MESTRE - Cinquantotto sgomberi in poco più di otto mesi, preceduti e seguiti da altri 110 sopralluoghi. Ma soprattutto una mappa che, negli anni, si è allargata fino a comprendere 290 edifici pubblici e privati, cantieri e aree abbandonate passate almeno una volta sotto la lente degli agenti. È il bilancio del progetto Oculus della polizia locale, il programma nato per tenere sotto controllo i “buchi neri” che costellano la città e contrastare occupazioni abusive, bivacchi e situazioni di degrado. I numeri del 2026 raccontano un’attività che procede allo stesso ritmo dello scorso anno: nel 2025, infatti, erano stati effettuati 180 sopralluoghi e 118 sgomberi, mentre nel 2024 questi ultimi erano stati 111. Quest’anno il conto è già arrivato a 58, e mancano ancora quasi quattro mesi al 2027.
Il record a Marghera
Più della metà degli interventi si concentra a Marghera: 32 su 58, pari a oltre il 55 per cento del totale. Il record spetta a via Rizzardi, dove gli agenti, dal 1 gennaio ad oggi, sono dovuti tornare già 17 volte. A questi si aggiungono un intervento al civico 33 e quattro nell’aree sotto al cavalcavia in via rampa Rizzardi e via della Pila. Altro punto caldo è villa Ceresa, sgomberata otto volte in otto mesi. Via Rizzardi e villa Ceresa, assieme, valgono quindi 25 operazioni: oltre il 43 per cento di tutti gli interventi del 2026.
Ed è proprio questo il dato che meglio racconta il problema: sgomberare spesso non basta. Gli accessi vengono chiusi, i bivacchi rimossi e gli edifici ripuliti, ma dopo pochi giorni qualcuno torna e il lavoro ricomincia da capo. «Abbiamo constato che l’unico modo per far sì che abusivi e sbandati non tornino puntualmente negli stessi luoghi è essere presenti con costanza – affermano dal Comando di polizia locale –. Dopo che per dieci volte arriviamo, li mandiamo via e ripuliamo tutto, capiscono che lì non è il caso di tornare».
La mappa
A Marghera, il progetto Oculus è intervenuto in 102 luoghi diversi su 290 totali, tra i quali alcuni immobili in via Trieste e via Brunacci, all’ex Cral Montedison, al parcheggio Sme, al parco Catene e in via Fratelli Bandiera. A Mestre, gli ultimi controlli hanno toccato via Duca d’Aosta, via Dante, via Torino, via Podgora, via Meucci, via Forte Marghera, il parcheggio sotterraneo del Laguna Palace, villa Querini, il Piraghetto e la stazione. Oggi sono una ventina i siti considerati più sensibili e quindi sorvegliati con continuità. In particolare, restano sotto osservazione villa Ceresa, la casa abbandonata di via Dante 117, il complesso di via San Damiano 5 e l’area di via Scantamburlo 14. Sono però soltanto la punta dell’iceberg. Negli anni, infatti, gli agenti hanno mappato complessivamente 290 luoghi abbandonati. Una geografia del degrado che, però, non è immutabile: alcuni dei grandi “buchi neri” della città sono infatti arrivati a un punto di svolta.
Progetti avviati
Il caso più importante è quello dell’ex Telecom di via San Damiano, alla Cipressina. Capannoni e torre di 52 metri sono stati per anni rifugio di sbandati e uno dei punti fissi di Oculus. Ora il progetto prevede la demolizione dei capannoni e la costruzione di tre palazzine residenziali, mentre la torre verrà recuperata: tra nuovi edifici e torre saranno realizzati oltre 70 appartamenti, con 208 posti auto, verde e una pista ciclabile. Sta per cambiare volto anche l’ex Unicredit di via Forte Marghera, chiusa dal 2011 e più volte liberata dai bivacchi. L’edificio di oltre 5.700 metri quadrati è stato acquistato dalla 2M Home e dovrebbe diventare la nuova sede veneziana della Rai, accogliendo circa 60 dipendenti, studi televisivi e Centro di produzione regionale. Una trasformazione che per compiersi dovrebbe richiedere circa tre anni. A poche centinaia di metri si prepara poi la rinascita degli ex magazzini Campana, tra piazza Barche e via Sarpi: 30 appartamenti in un nuovo edificio di dieci piani, negozi, ristorante e bicipark, accompagnati dalla riqualificazione di via Sarpi e delle aiuole di piazza Barche.
Nel limbo
Per ogni area pronta a rinascere, però, ce ne sono altre ancora sospese nel limbo. È il caso di villa Ceresa, dove materassi e coperte continuano a ricomparire nonostante recinzioni, nuova illuminazione e controlli; della villetta di via Carrer, sgomberata cinque volte in tre anni; di via della Pila, dove tende e giacigli spuntano a ridosso dei binari. E ancora l’ex bar “La Porta di Venezia”, ridotto a uno scheletro tra via Libertà e i cavalcavia, o il parcheggio sotterraneo dello Zenith, trasformato più volte in dormitorio. Poi ci sono le grandi incompiute, per le quali si aspetta da anni una soluzione capace di chiudere definitivamente la stagione degli sgomberi. Simbolo di queste, è la Nave 1 di Altobello.