Denise Cosco, la zia mostra il suo volto per la prima volta: «Non dovrai più nasconderti. Ecco i tuoi occhi bellissimi»

A rompere per prima il silenzio su Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo morta dopo essersi lanciata dal terzo piano della sua abitazione ad Ariccia, è stata la zia, Marisa. Sui social ha pubblicato quella che di fatto è la prima immagine pubblica del volto della nipote, accompagnata da un messaggio che ripercorre in poche righe una vita intera vissuta sotto protezione: «Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti», ha scritto, aggiungendo di poter finalmente «mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi».

Un'identità negata per 17 anni

Un gesto carico di significato, perché per 17 anni le esigenze di sicurezza avevano tenuto Denise sotto nomi falsi e identità di copertura, costringendola a spostamenti continui per sfuggire alla sua stessa famiglia d'origine, legata a uno dei clan più feroci della 'ndrangheta di Petilia Policastro. La zia ha anche ricordato di non essere riuscita a vedere la nipote per quattro anni, restituendole così, con quella foto, un'identità che le era stata negata fin da ragazzina.

L'inchiesta sull'istigazione al suicidio

Sulla morte della 35enne la Procura di Velletri, guidata dal procuratore capo Carlo Villani, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti.

Il pubblico ministero titolare dell'indagine, Domenico Vicario, ha l'obiettivo di ricostruire nel dettaglio le ultime ore di vita di Cosco, per capire se possa aver ricevuto pressioni o minacce tali da indurla al gesto estremo. Come ha chiarito la stessa Procura, l'ipotesi di reato non serve a mettere in dubbio la volontarietà del gesto, su questo gli inquirenti non avrebbero dubbi, ma a capire cosa possa aver inciso sulla decisione di Denise.

Le indagini sono state delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati, che hanno già sequestrato il telefono cellulare della donna: verrà analizzato nel dettaglio per ricostruire chat, chiamate e messaggi scambiati nelle ore precedenti alla tragedia. I militari hanno inoltre eseguito un sopralluogo nell'abitazione di Ariccia e ascoltato alcune persone presenti nello stabile al momento dei fatti.

L'autopsia e il ruolo del compagno

Nella giornata di venerdì 11 settembre è stata eseguita l'autopsia sul corpo di Denise, morta alla stessa età che aveva sua madre Lea quando fu uccisa nel 2009. L'esame non avrebbe rilevato ferite da difesa né segni riconducibili a un intervento esterno, mentre restano da conoscere gli esiti degli accertamenti tossicologici.

Un passaggio considerato decisivo dagli inquirenti sarà l'audizione del compagno, un 35enne che al momento del gesto si trovava in casa insieme al figlio della coppia. Il bambino, 4 anni, non era nella stanza. L'uomo, finora non ancora sentito perché sotto choc, è ritenuto probabilmente l'unica persona a conoscere il vero nome e la storia reale di Denise, un elemento che gli investigatori considerano prezioso per capire quali segnali la donna avesse eventualmente dato nei giorni precedenti alla tragedia.


Ultimo aggiornamento: sabato 12 settembre 2026, 11:26

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