Distrugge a bastonate l’auto dell’amica: arrestato. Lei: “Si è ingelosito perché frequento un altro”

Milano, 16 settembre 2026 – Ore 20.44 di lunedì, siamo in via dei Panigarola. Gli agenti del commissariato Mecenate sono impegnati in uno dei periodici servizi straordinari di controllo nel loro territorio di competenza, che spazia dal quartiere Corvetto alla macro area al confine tra Milano e San Donato che ruota attorno all’ex boschetto dell’eroina di Rogoredo. L’attenzione di due poliziotti di pattuglia viene attirata improvvisamente da forti rumori metallici e dalle insistenti richieste di aiuto di una donna.

L’assalto all’auto

Gli investigatori di via Quintiliano si avvicinano e notano subito un uomo, poi identificato per il quarantunenne A.A., che sta colpendo la carrozzeria di una Mercedes con una barra di ferro filettata con impugnatura rudimentale fatta di nastro adesivo. All’interno dell’auto, c’è la sua proprietaria, una trentacinquenne, che per fortuna non ha riportato ferite.

La macchina, invece, è semi distrutta: parabrezza anteriore rotto, cofano e portiera anteriore sinistra ammaccati, specchietto anteriore sinistro in frantumi. Appena vede la polizia, il quarantunenne, con precedenti per stupefacenti, butta a terra l’asta.

Il racconto della vittima 

Cos’è successo? È la donna a ricostruirlo nella denuncia, dopo aver riferito di avere una frequentazione con l’uomo da circa sei mesi e di incontrarlo due-tre volte al mese. Dopo cena, attorno alle 20, “stavamo parlando, ma abbiamo cominciato a discutere per futili motivi dovuti alla sua gelosia, quando gli ho raccontato che mi stavo frequentando con un altro ragazzo”.

La discussione degenera nel giro di pochi secondi: “A. ha afferrato una barra di metallo che si trovava all’interno di una sacca all’ingresso di casa, urlando che sarebbe sceso a rompere la mia Mercedes, parcheggiata nella via sotto l’abitazione”. Il quarantunenne scende di corsa per mettere in pratica la minaccia. La trentacinquenne lo segue per cercare di salvare l’auto: sale a bordo per spostarla rapidamente, ma di fatto finisce in trappola. “Si è spostato sul lato conducente colpendo il parabrezza, la portiera anteriore e lo specchietto, danneggiandolo gravemente. Sono riuscita a uscire dal veicolo solo quando è arrivata la macchina della polizia”.

A valle degli accertamenti investigativi e d’intesa con il pm di turno Emma Vittorio, gli agenti guidati dal dirigente Carmine Mele arrestano A.A. per danneggiamento e porto di armi o oggetti atti a offendere. Per motivare il provvedimento, che ieri mattina ha portato il quarantunenne davanti al giudice della direttissima dopo una notte in camera di sicurezza, i poliziotti hanno parlato di gravità del comportamento.

Il pericolo

 “La presenza della vittima all’interno del veicolo aumentava significativamente il pericolo per l’incolumità della stessa, evidenziando una condotta particolarmente aggressiva e idonea a cagionare ulteriori conseguenze lesive”.

Senza contare la pericolosità sociale, desunta dalla “spiccata aggressività manifestata” e dalla “mancanza di autocontrollo dimostrata nel proseguire l’azione delittuosa in luogo pubblico e alla presenza della vittima”.