Cosa dice l’AI Act sul riconoscimento facciale e cosa è vietato fare

Introduzione

L’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale di persone in luoghi pubblici sta accendendo la politica italiana. Dopo le tensioni tra maggioranza e opposizione su uno schema di decreto legislativo in materia, la Commissione Ue ha ribadito che in linea generale “il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dall’AI Act. Non vogliamo che con l'IA ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili, quindi questo è un chiaro divieto". E da Roma fonti del governo hanno chiarito che sul tema “l'Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall'AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all'Autorità giudiziaria". Ma cosa prevede nel dettaglio l’AI Act sui “sistemi di identificazione biometrica remota”?

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Quello che devi sapere

Che cos’è l’AI Act e cosa vieta

Intanto, è necessario partire da cosa sia l’AI Act: si tratta del regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l'uso responsabile dell'intelligenza artificiale. All’interno del documento è previsto un intero capitolo, il secondo, dedicato alle pratiche legate all’intelligenza artificiale che sono vietate. All’articolo 5 in particolare sono trattate tutte una serie di potenziali attività, tra le quali è citato anche il riconoscimento facciale: il testo infatti fissa diversi paletti che è necessario rispettare.

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Il nodo del riconoscimento facciale

Prima di approfondirli, però, è necessario sapere che proprio il riconoscimento facciale è stato tra i temi più controversi durante l'iter della legge europea sull'intelligenza artificiale: c’è stato infatti uno scontro tra chi chiedeva il divieto della sorveglianza biometrica negli spazi pubblici e chi invece riteneva necessario mantenere margini di utilizzo per esigenze di sicurezza. Il Parlamento europeo in particolare aveva sollecitato un divieto permanente del riconoscimento automatizzato delle persone negli spazi pubblici.

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Lo scontro e il compromesso

Durante il negoziato che ha portato all’entrata in vigore dell'AI Act il 2 agosto 2024 (almeno in parte), il tema è rimasto uno dei principali punti di scontro tra Parlamento, Commissione e Stati membri fino al compromesso raggiunto nel testo definitivo del regolamento. Tanto che le norme sull'identificazione biometrica sono divenute attuabili nel febbraio del 2025: il testo definitivo - che è stato poi ulteriormente emendato tra fine 2025 e 2026 per includere in questa sezione alcune disposizioni sui deepfake, anche a sfondo sessuale - adotta un approccio basato sul livello di rischio dei sistemi di intelligenza artificiale.

Cosa dice l’articolo 5

Dunque l’articolo 5 comma 1 lettera h) prescrive che è vietato “l'uso di sistemi di identificazione biometrica remota ‘in tempo reale’ in spazi accessibili al pubblico a fini di attività” di polizia. Questo è valido “a meno che, e nella misura in cui, tale uso sia strettamente necessario per uno degli obiettivi seguenti:

  • la ricerca mirata di specifiche vittime di sottrazione, tratta di esseri umani o sfruttamento sessuale di esseri umani, nonché la ricerca di persone scomparse;
  • la prevenzione di una minaccia specifica, sostanziale e imminente per la vita o l'incolumità fisica delle persone fisiche o di una minaccia reale e attuale o reale e prevedibile di un attacco terroristico;
  • la localizzazione o l'identificazione di una persona sospettata di aver commesso un reato, ai fini dello svolgimento di un'indagine penale, o dell'esercizio di un'azione penale o dell'esecuzione di una sanzione penale per i reati” previsti da un allegato all’AI Act e che devono essere puniti “con una pena o una misura di sicurezza privativa della libertà della durata massima di almeno quattro anni”.

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Il riconoscimento facciale e le eccezioni previste

Dunque come visto il regolamento vieta come regola generale l'identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico per finalità di contrasto alla criminalità. Ci sono però delle eccezioni, che sono disciplinate dai successivi commi dell’Articolo 5 (dal 2 all’8). In particolare è previsto che l'uso eccezionale di questi strumenti deve essere necessario e proporzionato e soggetto ad autorizzazione preventiva da parte di un'autorità giudiziaria o amministrativa indipendente, la cui decisione è vincolante.

La necessità di richiedere l’autorizzazione

Inoltre in caso di urgenza “debitamente giustificata”, l'autorizzazione può essere richiesta entro 24 ore. Però “se tale autorizzazione è respinta, l'uso è interrotto con effetto immediato e tutti i dati nonché i risultati e gli output di tale uso sono immediatamente eliminati e cancellati”. Inoltre l’uso dell'identificazione biometrica remota in tempo reale deve essere notificato all'autorità di vigilanza del mercato e all'autorità garante della protezione dei dati competenti.

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Cosa cambia per le persone indagate

Infine, è necessario ricordare che è diversa la disciplina dell'identificazione biometrica remota di soggetti già indagati, cioè effettuata sulla base di materiale d’indagine raccolto in precedenza. L'AI Act la classifica infatti come sistema ad alto rischio (quindi non la vieta), ma il suo uso richiede l'autorizzazione preventiva da parte di un'autorità giudiziaria o amministrativa, e anche la notifica all'autorità competente in materia di protezione dei dati e di vigilanza sul mercato.

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