TREBASELEGHE (PADOVA) - Morto in meno di un minuto. È la tragica sorte toccata a Lorenzo Cristea, 20enne di Trebaseleghe ucciso a coltellate in via Pagnana a Castelfranco, a due passi dalla discoteca Playa Beach Club, la notte del 4 maggio dell'anno scorso. A ricostruire ieri in aula al tribunale di Treviso le cause della morte del giovane è stato l'anatomopatologo Alberto Furlanetto, che aveva effettuato l'autopsia sul corpo del ragazzo. Sotto processo, accusati dell'omicidio, ci sono Badr Rouaji (19enne montebellunese difeso dall'avvocato Fabio Crea) e Taha Bennani, 22enne marocchino di Montebelluna (avvocati Fabio Targa e Paola Miotti).
Le lesioni
Furlanetto, nel ripercorrere l'esame post mortem, ha in particolare evidenziato le lesioni riportate da Cristea in seguito alla rissa avvenuta quella notte in via Pagnana. Tre al tronco e una, verosimilmente da difesa, alla mano sinistra. Delle prime tre, tutte - secondo quanto riferito dall'anatomopatologo davanti alla corte d'assise - inferte con un'arma da punta e taglio e compatibili col coltello a serramanico trovato poi in via Pagnana, fatale è stata quella nella parte anteriore destra del tronco. «Ha margini netti, è penetrante ed è arrivata fin sotto la cassa toracica» ha illustrato il medico-legale in aula. Dalla lesione, che ha reciso l'aorta, è conseguito «un sanguinamento nel pericaricardio» che ha portato a uno «shock emorragico» fatale. «Se avesse avuto solo le altre due lesioni e fosse stato adeguatamente soccorso subito, forse Cristea avrebbe potuto farcela - ha ipotizzato Furlanetto - ma la lesione all'aorta l'ha condotto alla morte in un minuto o due». A commentare la ricostruzione del medico-legale è anche l'avvocato Fabio Crea, difensore di Rouaji: «Già meno di un mese dopo i fatti Badr aveva dichiarato di non aver mai impugnato un coltello e di non aver colpito nessuno. Le dichiarazioni di Furlanetto hanno confermato la compatibilità delle ferite riportate da Cristea col coltello sequestrato, sul quale non ci sono tracce genetiche di Rouaji. Fra l'altro l'unico di tutti i corrissanti che non aveva macchie di sangue sulle scarpe e sugli abiti era proprio Badr». Il legale fa inoltre sapere che il suo assistito sta valutando di intraprendere un lavoro come meccanico: «Valuteremo se chiedere in questi giorni una sostituzione della misura cautelare per Rouaji o un'autorizzazione per iniziare questa attività lavorativa. Al netto della sua, riteniamo, non colpevolezza, il reinserimento lavorativo è un elemento ulteriormente importante rispetto a una posizione che, a nostro giudizio, va ad assottigliarsi sempre di più dal punto di vista della responsabilità penale».
I testimoni
Tra le testimonianze ascoltate durante l'udienza dibattimentale di ieri, c'è stata anche quella di una giovane che, mentre stava tornando a casa in auto insieme al padre, si è imbattuta nella rissa e ne ha filmato una manciata di secondi dalla macchina. «Abbiamo visto del movimento - ha raccontato la ragazza ieri davanti ai giudici -. C'erano dei ragazzi che si stavano spintonando. La situazione era molto agitata. Abbiamo accostato. Poi ho visto un ragazzo accasciato per terra che si teneva la pancia, stava sanguinando. E un altro che si teneva il braccio, ferito anche lui. Poi ho chiamato il 112 ed è arrivata la security. Un ragazzo urlava: "Mi hanno accoltellato"».
Si torna in aula il 2 ottobre.