Da ex opificio a rifugio d’autore tra colore e design: come far prendere forma alla casa dei propri sogni

Una scelta di libertà ha reso l’abitazione dell’architetta Selina Bertola a Città Studi, Milano, un mosaico di ambienti, ricordi e suggestioni in continua evoluzione

Ci sono case che colpiscono per la perfezione delle proporzioni e altre che conquistano perché raccontano una storia. Cescolina² appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È la casa di Selina Bertola, architetta e fondatrice di Nomade Architettura e Interior Design, uno spazio in continuo divenire dove ogni ambiente riflette un frammento della sua personalità, delle sue esperienze e dei suoi affetti. Un luogo che sfugge alle definizioni e agli stili precostituiti, costruito con la stessa curiosità con cui Selina guarda il mondo e affronta ogni progetto.

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Originaria del Lago Maggiore, Selina Bertola si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, per poi proseguire gli studi a Londra e arricchire il proprio percorso professionale con esperienze internazionali tra Regno Unito, Francia e Svizzera. Un bagaglio che le permette di confrontarsi con approcci e culture progettuali differenti, ma senza mai perdere un obiettivo molto chiaro. «Ho sempre saputo che sarei tornata in Italia per aprire il mio studio», racconta.

Così, nell'estate del 2010, nasce Nomade Architettura e Interior Design, con sede nel cuore dei Navigli, a Porta Genova. Il nome racchiude già la filosofia dello studio: un'identità aperta, capace di muoversi tra luoghi, linguaggi e tipologie progettuali diverse. Oggi Nomade segue interventi residenziali, retail, showroom, hospitality e spazi commerciali sia in Italia sia all'estero, mantenendo quella vocazione internazionale che ha accompagnato Selina fin dall'inizio della sua carriera.

C'è però un'altra caratteristica che lo rende unico: il team è composto esclusivamente da donne. Una scelta che, precisa l'architetta, non è mai stata programmata. «Quando mi chiedono se l'ho fatto apposta rispondo sempre di no. È successo naturalmente perché, durante i colloqui, vedevo nelle candidate quella scintilla in più, quella voglia e quella grinta che cercavo. Non era una questione di genere. Poi, col tempo, è diventata anche quella.»

Oggi sono ventidue professioniste a lavorare insieme in un ambiente che Selina descrive come sereno, collaborativo e capace di lasciare spazio alla crescita personale di ciascuna. Un motivo di orgoglio, soprattutto in un settore che continua a essere prevalentemente maschile. Quella stessa libertà che guida il suo modo di lavorare si ritrova anche nella casa in cui vive. «Trovare la casa dei propri sogni è difficilissimo», confessa sorridendo.

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Quando scopre questo ex opificio in Città Studi trasformato in abitazione, il progetto di recupero era già stato avviato. Gli spazi, però, non le appartenevano ancora. Così decide di ripensarne completamente gli interni, trasformandoli in un racconto personale. Oggi Cescolina² è una casa che ama profondamente. Non solo per la luce o per gli spazi, ma per l'energia che riesce a trasmettere.

L'abitazione si sviluppa su 300 metri quadrati disposti su quattro livelli collegati da una scenografica scala scultorea che si affaccia su una grande vetrata inclinata. È questo l'elemento che definisce l'intero progetto: una quinta trasparente che accompagna lo sguardo e lascia entrare la luce naturale, trasformandola nel vero materiale dell'architettura.

L'impressione è quella di una casa stratificata, ricca di prospettive e di scorci, dove ogni piano costruisce un'atmosfera differente pur restando parte di un insieme perfettamente armonico. Una moderna reinterpretazione della domus romana, organizzata attorno a un cuore centrale che qui prende la forma di un sistema di vetrate affacciate l'una sull'altra. «Non volevo imporre uno stile preciso. Volevo che la casa avesse la libertà di evolvere nel tempo.»

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Ed è proprio questa libertà il filo conduttore del progetto. Nulla appare rigido o definitivo. Ogni ambiente possiede una propria identità, ma dialoga costantemente con gli altri attraverso richiami cromatici, materiali e oggetti. Selina racconta di aver immaginato la casa come una città. «L'ho pensata un po' come Londra. Ogni quartiere ha una personalità molto forte – come la City o Notting Hill – ma insieme costruiscono un'unica città.» Una metafora che descrive perfettamente l'atmosfera degli interni.

L'ingresso accoglie con uno spazio a doppia altezza dove la luce incontra superfici materiche e dettagli decorativi dal carattere deciso. Sullo stesso livello trovano posto la camera padronale, quella dei bambini e un piccolo bagno ospiti, trasformato in una scatola scenografica grazie alla carta da parati Teatro di Fornasetti.

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Al piano superiore la cucina aperta si organizza attorno a una grande isola rivestita in marmo Statuario. Le linee sono essenziali, ma il rigore viene subito alleggerito dal grande tavolo blu realizzato su disegno, che dialoga con il terrazzo esterno e con fotografie, illustrazioni e opere distribuite sulle pareti. Anche qui il colore diventa linguaggio, senza mai risultare invadente.

Scendendo lungo la scala si raggiunge forse l'ambiente più sorprendente della casa: la zona TV. Qui la palette cambia completamente e lascia spazio a un'atmosfera immersiva, costruita attorno alla monumentale carta da parati Hermès illustrata da Kevin Lucbert. I divani Togo di Ligne Rose color viola, la poltrona gialla, il tappeto marocchino con inserti fucsia e la libreria disegnata su misura costruiscono uno spazio ricco, caldo e avvolgente, dove texture, colore e luce convivono in perfetto equilibrio.

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Separato da una grande vetrata, ma sullo stesso livello, si trova lo studio personale dell'architetta. L'atmosfera qui cambia ancora: diventa più raccolta, quasi domestica. È il luogo della memoria, costruito attraverso oggetti recuperati negli anni e pezzi di famiglia che raccontano una storia prima ancora che un gusto estetico.

C'è il divano della bisnonna, la vecchia cassetta delle lettere proveniente dalla casa sui Navigli, una lampada di Murano appartenuta a una zia. Oggetti che non sono stati scelti per il loro valore economico, ma per quello affettivo. Lo stesso vale per alcuni dei pezzi a cui Selina è più legata.

«La poltrona gialla di Mario Bellini per B&B Italia l'ho trovata per strada. Qualcuno l'aveva buttata. L'ho riconosciuta, l'ho recuperata e fatta rifoderare.» E poi c'è un vecchio tecnigrafo del Politecnico di Milano, salvato dall'oblio e trasformato in tavolo grazie a un nuovo piano in vetro.

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«Gli oggetti a cui tengo di più non sono necessariamente quelli dei grandi brand. Sono quelli che mi hanno accompagnata negli anni e che raccontano qualcosa della mia storia

È forse questo l'aspetto più autentico di Cescolina². Non la somma di pezzi iconici, di carte da parati preziose, di marmi o di arredi su misura, ma la capacità di far convivere tutto senza ostentazione. Marmi, tessuti, superfici colorate, vintage e design contemporaneo si intrecciano con naturalezza, costruendo ambienti ricchi ma mai eccessivi, sofisticati ma profondamente vissuti.

La casa restituisce la sensazione di poter cambiare ancora, di accogliere nuovi ricordi senza perdere il proprio equilibrio. Una qualità rara, che riflette perfettamente il modo di progettare di Selina Bertola: colto, istintivo e aperto alle contaminazioni.

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Non sorprende allora che abbia deciso di aprire le porte di Cescolina² al pubblico aderendo al progetto Open House, l’evento diffuso che permette di visitare case e studi altrimenti inaccessibili. Ma questa non è semplicemente una casa da osservare, è un inno alla libertà. L'architettura, quando nasce dall'esperienza e dalla memoria, può trasformarsi nel più personale dei racconti.