Cortei a Milano, accesso al Duomo respinto e stavolta niente saccheggi. Schierati i parà della Folgore

Per le due e mezza del pomeriggio era annunciata la comunicazione del «concentramento geografico dei gruppi», un’ora dopo sarebbe dovuta arrivare l’indicazione della «piazza finale», approdo della protesta. Ma la pagina social del «Movimento 17 ottobre» è rimasta in silenzio. «Aggiornamenti? Si sa qualcosa?», insistevano le chat. Nessuna risposta, perché proprio in quel momento Youssef Siher, il trentenne di origini marocchine ritenuto la mente della pagina Instagram dell’organizzazione senza presidente, portavoce né sede nata dopo i disordini di una settimana fa, veniva portato in questura a Milano. In ogni caso, la città si è mobilitata lo stesso. Senza saccheggi e devastazioni, con un unico punto di contatto con le forze dell’ordine che ha respinto i partecipanti impedendo l’accesso al Duomo, alcuni manifesti del leader leghista Matteo Salvini strappati e incendiati, slogan contro il governo e una sfilata alla quale hanno partecipato in diecimila.

SLOGAN E BANDIERE

Il corteo è nato dalla confluenza di più gruppi radunatisi in punti diversi della città. Il primo si forma alle quattro e mezza in Cairoli, in pieno centro alle spalle del Castello Sforzesco, trecento persone circa bloccate dagli agenti con dotazioni antisommossa e i blindati a sbarrare le strade circostanti. L’intenzione dei manifestanti però non è quella di restare fermi: «Non vogliamo scontri, vogliamo solo passare», gridano. Sono perlopiù studenti e rappresentanti dei collettivi, urlano «siamo tutti antifascisti» e «se il futuro non cambierà, bruceremo la città», innalzano cartelli con frasi come «le monde est à nous», sventolano bandiere della Palestina, una bambina con il piumino rosa e la kefiah usata come bandana viene portata in spalla dal padre in prima linea. Avanzano di pochi metri e inizia la mediazione con gli agenti della Digos per sbloccare lo stallo: il corteo non può proseguire verso il centro e viene deviato sulla circonvallazione tra cori contro la premier Giorgia Meloni, il vicepremier Salvini e striscioni che inneggiano «la libertà è un nostro diritto». Dall’altra parte della città, davanti al Politecnico, l’unica mobilitazione annunciata è quella contro la guerra e il sionismo, che si raduna con bandiere palestinesi e i vessilli di Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Usb e Cambiare Rotta. Terminato il presidio si muove il corteo composto soprattutto da studenti, progressivamente aumentato di numero con il trascorrere dei minuti e in marcia tra la preoccupazione di commercianti che abbassano le saracinesche al passaggio. Tutto tranquillo fino a corso Venezia, dove all’altezza di via Borghetto esplode la tensione con le forze dell’ordine e i manifestanti che tentano di forzare il blocco a presidio del centro città vengono respinti anche con qualche manganellata. I due spezzoni si riuniscono poi in un unico grande fiume, diretto a piazza Leonardo Da Vinci. È all’altezza di piazza della Repubblica che l’atmosfera si surriscalda, quando alcuni cartelli elettorali della Lega diventano l’obiettivo. Con parecchia fatica e arrampicandosi sui pali alcuni partecipanti tentano di strapparli, un giovane munito di accendino cerca di dar fuoco all’immagine di Salvini, azioni accolte dagli applausi dei manifestanti. Gli oppositori intanto si erano dati appuntamento in via Dante, per un presidio con le bandiere tricolori e l’intenzione di «rispondere anche con la violenza», al grido di «remigriamoli tutti, hanno provocato i veri italiani, ci hanno stancato». Ma la polizia non li ha fatti muovere, per evitare pericolosi contatti con il corteo studentesco distante poche centinaia di metri. La risposta della sicurezza è stata massiccia e articolata, dopo le ferite alla città di una settimana fa. Ieri Milano si è risvegliata blindata, con i 500 paracadutisti della brigata Folgore sparsi per le vie del centro e i Lince, i mezzi speciali dell’Esercito, parcheggiati in piazza Duomo e a presidiare le stazioni. Un centro logistico per le identificazioni dei minorenni è stato allestito dalla protezione civile dentro la caserma del Reparto mobile della polizia in via Cagni, mentre in Procura è stata rafforzata la presenza dei pubblici ministeri, con una decina di magistrati pronti a intervenire con i colleghi di turno in caso di arresti. Diverse decine di persone sono state accompagnate in questura, maggiorenni e minorenni controllati a partire da metà mattina nel cuore della città e ai binari dei treni e trovati con passamontagna o oggetti potenzialmente pericolosi da usare in piazza. Sono state preventivamente trattenute, come previsto dall’ultimo decreto sicurezza.

COPRIFUOCO

Ogni punto potenzialmente critico è stato presidiato dalle forze dell’ordine, in una Milano psicologicamente in coprifuoco con i commercianti pronti ad abbassare le saracinesche in caso di emergenza o già decisi a chiudere. La Rinascente ha sbarrato le porte alle tre del pomeriggio, come Apple o il Foot Locker depredato dall’assalto del 18 ottobre. E memore del saccheggio avvenuto nel negozio della catena in via Torino, ieri il Carrefour di via Gustavo Modena ha chiuso per precauzione al passaggio dei manifestanti, con i clienti trattenuti all’interno con i sacchetti della spesa. Nella stessa via è stata imbrattata la vetrina di una banca con la scritta «Tax the rich». La paura resta, per oggi «c’è una sensazione di forte preoccupazione e di timore da parte delle attività, soprattutto dei negozi di moda - afferma il segretario generale della Confcommercio di Milano Marco Barbieri - Ma bisogna mostrare la nostra fiducia, perché le istituzioni hanno risposto, siamo tutti preparati». E proprio per incoraggiare i commercianti in mattinata il sindaco Giuseppe Sala, che ha poi seguito la situazione dalla sala centrale della polizia locale, ha fatto acquisti in centro.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA