Delitto di via Poma, forse la svolta: analisi sul Dna di 7 persone mai indagate prima

Roma, 30 luglio 2026 – Svolta nelle indagini del delitto di via Poma. La procura di Roma avrebbe disposto l'analisi sul dna di sette persone mai indagate per l'omicidio, ancora irrisolto, di Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici di un elegante palazzo nel cuore della capitale in zona Prati. Ad anticipare la notizia è stato il quotidiano ‘La Repubblica’.

Simonetta Cesaroni, uccisa nel 1990 a 20 anni

Simonetta Cesaroni, uccisa nel 1990 a 20 anni

Nell'ambito dell'inchiesta – per ora a carico di ignoti – il 4 giugno scorso la procura ha disposto un “accertamento tecnico irripetibile” affidato ai Ris dei carabinieri sul dna di cinque uomini e due donne. "Cinque professionisti, di cui uno di altissimo livello, e due persone molto vicine a chi lavorava negli uffici di via Poma”, rivela il quotidiano.

“I loro profili genetici vengono ora comparati con quelli estratti dai reperti sequestrati nel 1990, nella speranza che anche una traccia infinitesimale possa restituire un nome rimasto nascosto per 36 anni".

L’edificio di via Poma

La 20enne Simonetta Cesaroni aveva trovato lavoro come segretaria contabile alla Reli Sas, uno studio commerciale situato in zona Casilina. La Reli Sas annoverava tra i suoi clienti la A.I.G. (Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù) e uno dei due titolari aveva proposto a Simonetta di lavorare presso gli uffici dell'A.I.G., nell’elegante edificio di via Poma. 

Nel 1984 nello stabile era stata già trovata morta Renata Moscatelli, un'anziana donna benestante, soffocata con un cuscino, nel cui appartamento non era mai stato trovato alcun segno di scasso. L'inchiesta seguita al suo omicidio non riuscì mai ad accertare chi l'avesse uccisa

L’omicidio di Simonetta Cesaroni

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il 7 agosto 1990, quando Simonetta entra negli uffici A.I.G., con ogni probabilità c'è già un uomo: Simonetta gli sfugge, dalla stanza a sinistra dove lavora, fino a quella opposta a destra, dove verrà ritrovata. Viene colpita al volto con un manrovescio che la tramortisce. Viene immobilizzata a terra: qualcuno si mette in ginocchio sopra di lei e le preme i fianchi con le ginocchia con tanta forza da lasciarle degli ematomi.

La colpisce con un oggetto oppure le sbatte la testa violentemente a terra e la Simonetta sviene per il trauma cranico.A questo punto l'assassino prende forse un tagliacarte e inizia a pugnalarla a ripetizione.

Saranno 29 i colpi inferti, ogni fendente profondo almeno 11 centimetri. Sei sono i colpi inferti al viso, all'altezza del sopracciglio destro, nell'occhio destro e poi nell'occhio sinistro; otto lungo tutto il corpo, sul seno e sul ventre; quattordici dal basso ventre al pube, ai lati dei genitali, sopra e sotto.

Il giallo degli abiti scomparsi nel nulla 

Alcuni abiti di Simonetta – fuseaux sportivi blu, la giacca e gli slip vengono – portati via insieme a molti effetti personali che non saranno mai ritrovati, tra cui orecchini, anello, bracciale e girocollo d'oro, mentre l'orologio le viene lasciato al polso.

Viene lasciata nuda, con il reggiseno allacciato ma calato verso il basso, con il seno scoperto e il top appoggiato sul ventre a coprire le ferite più gravi, quelle mortali. Porta addosso ancora i calzini bianchi corti, mentre le scarpe da ginnastica sono riposte ordinatamente vicino alla porta. Le chiavi dell'ufficio, che aveva nella borsa, vengono portate via. I poliziotti setacciarono l'intero palazzo alla ricerca degli indumenti che mancano a Simonetta, ma non trovarono niente.