ROVIGO - Un agguato mortale, organizzato per vendicare un pestaggio avvenuto due sere prima. Ma non un omicidio premeditato. È questa la linea tracciata ieri mattina dal pubblico ministero Maria Cecilia Rebecchi davanti alla Corte d'Assise di Rovigo, al termine della requisitoria per l'omicidio di Amine Gara. Per la Procura quella del 19 luglio 2025 fu una spedizione punitiva preparata e messa in atto da un gruppo di pakistani, consapevoli del rischio che quell'azione potesse costare una vita, ma senza gli elementi giuridici necessari per sostenere l'aggravante della premeditazione. Da qui le richieste di condanna per tutti e sette gli imputati, con pene comprese tra i 15 e i 24 anni di reclusione.
L’udienza
È stato questo il momento centrale dell'udienza celebrata ieri mattina, durante la quale il pubblico ministero ha ripercorso punto per punto quanto emerso nel corso dell'istruttoria. Una ricostruzione che conferma la tesi sostenuta dalla Procura fin dall'inizio: quella sera ai giardini delle Due Torri non esplose una rissa, ma si consumò un'azione organizzata da un gruppo che aveva deciso di regolare i conti con alcuni tunisini dopo quanto accaduto quarantotto ore prima.
Secondo l'accusa, infatti, tutto avrebbe avuto origine dall'aggressione subita da un giovane pakistano, picchiato e ferito da due nordafricani nella notte tra il 17 e il 18 luglio. Da quel momento sarebbe iniziata la ricerca di connazionali disposti a partecipare alla rappresaglia. Una spedizione punitiva costruita nel giro di poche ore, fino all'incontro del 19 luglio sotto le mura del castello, dove il gruppo avrebbe individuato e assalito le vittime.
Il fatto
A perdere la vita fu Amine Gara, tunisino di 22 anni, raggiunto da violentissimi colpi inferti con una bottiglia rotta e morto poco più tardi in ospedale. Gravemente ferito anche l'amico Mohamed, trentenne, colpito al fegato e salvato grazie al tempestivo intervento del personale del Suem.
Pur ribadendo che l'agguato fosse stato organizzato, Rebecchi ha spiegato alla Corte perché non ritenga configurabile la premeditazione. Secondo la Procura gli imputati accettarono il rischio che quella violenza potesse provocare la morte di qualcuno, ma non è stato possibile dimostrare che l'uccisione fosse stata programmata nei termini richiesti dalla legge. Una distinzione tecnica, ma destinata a incidere sulla qualificazione giuridica dei fatti.
Per la stessa ragione, il pubblico ministero ha escluso anche il reato di rissa. Dalle testimonianze, dai filmati e dagli altri elementi raccolti durante le indagini emerge infatti, secondo l'accusa, un quadro incompatibile con uno scontro reciproco. Non due gruppi che si affrontano, ma uno che attacca improvvisamente l'altro, cogliendolo di sorpresa. Una dinamica che, sempre per la Procura, conferma la natura della spedizione punitiva.
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Severità
Nel corso della requisitoria è stato affrontato anche il comportamento processuale degli imputati. Rebecchi ha chiesto che non vengano concesse le attenuanti generiche, evidenziando l'assenza di confessioni, di manifestazioni di pentimento o di una reale presa di coscienza della gravità di quanto accaduto. Quando messi di fronte alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, alcuni si sarebbero limitati a riconoscersi con un semplice «sì, sono io», continuando però a fornire versioni dei fatti ritenute incompatibili con il materiale probatorio raccolto dalla squadra mobile.
La Procura ha inoltre chiesto la trasmissione degli atti affinché venga valutata l'ipotesi di falsa testimonianza nei confronti di alcuni giovani, anche appartenenti al gruppo dei tunisini. Secondo quanto emerso nel dibattimento, poco prima di essere ascoltati dagli investigatori avrebbero cercato di concordare una versione comune per evitare che emergesse il pestaggio avvenuto due giorni prima, considerato dalla Procura il movente della successiva spedizione punitiva. Per tutti gli imputati sono state richieste anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale per l'intera durata della pena. Il processo riprenderà l'11 settembre con l'inizio delle arringhe difensive.