Creatina e cancro, l’effetto sorpresa: l’integratore dei bodybuilder contro i tumori

Maddalena Bonaccorso

16 Luglio 2026 – Lettura: 4 minuti

Nuove ricerche mostrano che la creatina, nota come integratore per gli sportivi, potrebbe rafforzare la risposta del sistema immunitario contro i tumori. Gli studi sono ancora preclinici, ma aprono scenari inediti per il futuro dell’immunoterapia oncologica.

La creatina, sostanza conosciuta soprattutto come integratore per aumentare forza e massa muscolare potrebbe diventare, in futuro, un alleato dell’immunoterapia contro il cancro. È la conclusione di uno studio della University of California di Los Angeles (UCLA), pubblicato sulla rivista iScience, secondo cui la creatina sarebbe in grado di potenziare l’attività delle cellule dendritiche, le “sentinelle” del sistema immunitario che orchestrano l’attacco dei linfociti contro il tumore. Nei modelli sperimentali, l’integrazione di creatina ha rallentato la crescita del melanoma e rafforzato la risposta immunitaria antitumorale. I risultati sono promettenti, ma riguardano esclusivamente esperimenti condotti su cellule e modelli animali: è quindi troppo presto per parlare di un nuovo trattamento per i pazienti oncologici. La notizia sorprende perché ribalta l’immagine che da anni accompagna la creatina. Da integratore simbolo delle palestre e del bodybuilding, oggi questa molecola entra nei laboratori di oncologia, dove gli scienziati stanno cercando nuovi modi per rendere più efficace l’immunoterapia, una delle grandi rivoluzioni nella cura dei tumori.

Come agisce la creatina sulle cellule del sistema immunitario

L’aspetto più innovativo della ricerca riguarda il modo in cui la creatina viene utilizzata dalle cellule dendritiche. Gli scienziati hanno scoperto che, quando queste cellule entrano in azione per riconoscere un tumore, aumentano l’espressione di una proteina chiamata SLC6A8, il principale trasportatore della creatina all’interno della cellula. È un passaggio fondamentale, perché permette di accumulare una riserva di fosfocreatina, la molecola che consente di rigenerare rapidamente l’ATP, il “carburante” indispensabile per tutte le attività cellulari. Grazie a questa disponibilità energetica, le cellule dendritiche riescono a maturare più efficacemente, a presentare gli antigeni tumorali ai linfociti T e ad attivare una risposta immunitaria più intensa contro il cancro. Nei modelli sperimentali, quando il trasportatore della creatina veniva inattivato, la capacità delle cellule dendritiche di coordinare l’attacco contro il tumore si riduceva sensibilmente; al contrario, l’integrazione di creatina ne potenziava la funzione e, associata agli anticorpi anti-PD-1, sembrava amplificare l’efficacia dell’immunoterapia contro il melanoma. Si tratta di risultati ancora limitati alla fase preclinica, ma che rafforzano l’ipotesi secondo cui intervenire sul metabolismo delle cellule immunitarie possa rappresentare una nuova strategia per rendere più efficaci le cure oncologiche del futuro.

Creatina e cancro: una ricerca promettente, ma la prudenza resta d’obbligo

Come spesso accade nella ricerca oncologica, tra un risultato ottenuto in laboratorio e una nuova terapia per i pazienti il percorso è lungo. Al momento non esistono studi clinici sull’uomo che dimostrino un beneficio della creatina contro i tumori, né le principali società scientifiche ne raccomandano l’utilizzo con finalità antitumorali. La sostanza è già nota per il suo buon profilo di sicurezza quando impiegata correttamente come integratore alimentare, ma questo non significa che possa essere assunta per aumentare l’efficacia delle terapie oncologiche. I prossimi anni serviranno a capire se il suo impiego potrà affiancare l’immunoterapia in specifiche categorie di pazienti o se il meccanismo osservato nei modelli sperimentali non troverà conferma nella pratica clinica. Nel frattempo, il valore della scoperta è soprattutto un altro: dimostrare che la battaglia contro il cancro non si gioca soltanto con farmaci sempre più sofisticati, ma anche comprendendo come sostenere dal punto di vista metabolico il sistema immunitario. Gli stessi ricercatori invitano a non alimentare aspettative premature. I risultati ottenuti derivano infatti da esperimenti su modelli animali e su cellule umane coltivate in laboratorio e, allo stato attuale, non dimostrano che l’assunzione di creatina possa aumentare l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti con tumore. Il prossimo passo sarà verificare se questo effetto possa tradursi in un beneficio clinico attraverso studi sull’uomo. L’ipotesi è che, in futuro, la creatina possa essere impiegata come supporto alle terapie immunologiche già disponibili, in particolare in associazione agli inibitori di PD-1 e PD-L1, farmaci che hanno rivoluzionato il trattamento di diversi tumori e con i quali, nei modelli preclinici, è stata osservata una potenziale azione sinergica. È questo il vero cambio di prospettiva. Per oltre un secolo la creatina è stata studiata quasi esclusivamente per il suo ruolo nei muscoli; oggi la stessa molecola viene osservata attraverso una lente completamente diversa. Se un domani entrerà davvero nell’arsenale dell’oncologia lo diranno soltanto gli studi clinici. Ma il fatto che un integratore associato da sempre a palestre, pesi e performance atletiche sia finito al centro della ricerca sul cancro racconta meglio di qualsiasi slogan quanto la medicina moderna sia capace di trovare nuove strade in molecole che sembravano aver già detto tutto.