Cavallucci marini, aquile di mare, murene, praterie di posidonia, gorgonie, cernie di grandi dimensioni e delfini. Il mare di Roma custodisce un tesoro nascosto, un inaspettato scrigno di biodiversità. A circa 5 miglia nautiche al largo della costa romana, tra Ostia e Torvaianica, si trova l’area marina protetta delle Secche di Tor Paterno, estesa su una superficie di oltre 1300 ettari, istituita nel 2000 dal Ministero dell’Ambiente ed oggi gestita dall’Ente regionale RomaNatura, un habitat unico per moltissimi organismi, vegetali ed animali. Dal punto di vista geologico e biologico, le Secche sono una vera e propria montagna sottomarina costituita da roccia organica che si erge dai fondali sabbiosi situati a oltre 50 metri di profondità, risalendo ripida fino a toccare i 18 metri dalla superficie. Ma nulla affiora dall'acqua né lascia trasparire dall'alto questo variopinto mondo nascosto: un'oasi brulicante di vita che attira tantissime specie ittiche, soprannominata “l’isola che non c’è” proprio perché priva di qualsiasi tratto di roccia o di terra emersa.
L’educazione ambientale
«La straordinaria ricchezza di vita marina che oggi caratterizza le Secche di Tor Paterno non è frutto del caso - spiega Marco Visconti, Presidente di RomaNatura - è il risultato di una scelta precisa: proteggere davvero significa essere presenti, vigilare, educare e far rispettare le regole. In questi anni abbiamo rafforzato l’educazione ambientale e la vigilanza in mare attraverso il lavoro dei nostri guardiaparco, con il prezioso supporto della Guardia Costiera, che da questa primavera si è dotata anche di un mezzo idoneo alla vigilanza perché l’area marina non si tutela soltanto tracciando un confine su una carta ma con presenza, controlli e partecipazione». Le esplorazioni dirette sulla secca sono consentite soltanto ai subacquei in possesso di un brevetto avanzato per immergersi oltre i 18 metri di profondità; gli esperti che desiderano esplorare l’isola nascosta possono farlo rivolgendosi ad uno dei diving autorizzati dall’Ente gestore RomaNatura. Ma per chi non è in possesso dei requisiti necessari per immergersi, è stato creato uno spazio innovativo per mostrare le meraviglie dell’area protetta: la Stanza del Mare, presso le Officine del Mare, il centro visite dove, grazie ad una tecnologia immersiva di ultima generazione, è possibile fare un viaggio nella biodiversità marina della capitale. Qui, nell’edificio affacciato sul canale dei pescatori, antistante il Borghetto dei Pescatori, originariamente adibito a magazzino e alloggio per il personale addetto alla manutenzione del canale, poi concesso all’Ente dopo anni di abbandono, indossando speciali visori, ci si ritrova virtualmente immersi in un caleidoscopico acquario mediterraneo, circondati da cernie, aquile di mare, polpi, gorgonie e tanti organismi marini.

Inoltre uno studio scientifico attesta anche la presenza della savalia savaglia, un raro celenterato noto come “falso corallo nero”, specie particolarmente inconsueta. «Grazie alla Stanza del mare, spiega Lisa Stanzani, biologa di RomaNatura - chiunque può fare immersioni realistiche e venire a conoscenza di un patrimonio che altrimenti rimarrebbe invisibile. Si tratta di un’iniziativa che contribuisce alla salvaguardia e alla protezione dell’area marina perché la conoscenza favorisce il rispetto: sapere che a poche miglia a largo del mare di Roma esiste un luogo così prezioso incentiva azioni sostenibili. Se esplorare l’habitat sommerso è fonte di stupore e meraviglia, anche in superfice tutto il tratto di mare è in grado di regalare forti emozioni grazie ai frequenti avvistamenti di delfini con al seguito i piccoli con addirittura le pieghe fetali. I delfini sono eccellenti bioindicatori della salute del mare perché si trovano all’apice della catena alimentare, la loro presenza nel nostro mare è un segnale molto positivo e riflette lo stato di salute dell’ecosistema e la disponibilità di prede».
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