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sabato 5 settembre 2026, 01:00
ANCONA - Un’ondata di cerchiobottismo sta investendo la città. Sito vince, sito perde: se non si trattasse di un tema delicato come quello della cremazione dei defunti, si potrebbe pensare che il Comune abbia deciso di dilettarsi con un sadico gioco delle tre carte. Il nodo gordiano è sempre lo stesso: dove realizzare il tanto contestato forno crematorio? Dopo lo stop al sito di Tavernelle - scelta fatta nel 2024 e rimangiata il 3 gennaio scorso con un post in notturna dal sindaco Daniele Silvetti - ora è iniziata la taranta su quello di Bolignano: «Sì, si fa». «Si fa, ma non è detto che sia lì». «Non lo so se si fa, non chiedete a me, io non c’ero. E se c’ero, dormivo».

Il teatrino
Uno spettacolo poco edificante a cui ieri, in consiglio comunale, si è aggiunto un nuovo atto. Incalzato dalle opposizioni, il solitario assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini - il primo cittadino era opportunamente a Roma - si è trovato costretto ad abbozzare una spiegazione ai limiti del surrealismo (dicono che Dalì e Magritte fossero tra il pubblico a prendere appunti): «L’Amministrazione continua a valutare una serie di siti e di possibilità, anche in un’ottica di area vasta per poter dare risposte alle esigenze di un territorio come quello del comune di Ancona. Ma a questo punto, anche di un’area più vasta per quella che è la richiesta della cremazione delle salme». Un virtuosismo verbale durante il quale gli attoniti spettatori - compresi i delegati del comitato del no di Bolignano - si sono guardati tra loro con un punto interrogativo dipinto sul volto: «Ma quindi dov’è che lo vogliono fare?». Sulla definizione di «area vasta» applicata ad un forno crematorio, verranno consultati degli aruspici. Ma al netto delle dichiarazioni ufficiali - e, probabilmente, pure poco condivise da un assessore del fare come Tombolini - c’è dietro tutto un substrato di detto-non detto che lega con un filo rosso Palazzo del Popolo a Palazzo Raffaello, Comune a Regione. Perché la filiera dà e la filiera toglie. Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quel 3 gennaio 2026, quando Silvetti decide di vergare un post a tarda ora con il quale fa scorrere i titoli di coda sul progetto a Tavernelle. Qualcuno può aver pensato che fosse stata la notte a portare consiglio, dopo la forte opposizione del popoloso quartiere: in realtà, la ragione appare molto più prosaica. Il niet a Tavernelle è figlio di una moral suasion - andiamo di eufemismi - del governatore Francesco Acquaroli, che aveva visto montare la protesta fino al suo palazzo. «Ma com’è venuto in mente al Comune di Ancona di realizzare un’opera del genere in mezzo alle case?», si ragionava allora a Palazzo Raffaello. La filiera regionale ha dunque iniziato a lavorare ai fianchi di Silvetti che, prima di Capodanno, è capitolato davanti al generale Acquaroli: «Obbedisco».
Commedia in due atti
Perché al governatore tutto puoi dire, tranne che non capisca di politica: il palmares elettorale che ha inanellato in 6 anni lo testimonia. Se ti dice che non è il caso di fare il forno crematorio a Tavernelle perché c’è il rischio di ritrovarsi 4 quartieri con torce e forconi sotto casa, oltre a mandare in fumo un importante pacchetto di voti, tu lo ascolti. E così ha fatto Silvetti, pedissequo. Ecco allora che arriviamo ai giorni nostri e al surreale gioco delle tre carte di ieri. Nei corridoi di Palazzo del Popolo monta il malcontento: nell’Amministrazione c’è chi dice di aver visto allungarsi di nuovo la longa manus della Regione sulla scelta di Bolignano. «Da Palazzo Raffaello hanno caldamente invitato tutti a rinviare le decisioni scomode a dopo maggio 2027», alzano le braccia in Comune. E perché proprio quella data? Facile: è altamente probabile che la chiamata alle urne per le Politiche cada in quel lasso temporale. Bisogna stare concentrati e lavorare ventre a terra per prendere voti, non per perderli: la riconferma di Meloni a Palazzo Chigi non può essere messa in discussione. Una perenne campagna elettorale che, facciamo notare, andrà avanti per altri quattro anni. Nel 2028 torna al voto Ancona: figuriamoci se Silvetti si vorrà inimicare parte della città proprio sulla soglia di una agognata riconferma. Arriviamo così al 2029, quando ci saranno le Europee e, dulcis in fundo, al 2030, anno delle Regionali. Un loop diabolico che paralizza ogni sussulto di operatività. Se a dettare l’agenda comunale sono le scadenze elettorali, il forno crematorio non lo vedremo mai. Intanto, il 42% degli anconetani che vorrebbe essere cremato, potrà continuare a migrare verso Fano, Ascoli e San Benedetto, dove i crematori sono già in funzione da anni senza tante storie né problemi. A seppellire i nostri morti penserà, invece, l’ondata di cerchiobottismo.
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