«Il “Villaggio della Salute” fa parte delle giornate che avvicinano i cittadini alla Sanità». Le parole di Antonio D'Amore, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di rilievo nazionale “Antonio Cardarelli” di Napoli, descrivono l'importanza di raccontare le buone pratiche e i dati incoraggianti della sanità pubblica in Campania che come «tutto il sistema sanitario pubblico in Italia va difesa con le unghie».
Perché c'è da difendere iniziative come “Salute per tutti”?
«Danno risposte alla narrazione che spesso racconta il servizio sanitario come distante dai bisogni dei cittadini. Le risposte sono nei numeri e nella grande affluenza delle persone agli stand dove noi, del Cardarelli, abbiamo portato soprattutto la rete con le associazioni dei pazienti perché siamo convinti che il dialogo si costruisca insieme. Per la due giorni della Salute, in particolare, puntiamo sulla prevenzione del tumore al seno dando spazio ai nostri primari che sono un punto di riferimento per le donne campane».
Lei è pronto a difendere con le unghie il sistema sanitario italiano?
«Questo weekend di salute in piazza ha messo in risalto la grande partecipazione e voglia di informazione delle persone e, dunque, si capisce, ancora di più, quanto sia importante il nostro sistema sanitario pubblico che non fa differenze tra nessun tipo di cittadino garantendo in maniera universalistica le stesse prestazioni per tutti. Per questo motivo va difeso e incoraggiato, richiedendo anche un intervento dal governo centrale e più finanziamenti. Da parte nostra c'è il massimo impegno per potenziare tutti i servizi e non è un caso che gli ultimi concorsi del Cardarelli siano risultati attrattivi anche per candidati che provengono da fuori regione».
Quali concorsi?
«Siamo orgogliosi che il Cardarelli stia ritornando ad essere attrattivo. L'ultimo concorso che abbiamo fatto per la Ginecologia ha visto la partecipazione di 230 candidati provenienti da tutta Italia, compresa Lombardia, Piemonte e Toscana. Anche il concorso che abbiamo fatto per anestesisti e che espletiamo tra pochi giorni ha visto partecipare 420 candidati, quindi laddove si investe la risposta c'è. Sappiamo che oggi questo presidio si pone sul palcoscenico nazionale come una struttura di tutto rispetto, d'altronde va ricordato che è una struttura di riferimento per Stroke Unit, Trauma Center, per il piede diabetico e Centro Antiveleni, oltre ad essere riferimento europeo per la chirurgia plastica e ricostruttiva».
Tra le novità c'è la ristrutturazione del padiglione C?
«Il Cardarelli è una struttura che ha quasi cento anni ma va avviata verso l'ospedale del futuro. Abbiamo recuperato fondi per rimettere al centro la dignità del paziente e dell'operatore sanitario con la ristrutturazione del padiglione C, liberandolo dalle vecchie interdittive antimafia per restituire al presidio e alla città 150 posti letto. Il cantiere è rimasto bloccato per circa sei anni per una serie di complesse vicissitudini amministrative ed ora, a ottobre 2026, sono iniziati i lavori per dare nuova vita all'edificio che conta una superficie di circa 8000 metri quadrati».
Anche sul tema della violenza il Cardarelli è intervenuto.
«Abbiamo promosso e organizzato un modello con un assistente alla comunicazione e siamo i primi nel sud Italia ad aver inserito gli assistenti sanitari per fornire comunicazioni ai familiari e parenti che si trovano all'esterno del pronto soccorso, Questo dialogo è il primo deterrente anti aggressioni e violenze contro camici bianchi e operatori. Il mio desiderio ora è creare sale di attesa dall'aspetto familiare come un pezzo di casa per seguire l'umanizzazione di cure e ambienti».