Made in Italy e vincoli UE, Lollobrigida sbotta: «Regolamenti farneticanti» - Il video

Le dichiarazioni dal Meeting di Rimini: «Senza l'Italia e senza la sua cultura artistica e imprenditoriale l'Europa non andrà da nessuna parte»

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Dure critiche alle politiche europee sono state espresse dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, durante l’incontro “Fatto bene, tutti i giorni” organizzato in collaborazione con la Compagnia delle Opere al Meeting di Rimini. Il ministro ha definito «farneticanti» le norme comunitarie, accusando la burocrazia di Bruxelles di penalizzare le imprese italiane rispetto ai concorrenti extra-UE.

«Imposta una tecnocrazia ai paesi membri e non a Usa o Cina»

Bruxelles impone «una tecnocrazia impone le sue scelte dove può: non certo in Cina o negli Stati Uniti, ma nei suoi Paesi membri e in Italia in particolar modo. Senza l’Italia e senza la sua cultura artistica e imprenditoriale l’Europa non andrà da nessuna parte», ha sottolineato il ministro. Le considerazioni di Lollobrigida sulle politiche europee erano state precedute da quelle, altrettanto critiche, degli altri ospiti: Denis Amadori, amministratore delegato Gruppo Amadori; Stefano Berni, direttore generale Consorzio Grana Padano; Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento; Maurizio Gardini, presidente Confcooperative e presidente Conserve Italia; Cristina Scocchia, amministratore delegato Illycaffè. Ha moderato Alessandro Bracci, vicepresidente della Compagnia delle Opere e presidente e amministratore delegato di Teddy S.p.a.

«L’Ue ci serve, ma senza Italia non va da nessuna parte»

«L’Europa è vero che ci serve, però senza Italia non va da nessuna parte perché siamo il patrimonio culturale che è alla radice di questo organismo di carattere internazionale che deve tornare a corrispondere alle esigenze dei popoli, non dei tecnocrati, che evidentemente a Bruxelles spesso non hanno coscienza di quello che è il loro compito. Noi abbiamo lavorato in questo senso».L’Europa dei Trattati di Roma del 1957, ha osservato il ministro, «tendeva alla prosperità e attraverso la prosperità, la ricchezza, creava quella forza capace poi di incidere anche negli scenari geopolitici. L’Europa di oggi è un’altra cosa, si è indebolita, si è concentrata nel creare una serie di meccanismi autoreferenziali delle tecnocrazie che impongono scelte dove possono imporle, non a livello mondiale», ma solo «ai nostri imprenditori» che hanno per questo difficoltà nel mercato globale.

(video Fosca Bincher per Open)