L’ultimo anno all’Al Nassr non serve più soltanto a inseguire record e trofei: per il portoghese ogni partita alimenta un impero costruito sulla sua immagine. Il traguardo dei mille gol diventa così l’ultimo grande numero da trasformare in valore, mentre il confronto con Messi rende più evidente ciò che il marketing non può controllare
L'esordio di Cristiano Ronaldo nella nuova stagione con l’Al Nassr campione d’Arabia, l’ultimo anno di contratto della sua lunga e vincente carriera, è arrivato oggi, venerdì 21 agosto, dopo aver saltato le prime due partite, una di campionato e una di coppa, che si sono giocate a ridosso del matrimonio con Georgina Rodriguez dell'11 agosto.
Di quella partita, la prima dell’ultima stagione della carriera del 41enne, fuori dall'Arabia Saudita non resterà quasi niente: un risultato in fondo a una schermata (0-4) e una clip da 15 secondi con un gol di Cristiano Ronaldo, il primo della nuova stagione, che nel formato in cui il pubblico globale consuma il calcio è quasi indistinguibile da un gol al Bernabéu, con la stessa inquadratura da bordo campo e lo stesso atleta che atterra allargando le braccia.
Ronaldo non può smettere e la ragione riguarda l'economia molto più dell’eredità sportiva. Da quando nel gennaio 2023 è arrivato a Riad, il rapporto tra il fuoriclasse e l'azienda che porta il suo nome si è rovesciato. I campioni-azienda che lo hanno preceduto nel mondo del calcio, da Beckham in avanti, vendevano un'immagine costruita sulle prestazioni: il campo produceva valore e il marketing lo incassava.
Qui il flusso va nella direzione opposta, perché le prestazioni hanno smesso di essere il prodotto e sono diventate la materia prima di un impero che ha bisogno di lui in campo, dato che sul mercato dell'attenzione un ex vale una frazione di un giocatore in attività. Giocare, per Ronaldo, è ormai la pubblicità di sé stesso.


Il millesimo gol come traguardo monetizzabile
Il trasferimento in Arabia, letto così, è stato un riposizionamento di mercato, e si reggeva su un'intuizione esatta: il campionato saudita abbassava il livello dell'avversario senza affossare quello del contenuto. Le differenze tecniche su un campo da calcio sono enormi ma dentro lo schermo di uno smartphone si assottigliano fino a sparire, e su quel secondo campo Ronaldo resta imbattibile, visto che è la persona più seguita del pianeta sui social ed è il primo calciatore della storia diventato miliardario, con un patrimonio che Forbes stima in 1,2 miliardi di dollari e 4 anni consecutivi da atleta più pagato al mondo. Il declino tecnico esiste, quindi, ma viene consumato in una forma che non lo registra.
Dentro questa logica va letto anche l'obiettivo che accompagna la stagione al via. Ronaldo è fermo a 976 gol in carriera tra club e nazionale maggiore e nell'ultimo campionato ne ha segnati 30 in 37 partite, il che significa che quota mille cade quasi certamente entro maggio, cioè dentro l'ultimo anno del contratto che lo lega all'Al Nassr fino all'estate 2027.
Quel numero tondo, memorizzabile e monetizzabile, prova a spostare la definizione stessa di eredità sportiva dal terreno dei verdetti a quello della contabilità: chi arriva a mille gol può fare a meno di avere vinto un Mondiale, perché ha una cifra che spiega da sola l’impatto sullo sport più popolare del mondo.


Il terreno perso rispetto a Messi
I grandi tornei per nazionali sono l'unica revisione dei conti che il brand CR7 non controlla. Il 6 luglio, a Dallas, il Portogallo è uscito agli ottavi con un gol di Merino al 91' e Ronaldo ha chiuso la sua ultima partita a un Mondiale toccando 19 palloni, da secondo giocatore più anziano del torneo. Alla vigilia aveva liquidato le domande sul proprio futuro in nazionale dicendo ai giornalisti che smetterà quando lo deciderà lui e non quando lo decideranno loro.
Alla fine della partita ha spiegato che quello era stato il suo ultimo Mondiale e che avrebbe avuto tempo per pensare al resto, per stare con la famiglia e per non prendere decisioni affrettate. Il Portogallo tornerà in campo a settembre e sull'addio alla maglia che ha vestito 233 volte Ronaldo non ha detto nulla di nuovo.
C'è poi il confronto che il pubblico fa comunque e che l’ultimo Mondiale ha reso più crudele di quanto fosse a giugno. Lionel Messi, di 2 anni e 4 mesi più giovane, è diventato il giocatore di movimento più anziano ad avere disputato una finale dei Mondiali, ha trascinato l'Argentina fino all'ultimo atto e lì si è fermato, battuto ai supplementari dalla Spagna e superato da Kylian Mbappé nel primato di marcatore all-time del torneo. Ha perso da protagonista, che nel bilancio della memoria vale più di un'uscita agli ottavi.
L'uomo che ha costruito la propria immagine sul lavoro quotidiano e sulla disciplina del corpo si ritrova scavalcato, nella vecchiaia sportiva, da quello che l'aveva costruita prima di tutto sul talento.


La fine prima o poi arriverà
Intanto, poche settimane fa è stata annunciata una serie televisiva britannica sul mondo dei procuratori, con Ronaldo produttore esecutivo e attore accanto a Damian Lewis, prodotta da UR Marv Studios, la società che ha fondato l'anno scorso con il regista Matthew Vaughn. È l'infrastruttura che si prepara al momento in cui la materia prima smetterà di essere prodotta, ed è anche il motivo per cui quel momento continua a essere rinviato.
Resta da capire se sia un caso isolato o soltanto il primo, visto che la generazione di Lamine Yamal è nata dentro questo sistema e non ne conosce altri.
© Riproduzione riservata