifestazione indetta dall’Usb per il 30 ottobre, parteciperanno quasi certamente gli antagonisti “puri”, gli anarchici e i movimenti per l’abitare, ieri in piazza c’erano numerosi collettivi studenteschi e gruppi legati ma solo di sponda al movimento insurrezionalista. Dopo il fermo avvenuto a Milano del 30enne Youssef Siher, indagato per istigazione a delinquere come presunto ideatore del “Movimento 17 ottobre”, l’appendice romana del gruppo è stata spiazzata e così l’annuncio di altri cortei è imploso.

Tuttavia coloro che facevano parte della “rete”, almeno sui social, si sono accodati all’unica manifestazione pomeridiana prevista. Che doveva arrivare in via dei Fori Imperiali passando per il Centro. Ma proprio nelle fasi del percorso, diversi sono stati i momenti in cui parte dei manifestanti, all’incirca 2.500, hanno provato a violare le disposizioni. Quindi il primo tentativo di raggiungere il Colosseo da via degli Annibaldi, proprio di fronte al quartiere per eccellenza della movida romana, ovvero Monti.  Il gruppo, composto da 500 ragazzi, è stato rimandato indietro ma poi da via dei Fori Imperiali sono arrivati al Colosseo. Hanno provato a forzare uno degli ingressi laterali, riuscendo alla fine ad aprirsi un varco e a entrare. 


L’ANFITEATRO FLAVIO
Le “gesta” subito immortalate sono finite nei profili social di molti collettivi universitari, prima che gli autori fossero portati in Questura. Da lì poi il corteo ha ripreso la “marcia” concordando il percorso su via Labicana e poi su via Merulana. All’altezza della Basilica di Santa Maria Maggiore un nuovo stop e poi la possibilità di tornare a piazza della Repubblica. Ma gli accordi sono stati in parte violati dal momento che un gruppo si è staccato arrivando di fronte alla stazione Termini. L’arrivo finale a piazza della Repubblica doveva decretare la fine del corteo ma invece lo stesso ha provato a raggiungere via Veneto ma non è passato.

Le accuse alla polizia, il lancio di bottiglie, raccolte perfino in alcuni cassonetti di un’attività di somministrazione che ha provato a chiudere quando ha percepito i disordini crescenti, hanno portato allo scontro con l’utilizzo dell’idrante per due volte. Intorno alle 20 i manifestanti hanno iniziato a indietreggiare - «ma non finisce qui», promettevano in coro. E per due ore ancora hanno sfilato. Dopo gli scontri il corteo si è mosso bloccando via Volturno, via Enrico De Nicola, piazza dei Cinquecento e via Giolitti, dove un gruppo di ragazzi incappucciati ha tentato di assaltare il supermarket della stazione Termini vicino all’ex hotel Radison. Poi hanno bloccato piazza Vittorio, via Principe Eugenio, via Cairoli e di nuovo via Giolitti. Hanno infine imboccato il tunnel per il quartiere San Lorenzo.

Una lunga giornata che si è chiusa oltre che con i provvedimenti con due feriti, uno dei quali colpito da un sampietrino lanciato da un altro manifestante. Neanche un solo chilometro percorso in aggiunta a quello previsto era stato preavvisato ma il piano di sicurezza della Questura di concerto con tutte le altre forze dell’ordine e con la Prefettura ha tenuto. Soprattutto il controllo preventivo alle stazioni della metropolitana che ha permesso di intercettare la maggioranza delle persone poi accompagnate negli uffici di polizia. Non sono tuttavia mancati i disagi per i residenti e i turisti, molte attività commerciali hanno preferito chiudere, altre si sono trovate a spegnere le luci e a tirar giù le saracinesche al passaggio di quest’onda eterogenea di manifestanti.

«A conclusione di una giornata straordinariamente impegnativa, desidero esprimere profonda gratitudine a tutte le donne e a tutti gli uomini dello Stato che con professionalità ed equilibrio hanno lavorato per garantire la sicurezza dei cittadini, preservandola da chi, dietro il paravento del diritto di manifestare, intendeva esclusivamente proporre violenza e disordini - ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Pantedosi - Le nostre forze di polizia sono riuscite a isolare e contenere le frange di violenti con equilibrio e competenza». Ora l’attenzione si sposta al 30 ottobre.

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