Chiudono la porta a chiave, pronte ad abbassare le serrande elettriche. Nel loro sguardo il terrore. «Abbiamo paura», dicono, «avete visto cosa è successo a Milano?». Sono le addette alle vendite di uno dei tanti negozi del Rettifilo. Sono tutte ragazze giovani e restano dietro le vetrate blindate pronte a intervenire.
Ciro Cantisano, titolare di un negozio sportivo, è aperto. Sta sul ciglio dell’ingresso con i suoi dipendenti mentre il corteo sfila per corso Garibaldi. «Abbiamo deciso di non chiudere perché pensiamo che sia una manifestazione tranquilla». E spiega: «Noi commercianti della zona ci siamo interrogati su cosa fare e alla fine abbiamo deciso di affidarci al caso». Un suo competitor, invece, abbassa la serranda. Ha paura? «No, sono anche io un cittadino, anche io soffro per il caro vita. Se c’è una protesta io aderisco». Gli altri non hanno molta voglia di parlare, guardano soltanto i manifestanti sfilare e il corteo che strada facendo si ingrossa sempre più.
Napoli, striscione contro il carovita al Maradona: «Negate il futuro ad un'intera generazione tra rincari e tagli all'istruzione»
I cori
Mentre i manifestanti sfilano in tanti chiudono le serrande, così dal corte parte un appello: «Non abbiate paura ma unitevi a noi». Qualcuno lo fa moralmente, abbassando la serranda. Altri, invece, preferiscono solo chiudersi dentro e poi, passata l’ondata di persone, riaprire.
«Oggi abbiamo lavorato poco», ammette un altro negoziante «abbiamo chiuso una settimana che non è per nulla andata bene sotto il profilo della vendite a causa dei blocchi dei trasporti commerciali». Alcuni bar di corso Garibaldi, invece, non hanno sistemato neanche i tavolini sotto ai tendoni: sono chiusi «da stamattina» commenta qualche vicino di negozio.
In centro, invece, scenario più cupo. Nelle strade dello shopping di lusso, come via dei Mille e via Chiaia, i commercianti hanno deciso di abbassare le saracinesche oppure di tutelare le proprie attività con dei pannelli perché, dicono, «sono i negozi di marca ad essere nel mirino. I fatti accaduti a Milano lo dimostrano». È stata una giornata di fibrillazione anche per l’incertezza su ciò che sarebbe realmente accaduto. A depistare sono state le notizie diffuse nel corso della mattinata. Sui social era stato lanciato un appello a «confondere» le forze di polizia organizzando presidi in diversi punti della città. Secondo queste informazioni uno dei cortei avrebbe dovuto sfilare anche in via Toledo per raggiungere altri gruppi in piazza del Plebiscito ma nulla di ciò è accaduto. Qualche commerciante ha temuto persino per eventuali assalti dopo la manifestazione ma non si è verificato nulla di tutto ciò: a fine corteo solo alcuni ragazzi si sono intrattenuti in piazza Municipio per divertirsi in un allegro girotondo mostrando i cartelli di protesta con il sottofondo musicale. I commercianti del centro che hanno invece deciso di restare aperti ha seguito la protesta via social pronti a tutelare la propria attività in caso di necessità.
Il prefetto
«È stato adottato un dispositivo di sicurezza abbastanza importante in città perché i cittadini vogliono sicurezza e noi dobbiamo fare ogni sforzo possibile per assicurarla» ha commentato il prefetto di Napoli, Michele di Bari. «E di questo devo ringraziare le forze di polizia che con tanta abnegazione stanno lavorando da giorni sia a Napoli che nell’area metropolitana per assicurare la sicurezza di tutti, cittadini e turisti che anche oggi (ieri, ndr) affollano questa straordinaria città», conclude.
Il gruppo social
Il gruppo social in questione è «Movimento 17 ottobre». «Su 2.000 ragazzi presenti nel gruppo, e io ho le prove perché ne faccio parte, tanti di coloro gridavano alla manifestazione violenta, incitando la polizia ad essere dalla nostra parte, perché sono cittadini come lo sono gli operai, i medici e gli insegnati - dice Mattia Esposito - qui a Napoli non sono presenti. Voglio ribadire un concetto fondamentale: noi non siamo scesi in strada per fare la guerra. I ragazzi che sono su questi gruppi non possono oscurare le brave persone e le motivazioni giuste di tanti: le decisioni violente dei pochi».
«Il blocco degli autotrasportatori - commenta Gigi Lista, blogger - ha dimostrato che l’intero sistema traballa e che quella del caro vita non è solo un problema di tutti i cittadini molti dei quali si sono presentati spontaneamente senza bandiere politiche».