Sfilano tutti assieme contro il Cpr. Un corteo variegato di politici, chiesa, associazioni, sindacati, centri sociali e boy scout. In prima fila i vescovi di Napoli, Caserta e Benevento capeggiati da don Mimmo Battaglia. Ed è cosa rara vedere sette alti prelati dietro uno striscione, mischiati ai centri sociali. «A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr a Castel Volturno. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto. Il problema non sono gli immigrati ma le disuguaglianze e le mafie. Questo non è luogo dove - dice l’arcivescovo di Napoli al microfono parlando a nome dei colleghi - si spostano i problemi». Poi il monito: «Diffidiamo di chi ci offre qualcuno da temere al posto di qualcosa su cui poter contare. La paura è una cosa seria e anche usarla per ottenere consenso è una responsabilità seria». Attorno a lui Angelo Spinillo vescovo di Aversa, Pietro Lagnese di Caserta, Giacomo Cirulli di Teano, Giuseppe Mazzafaro di Cerreto Sannita, Michele Autuoro di Benevento e Carlo Villano di Pozzuoli.
Il caso
Sulla statale domitiana, dove marcia il corteo, è un susseguirsi di case e palazzi abbandonati e semi diroccati. E l’occhio di chi è venuto da ogni parte d’Italia in questo pezzo del Casertano per protestare cade proprio su quei ruderi modello Beirut. Se ne accorge subito chi viene da Torino, Bologna, Trento o dalla Puglia. Attorno, lungo la strada, saracinesche dei negozi abbassate non per timore di danni dei manifestanti ma per dare un segnale di contrarietà al progetto del centro di detenzione che vuole il governo. E per questo accanto alle vetrine è affisso il manifesto della mobilitazione.
«Questo è un luogo da riqualificare: per questo non possiamo permettere lo scempio del Cpr», dice il governatore Roberto Fico mentre marcia accanto ai prelati. Poi aggiunge deciso: «Ci opporremo in ogni modo, con ogni mezzo, faremo ricorsi su ricorsi e continueremo a manifestare in forma pacifica, anche ogni giorno. Faremo resistenza passiva e pacifica alla Gandhi», aggiunge l’ex presidente della Camera mentre marcia tenendo lo striscione che apre il corteo. Sono 5 chilometri di marcia scandita da musica posse e brani di Rino Gaetano sparati dal sound system montato su un camion. «Siamo 20mila in piazza, più di 300 realtà da tutta Italia», dicono gli organizzatori, la metà per le forze dell’ordine che si limitano a vigilare su una manifestazione pacifica e senza l’ombra di un incidente come pure si temeva.
Proprio poche ore fa è stato assegnato ufficialmente l’appalto ad una cordata di imprese, tra cui alcune casertane e napoletane, che ha offerto un ribasso del 25 per cento sulla gara bandita da Invitalia. Il costo totale sarà di 31 milioni di euro e la struttura dovrà essere pronta entro la fine del 2028. «Hanno approvato la gara un giorno prima della manifestazione, scavalcando la delibera della Regione che vincola quella zona perché di grande pregio naturalistico. L'avvocatura regionale valuterà di presentare ricorso, ma è importante sottolineare la capacità di mobilitazione delle associazioni e della Chiesa, che hanno richiamato qui migliaia di persone», spiega Andrea Morniroli, assessore regionale al Welfare tra i più attivi nell’organizzare la manifestazione. I toni sono fermi ma l’atmosfera generale è di assoluta calma. «Andiamo alla lotta dura, compagno», scherza il governatore quando incontra e abbraccia il deputato dem Piero De Luca. «Ormai è cambiato...», scherza Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale che è qui per conto di Elly Schlein: «Era impegnata a Cagliari altrimenti sarebbe venuta. Noi, comunque, appena andremo al governo aboliremo la Bossi-Fini». Ma a Castel Volturno arrivano diversi esponenti politici come l’eurodeputato dem Sandro Ruotolo, i parlamentari M5s Dario Carotenuto e Antonio Caso, i colleghi dem Valeria Valente, Susanna Camusso e Stefano Graziano, Franco Mari di Avs oltre ai consiglieri regionali Zinno e Fiola, il collega di Avs Andreozzi e il numero uno della Cgil Campania Nicola Ricci. Con loro migliaia di persone migranti, studenti, attivisti di disparate organizzazioni, da Libera a Mediterranea, da Emergency ad ActionAid oltre a realtà sociali del territorio casertano e campano. «Questa struttura il territorio non la vuole, e lo sta dimostrando, anche i migranti sono angosciati», spiega Mimma D’Amico, dell’ex Canapificio di Caserta mentre Libera sfila con le sagome delle 7 vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008. Una ferita, qui, ancora aperta.
Intanto Gennaro Sangiuliano, capo dell’opposizione in consiglio regionale, attacca per un video apparso sui social che immortala il coro di gruppo di studenti: «È estremamente grave che il presidente Fico, abbia preso parte alla manifestazione dove sono stati scanditi slogan contro le forze dell’ordine, in particolare contro i carabinieri». Sarà ma alla chiusura del corteo il vescovo di Caserta ci tiene a sottolineare una cosa: «È stata una giornata di festa e abbiamo dato dimostrazione di come si manifesta senza forme di violenza».