Demenza senile e nessun posto in Rsa. L'ex moglie: «Mi devo occupare di lui da sola»

FONTANAFREDDA - Solo e malato: l'unica persona che lo aiuta oggi è l'ex moglie. Succede a Vigonovo di Fontanafredda e, data la delicatezza della storia, i nomi che leggerete non saranno quelli veri, al contrario di una situazione che, purtroppo, sembra diventare sempre più frequente. Colpa dell'invecchiamento della popolazione, si dirà. Posti nelle case di cura non ve ne sono. Sicuramente vero, ma senza che ciò sposti di una virgola la necessità di impiegare più risorse per gli anziani.


LA VICENDA 


«Il mio ex marito ha ormai da cinque anni una diagnosi di demenza senile. Ha 78 anni e attraversa quella fase della malattia per cui, talvolta, vive momenti di forte nervosismo. Una situazione piuttosto difficile. Una dopo l'altra ha fatto fuggire tutte le badanti che sono riuscita a trovargli, fino alla situazione in cui ci troviamo adesso». 


Anna, nome di fantasia, pur non avendo alcun obbligo legale - «Siamo ex a tutti gli effetti, divorziati da anni, non solo separati» - passa tutto il tempo che può con l'ex consorte. «Ci sarebbero anche due figli, ma uno si trova all'estero e l'altro lavora tutto il giorno e deve mantenere due bambini piccoli: non gli si può chiedere molto». 
Così, come accade spesso, è la donna più vicina ad essere chiamata a sacrificarsi, a cercare di tamponare la situazione. «Come sa chi abbia famigliari con queste patologie, servirebbe una persona costantemente presente. Lui conserva un minimo di capacità, ad esempio si lava il viso, ma pochi minuti dopo non si ricorda di averlo fatto. Oppure mette la moka sul gas e poi esce per andare in paese. La parte della memoria che gli è rimasta per ora gli consente di ritrovare quasi sempre la via di casa». 


RICOVERO IMPOSSIBILE


Dunque non ci sono più badanti? «No, e pare nemmeno uno straccio di struttura che possa farsene carico. Anzi, ad essere precisi, di recente ho fatto richiesta di un periodo di respiro, mi pare si chiami, ma niente, mi è stato risposto che non c'è posto da nessuna parte». Anna si riferisce al periodo di sollievo, mini ricoveri di 15 - 30 giorni in Rsa o strutture adatte, che servono a far rifiatare il famigliare che si occupa del malato di demenza. 
Come accade spesso ai caregiver, lo stress derivante da questo genere di situazioni finisce, infatti, col danneggiare anche loro. «Io non so più che fare. Ho una mia casa, che ormai non vedo quasi più. Non so per quanto ancora potrò reggere il ritmo che mi viene imposto. Si spende tanto per altre cause, ma perché non per dare un tetto e un po' di assistenza a chi non ce la fa?». 


Anna è arrabbiata, l'ex marito ha anche rischiato grosso di recente: «Non è nemmeno più in grado di comprendere se sta male e quanto, così una semplice ulcera stava per costargli una perforazione». Con un Isee molto basso e la cosiddetta "accompagnatoria" già presente, Anna può sperare solo in una struttura pubblica economicamente a portata. «Cosa devo fare, andare da Fedriga?». Per ora ha chiesto appuntamento al sindaco, Michele Pegolo: «Speriamo riesca a darmi una mano, altrimenti non so come andrà a finire». 


I risvolti potrebbero in effetti essere molteplici, l'uomo esce da alcuni ricoveri e nella situazione in cui si trova rischia di diventare un pericolo per se stesso, ma anche per gli altri. «Senza contare che io da sola non posso reggere ancora a lungo», conclude Anna, che vorrebbe potersi riappropriare della sua vita sapendo che l'uomo che un tempo è stato suo marito è accudito al meglio in questo difficile percorso della sua storia.