Nella storia della Sigrav, la Società italiana di relatività generale e fisica della gravitazione fondata nel 1990, mancava ancora una presidente. A colmare la lacuna è Mariafelicia De Laurentis, docente di Astronomia e Astrofisica al Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli Federico II e ricercatrice all’Istituto nazionale di Fisica nucleare, prima donna eletta alla guida della Società dalla sua nascita. Il suo nome è legato da anni allo studio della gravità, dei buchi neri e dei test delle teorie gravitazionali, oltre che all’Event Horizon Telescope, la collaborazione internazionale che ha ottenuto le prime immagini di un buco nero e di cui è project scientist.
La Sigrav è il principale punto di riferimento della comunità scientifica italiana per la relatività generale, la cosmologia, le onde gravitazionali e, più in generale, la fisica fondamentale. Riunisce ricercatrici e ricercatori di università, Infn, Inaf e altri enti, e tra le sue iniziative più prestigiose figura la medaglia Edoardo Amaldi, intitolata a uno dei padri della fisica italiana moderna e fondatore dell’Infn. Alla notizia dell’elezione, De Laurentis risponde con gratitudine e con un programma. «Sono profondamente onorata della fiducia che la comunità della Sigrav ha riposto in me», commenta, «questa elezione rappresenta una grande responsabilità e, al tempo stesso, un forte stimolo a contribuire alla crescita di una comunità scientifica che considero la mia casa accademica».
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La presidenza
La Società ha accompagnato il suo percorso di ricerca fin dagli inizi della carriera e oggi, in un momento segnato dalle prime immagini dei buchi neri, dalla scoperta delle onde gravitazionali e dai nuovi test della relatività generale, De Laurentis ammette di volerne rafforzare «il ruolo a livello nazionale e internazionale, sostenendo l’eccellenza scientifica, i giovani ricercatori e una ricerca sempre più aperta, interdisciplinare e collaborativa». Al centro c’è la comunità scientifica: «Credo che uno degli impegni più importanti - spiega - sia proprio quello di mantenere e rafforzare il dialogo tra queste diverse anime della comunità. Oggi teoria, esperimenti e osservazioni devono necessariamente parlarsi». De Laurentis pone un’attenzione particolare ai giovani: «Abbiamo una generazione di ricercatori estremamente preparata, ma dobbiamo creare le condizioni perché possano costruire il proprio percorso scientifico, sviluppare idee indipendenti, assumere responsabilità e avere una reale visibilità internazionale». E ancora: «Una società scientifica deve anche servire a questo: non soltanto organizzare congressi, ma costruire una comunità e creare opportunità».
Sul significato di essere la prima donna alla guida della Società, De Laurentis si esprime con chiarezza. «È qualcosa di cui sono felice, ma credo che ci obblighi anche a guardare con realismo a quanto resta ancora da fare», osserva, ricordando che le donne, pur essendo ormai una presenza fondamentale nella ricerca, incontrano maggiori difficoltà quando si sale verso i ruoli apicali. «Il punto non è chiedere spazi o posizioni in quanto donne, ma fare in modo che il genere non costituisca più un ostacolo al riconoscimento della competenza, del lavoro e della leadership scientifica». La neo presidente Sigrav spera che in futuro non serva più sottolineare «che una donna è la prima, perché vorrebbe dire che vedere donne ai vertici della scienza è finalmente diventato normale». Intanto la visibilità conta: «Quando ero una giovane ricercatrice, vedere una donna in determinati ruoli era molto meno comune di quanto lo sia oggi».
I buchi neri
Sul fronte dell’Event Horizon Telescope, racconta, si è aperta una fase nuova. Dopo le prime immagini di M87* e Sagittarius A*, «non vogliamo più soltanto fotografare i buchi neri, ma studiare la fisica nelle loro immediate vicinanze e come questa evolve nel tempo». Quest’anno è stata completata una campagna osservativa molto ambiziosa su M87, seguita per diverse settimane, passo importante verso qualcosa che somigli sempre più a un film del buco nero. Ora tocca all’analisi dei dati, lavoro lungo e delicato che richiede ancora pazienza, e pur senza anticipare nulla De Laurentis assicura: «Credo che nei prossimi mesi avremo diverse buone ragioni per tornare a parlare di buchi neri».
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L'intelligenza artificiale
All’intelligenza artificiale riconosce un ruolo già attivo, perché l’astrofisica produce quantità enormi di dati e l’AI aiuta a trovare segnali deboli e a confrontare osservazioni e simulazioni. Ma «dietro l’intelligenza artificiale deve esserci sempre lo scienziato», che non ne sarà sostituito, bensì potenziato: l’AI, precisa, «non sa da sola se ciò che trova rappresenta davvero la natura». Perché «alla fine è ancora lo scienziato che deve formulare la domanda giusta e capire se la risposta ha davvero un significato fisico».