Daniel Tafa morto in fabbrica a 22 anni trafitto da una scheggia. La mamma: «Tragedia evitabile. Chi ha 'voluto' sbagliare deve pagare»

MANIAGO - «Leggere nero su bianco che tuo figlio potrebbe essere qui con te solo se fossero state prese le giuste precauzioni fa male. Malissimo. È come se Daniel fosse morto una seconda volta». È uno sfogo carico di dolore quello affidato ai social da Donika Tafa, madre di Daniel, il giovane morto il 25 marzo dello scorso anno in un tragico incidente sul lavoro nell’azienda dove lavorava a Maniago. Parole scritte all’indomani della diffusione degli esiti delle indagini, che ipotizzano gravi carenze nelle misure di sicurezza adottate nel luogo in cui il ragazzo perse la vita. 

Nel lungo messaggio pubblicato su Facebook, la donna racconta un dolore che non si è mai attenuato. «Da quel giorno drammatico ho smesso di dormire. Ogni momento c’è una parte dentro di me che spera di vederlo entrare in casa come se nulla fosse successo. So che non potrà succedere, ma il mio cuore di mamma ci spera lo stesso». Un racconto che restituisce tutta la disperazione di una madre costretta a convivere con un’assenza diventata parte della quotidianità. Ma nello stesso tempo emerge con forza anche la richiesta di giustizia. «Cosa vorrei? Che chi ha voluto sbagliare paghi. Ripeto: ha voluto sbagliare». Un’affermazione che richiama quanto sembra essere emerso dall’inchiesta, secondo cui la tragedia sarebbe stata evitabile se fossero state adottate le necessarie misure di prevenzione. Donika Tafa confessa anche di aver provato sentimenti che qualsiasi genitore potrebbe comprendere, pur prendendone subito le distanze. «Se fossi cattiva augurerei la perdita di un figlio per capire davvero. Ma è un male così orribile che non lo voglio augurare a nessuno, neanche a un nemico. Nemmeno a chi ha ucciso il mio Daniel». Le ultime righe del messaggio sono una promessa al figlio 22enne che non c’è più. «Vita mia, mamma non avrà pace finché la giustizia verrà fatta». Parole accompagnate da emoticon che esprimono il dolore di una perdita ancora insanabile e dalla fotografia che ritrae madre e figlio insieme in un momento felice. Lo sfogo ha raccolto in poche ore decine di messaggi di vicinanza e solidarietà. Amici, conoscenti e semplici cittadini hanno espresso il proprio sostegno alla famiglia, condividendo il desiderio che venga fatta piena luce sulle responsabilità dell’incidente. 

A quasi un anno e mezzo dalla morte di Daniel, il dolore resta immutato. Per la famiglia il tempo non ha alleviato la ferita, mentre il percorso giudiziario - i genitori si sono affidati all’avvocato Fabiano Filippin - entra in una fase decisiva. E proprio alla magistratura la madre affida oggi la speranza di ottenere quelle risposte che, pur non potendo restituirle il figlio, possano almeno dare un senso alla richiesta di verità e giustizia che accompagna ogni suo giorno dal 25 marzo del 2025.