Dipendenze digitali, Firenze apre il primo centro italiano. L’Umbria ha un piano ma non un presidio

Firenze prova a riempire un vuoto che in Italia dura da anni: quello di un luogo dedicato non alla cura della dipendenza digitale già conclamata, ma alla prevenzione, all’educazione e all’intercettazione precoce dei ragazzi che stanno sviluppando un rapporto problematico con smartphone, social network e tecnologia.

Si chiama «Discover – Fuori dal guscio» ed è il progetto nato dall’accordo tra Azienda Usl Toscana Centro, Comune di Firenze e cooperativa sociale ReteSviluppo. Sarà un centro territoriale rivolto soprattutto a ragazzi e giovani, ma anche a genitori, insegnanti ed educatori, con sportelli di ascolto, laboratori, attività di gruppo, percorsi di disconnessione guidata e iniziative per ricostruire una socialità fuori dallo schermo. L’obiettivo dichiarato non è togliere la tecnologia ai giovani, ma insegnare a usarla senza subirla.

La novità di Firenze sta proprio qui: per la prima volta in Italia nasce un presidio stabile dedicato esclusivamente all’uso problematico del digitale, con un’impostazione prevalentemente educativa e territoriale. Non un ambulatorio sanitario, quindi, ma un luogo dove arrivare prima che il problema diventi una presa in carico clinica.

Dire però che prima di Firenze non esisteva nulla sarebbe sbagliato. Il quadro italiano è frammentato e ha seguito strade diverse. A Roma c’è il modello più vicino è quello clinico: strutture ospedaliere e servizi specialistici hanno affrontato negli anni fenomeni come internet addiction, gaming patologico e uso compulsivo della rete. È una risposta pensata per chi manifesta già un disagio, diversa quindi dall’approccio fiorentino.

In Veneto, invece, alcune aziende sanitarie hanno inserito le dipendenze tecnologiche dentro il più ampio capitolo delle dipendenze comportamentali, insieme al gioco d’azzardo patologico e ad altri comportamenti compulsivi. È un modello sanitario, basato sulla presa in carico attraverso i servizi per le dipendenze. L’Emilia-Romagna ha scelto una strada ancora diversa: non un centro unico, ma una rete di prevenzione sul disagio adolescenziale, sul ritiro sociale, sul rapporto tra giovani e tecnologia, con interventi rivolti a scuole, famiglie e comunità educanti.

Il punto comune è che nessuna regione italiana, prima di Firenze, aveva costruito un luogo facilmente identificabile per famiglie e ragazzi dove affrontare il rapporto problematico con il digitale prima dell’ingresso nei servizi sanitari.

Il tema è più complesso del semplice conteggio delle ore passate sul telefono. Gli studi sulle dipendenze digitali distinguono infatti tra uso intenso della tecnologia e uso problematico: il problema emerge quando lo smartphone o i social interferiscono con sonno, relazioni, scuola, attività quotidiane e capacità di controllo. Anche per questo le nuove risposte territoriali puntano sempre meno sul divieto e sempre più sulla costruzione di competenze: per ragazzi, ma anche per adulti.

Uno degli elementi più innovativi del progetto fiorentino riguarda infatti i genitori. Il centro lavorerà anche su fenomeni come lo «sharenting», cioè la pubblicazione sistematica di immagini dei figli online, sul cosiddetto «baby sitting digitale» e sulle regole familiari nell’uso precoce degli strumenti tecnologici.

In Umbria il fenomeno è tutt’altro che marginale. I dati raccolti da Save the Children nell’Atlante dell’infanzia mostrano che il 73 per cento dei ragazzi umbri tra 6 e 17 anni utilizza lo smartphone ogni giorno, contro una media nazionale del 65,9 per cento, mentre il 79,4 per cento si connette quotidianamente a internet, anche in questo caso sopra il dato italiano del 73 per cento. La regione si colloca quindi tra quelle dove la presenza quotidiana del digitale tra bambini e adolescenti è più alta.

Un altro elemento arriva dall’indagine realizzata dal Corecom Umbria sugli adolescenti e il rapporto con il web: tra i ragazzi intervistati lo smartphone è risultato il principale strumento di accesso alla rete, quasi tutti dichiaravano di avere almeno un profilo social e una quota significativa riferiva un utilizzo quotidiano molto intenso delle piattaforme, con ragazzi che trascorrevano diverse ore al giorno sui social o che dichiaravano difficoltà nel controllare il tempo passato online. Il dato più rilevante non è però la quantità di connessione, ma l’abbassamento progressivo dell’età del primo accesso ai dispositivi personali, un elemento che sposta il problema dalla semplice educazione digitale alla prevenzione sanitaria e psicologica.

La Regione Umbria ha inserito il tema dentro la propria programmazione sulle dipendenze. Il Programma Predefinito 04 del Piano regionale della prevenzione include esplicitamente anche «nuove tecnologie e device» tra le forme di dipendenza comportamentale da monitorare. Il programma prevede il rafforzamento dell’Osservatorio epidemiologico regionale sulle dipendenze, interventi nelle scuole attraverso life skills e peer education, attività nei contesti extrascolastici e online, coinvolgimento delle famiglie e percorsi per l’intercettazione precoce e la presa in carico di adolescenti e giovani adulti con manifestazioni di disagio.

La Usl Umbria 2 indica tra gli ambiti di intervento il gioco d’azzardo patologico e la videodipendenza, inserendo quindi il rapporto problematico con la tecnologia dentro la rete delle dipendenze comportamentali. Non esiste però, allo stato attuale, uno sportello regionale dedicato esclusivamente a smartphone, social network o gaming problematico.

C’è poi una rete di prevenzione: il programma regionale Yau – Young angels Umbria lavora sulla promozione della salute dei giovani anche nei contesti extrascolastici e online, mentre progetti come il «Patentino per cittadini digitali» hanno coinvolto studenti, docenti e famiglie sui temi della sicurezza in rete, dell’identità digitale e dell’uso consapevole della tecnologia. L’associazione Pot, insieme l’osservatorio Meter, ha portato avanti in Umbria attività dedicate alla prevenzione dei rischi della rete, con particolare attenzione alla protezione dei bambini e degli adolescenti.

Il nuovo Piano regionale della salute mentale inserisce il tema dell’integrazione tra servizi come uno dei punti centrali della riorganizzazione. In questo quadro la questione delle dipendenze digitali potrebbe trovare uno spazio più definito, soprattutto perché oggi i casi arrivano spesso ai servizi attraverso altre porte: difficoltà scolastiche, isolamento sociale, disturbi del sonno, ansia, ritiro dalle relazioni.

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