la donna è indagata insieme al marito Jacques per il rogo del Constellation ed è costretta a rimanere nella sua abitazione
Jessica Moretti, la proprietaria del Constellation, il discobar di Crans-Montana divorato dalle fiamme lo scorso Capodanno, potrebbe presto ottenere un’indennità giornaliera per aver perso dei guadagni a causa dell’incendio che ha provocato 41 morti e 115 feriti, di cui sei giovanissimi italiani.
La pratica, secondo la legge svizzera per gli infortuni sul lavoro, è al vaglio dell’assicurazione Zurich che, in una lettera riportata nel dossier dell’indagine, ha chiesto alla procura del Cantone del Vallese il nulla osta per l’eventuale versamento, che è stato accordato.
Chi sono i Moretti, proprietari del Constellation
La donna e il marito Jacques sono i principali indagati nell’inchiesta sul rogo con l’accusa di omicidio, lesioni e incendio colposi. Jessica è sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di firma e deve rimanere nella sua abitazione di Lens. A pochi chilometri da Crans.
Suo marito si trova dallo scorso 11 agosto in carcere con l’accusa di violenze nei suoi confronti e ci rimarrà, secondo quanto disposto dal tribunale, almeno fino all’11 novembre. In un rapporto della polizia del cantone, incaricata di sorvegliare sul rispetto delle restrizioni applicate a Jessica, viene segnalato che la donna ha espresso delle preoccupazioni, in vista delle festività di fine anno e dell’anniversario del rogo, «ritenendo che i media saranno di nuovo attivi su questa vicenda» e temendo «eventuali atti isolati da parte di parenti delle vittime». Nel documento riportato dall’Agi del 23 settembre depositato insieme agli atti dell’indagine Jessica Moretti dice di aver ricevuto «insulti da una donna dell’Haut-Plateau, minacce proferite sui social network» e di temere «la presenza di giornalisti davanti alla scuola di suo figlio a Lens».
La situazione di Jessica Moretti
Jessica Moretti nella sua tenuta di Lens si comporta come un’indagata modello. «Jessica Maric Moretti viene contattata tramite videochiamata su WhatsApp dal responsabile di turno della BTA di Sierre, ogni due giorni, a orari casuali, a seconda della nostra disponibilità – si legge nel documento visionato dall’Agi -. Ha sempre risposto alle nostre chiamate e ha sistematicamente potuto confermare la sua presenza mostrandoci la sua abitazione o un altro luogo noto nella regione. In diverse occasioni, per confermare la sua presenza, ci ha anche trasmesso la sua posizione in tempo reale tramite l’applicazione WhatsApp. Continua inoltre a comunicarci le informazioni relative ai suoi spostamenti quando deve recarsi dai suoi avvocati a Ginevra. Ci informa sistematicamente in anticipo dei suoi appuntamenti affinché ne siamo informati e possiamo, se necessario, trasmettere tali informazioni alla centrale operativa, al fine di evitare l’attivazione di pattuglie destinate a effettuare controlli».
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