VENEZIA - Da Palazzo Balbi fino al Parlamento di Dacca. L’aggressione subita lunedì sera a Marghera dall’attrice bengalese 42enne Azmeri Haque Badhon è diventata il caso politico del giorno non soltanto a livello locale, ma internazionale.
Sul caso è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha espresso “la piena solidarietà e la vicinanza di tutti i veneti” alla vittima, per poi lanciare un messaggio direttamente alla comunità bengalese veneziana: «È inaccettabile che un’attrice arrivata nella nostra Regione per partecipare a una manifestazione internazionale sia stata vittima di un’aggressione in virtù delle sue idee – ha dichiarato –. Il Veneto è una terra di libertà, di rispetto e di convivenza civile: chi vive qui deve rispettare le leggi e i principi fondamentali della nostra comunità. Mi aspetto una presa di posizione chiara, senza ambiguità e senza distinguo anche da parte della comunità bengalese di Mestre e delle sue rappresentanze contro quanto accaduto ad Azmeri Haque Badhon. Questo vale a maggior ragione in un momento nel quale viene avanzata la richiesta della realizzazione di una moschea».
Quasi contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, il caso veniva discusso nel Parlamento bengalese, dove il ministro di Stato per gli Affari Esteri Humayun Kabir ha definito quanto accaduto a Marghera “un attacco alla democrazia”. Kabir ha anche riferito al Parlamento che l’Ambasciata del Bangladesh a Roma e il Consolato generale a Milano sono in contatto con Badhon. L’attrice ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia formale alla polizia e all’ambasciata (che al momento ancora non è stata ufficializzata), mentre la rappresentanza diplomatica bengalese in Italia intende sollevare la questione con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E c’è un caso nel caso, perché ieri si era diffusa la notizia che del manipolo di bengalesi che ha messo a segno l’agguato facesse parte anche Nur E Alam, candidato consigliere del Pd per la municipalità di Favaro. Una circostanza che lui smentisce categoricamente: «Non è vero, io non c’ero».
Cosa è successo a Marghera
Tutto nasce da quanto accaduto lunedì sera lungo via Rizzardi, a Marghera, nel Veneziano. Badhon aveva trascorso la giornata al Lido, dove alle 16.30 era stato proiettato “The Difficult Bride”, il film che l’ha portata alla Mostra del cinema. Tornata in terraferma, dove alloggia, era andata a cena con il fratello, la cognata e il nipotino di nemmeno quattro anni. La famiglia si era poi incamminata per raggiungere un parente che vive nella stessa zona, quando una decina di uomini, tutti connazionali dell’attrice, l’hanno accerchiata.
Prima è stata ricoperta di minacce e insulti anche sessisti; poi contro la donna sono state lanciate delle uova, svuotata addosso una bottiglia di Coca-Cola e una d’acqua e le è stato strappato il cellulare dalle mani, usato poi anche per colpirla. Infine, un uomo è riuscito a darle uno schiaffo in pieno volto, facendole cadere gli occhiali a terra. L’ematoma è ben visibile sull’occhio destro.
Il tutto, mentre il fratello di Azmeri teneva in braccio il figlio di quattro anni, che per tutto il tempo ha continuato a piangere terrorizzato. Fratello e cognata hanno cercato di proteggere l’attrice facendole scudo con i propri corpi, mentre diversi aggressori filmavano la scena con i cellulari e altri continuavano a colpirla con diversi oggetti. Dopo lo schiaffo, anche la 42enne ha iniziato a riprenderli per consentirne il riconoscimento in un secondo momento.
Perché questa aggressione?
Per comprendere perché un simile episodio sia avvenuto a migliaia di chilometri dal Bangladesh bisogna tornare all’estate del 2024. Il Paese era allora governato da Sheikh Hasina, leader dell’Awami League. A luglio le proteste degli studenti contro il sistema delle quote per l’accesso agli impieghi pubblici si trasformarono rapidamente in una rivolta contro il governo. Il 5 agosto, mentre i manifestanti marciavano su Dacca, Hasina lasciò il Paese e si rifugiò in India. Pochi giorni più tardi nacque un nuovo governo guidato dal premio Nobel Muhammad Yunus. Badhon, in quel periodo, si schierò con chi fece poi cadere il governo di Hasin; ed è qui che affondano le radici dell’aggressione di Marghera. Gli uomini che l’hanno circondata sono sostenitori dell’Awami League, che infatti lunedì hanno continuato a chiamare la donna “July Joddha”, cioè “combattente di luglio”, ma anche “terrorista”. Stando a quanto raccontato da Badhon, gli uomini avrebbero anche cercato di costringerla a dire “Joy Bangla, Joy Bangabandhu”, slogan storicamente legato al nazionalismo bengalese e fortemente associato all’Awami League. L’aggressione scoppiata a Marghera è dunque lo strascico di uno scontro nato in Bangladesh due anni fa e che, giunto fino a Venezia, nel giro di ventiquattr’ore ha aperto un caso politico tra due Paesi.