Domenico Caliendo, gli esperti: «Dopo il trapianto fallito commessi errori fatali»

Opzioni disponibili ma scartate in una tragica sequenza di sliding doors. A segnare il destino del piccolo Domenico Caliendo potrebbe non essere stata soltanto la decisione di ricorrere all’Ecmo, la circolazione extracorporea, invece che al cuore meccanico, il Berlin Heart. Il condizionale - in un procedimento ancora incagliato nella fase cautelare - è d’obbligo. Tra le pieghe della maxi-perizia firmata dai tre consulenti incaricati dal gip Mariano Sorrentino ed elaborata nell’ambito dell’incidente probatorio emerge però un passaggio inedito: «Dalla documentazione sanitaria non risultano i monitoraggi dei parametri per la valutazione dell’unloading del ventricolo sinistro, che avrebbe evidenziato l’insufficienza del flusso».

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Un salto nella catena di controllo post-operatoria che ha determinato «una significativa riduzione del tempo utile» in cui il bimbo «avrebbe potuto mantenere condizioni cliniche compatibili» con un nuovo trapianto. Ipotesi e scenari, certo, ma quando il 17 febbraio scorso un secondo cuore si è reso disponibile gli organi del piccolo Domenico erano ormai irrimediabilmente compromessi. Quattro giorni più tardi, la fine di ogni speranza.

Domenico, la maxiperizia: «Il bambino poteva vivere serviva il cuore artificiale»

Nuove ombre

Il pool peritale composto dai consulenti del tribunale Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini porta dunque sotto la lente di ingrandimento gli step post-operatori. Se da un lato è emersa la correttezza dell’iter di espianto-trapianto eseguita al Monaldi dal chirurgo Guido Oppido e dalla sua equipe, altrettanto sembra non potersi dire in relazione alla fase successiva all’intervento terminato con la decisione di impiantare il cuore ghiacciato arrivato in sala operatoria il 23 dicembre. Le oltre cinquecento pagine della maxi-perizia, da un lato, censurano il mancato ricorso al Berlin Heart, accantonato in favore dell’Ecmo, che avrebbe assicurato maggiori speranze al piccolo; dall’altro - e questo è l’aspetto inedito dell’ultima accelerazione nell’inchiesta - viene evidenziata un’ulteriore condotta giudicata come «non conforme alle linee guida». Il documento rileva come il corretto modus operandi «avrebbe richiesto una verifica continuativa» del ventricolo sinistro «mediante misurazione del flusso drenato, controllo diretto o indiretto delle pressioni di riempimento ed esecuzione di valutazioni ecocardiografiche seriate». Senza questi controlli, l'inadeguato scarico del ventricolo ha causato «un'insufficiente decompressione delle sezioni sinistre», determinando «una significativa riduzione del tempo utile in cui Caliendo avrebbe potuto mantenere condizioni cliniche compatibili». Un collasso a catena che ha portato a un drastico abbattimento dell’orizzonte temporale, rendendo impossibile il nuovo intervento quando, a metà febbraio, era diventato disponibile un secondo organo sano e compatibile.

Fari su Bolzano

La perizia riporta l'attenzione sui sospetti passi falsi compiuti nella gestione post-operatoria, ma incassa il favore del collegio difensivo dei sanitari napoletani in merito alle fasi chirurgiche. Sotto inchiesta restano infatti, tra gli altri, il primario Oppido e la vice Emma Bergonzoni, colpiti dalla misura cautelare della sospensione dalla professione per il presunto falso in cartella clinica insieme alla collaboratrice Addonizio. La relazione rappresenta per loro un punto cruciale a favore, come certificato dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge e dal legale di Bergonzoni, il professor Vincenzo Maiello. I prossimi sviluppi investigativi sembrano destinati a varcare anche i confini regionali. Da un lato Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino, i genitori del bimbo, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, sollecitano la Procura a valutare l’ipotesi del dolo eventuale, ma dall'altro, ai margini dell’inchiesta, resta il “peccato originale” dell’organo compromesso col ghiaccio secco e sui cui dettagli la Procura di Napoli, con il sostituto Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci, si appresta ad accendere i riflettori. Nel mirino potrebbe così finire presto anche il team dell'ospedale San Maurizio di Bolzano. «Presenterò un’integrazione di denuncia-querela affinché venga contestato un altro reato di falso, in continuazione, al dottor Oppido», annuncia l’avvocato Petruzzi, secondo il quale dalla relazione dall'Heart Team del 13 febbraio emergeva che «il cardiochirurgo, primo operatore del trapianto, asseriva di avere già valutato e scartato a fine dicembre l'ipotesi del Berlin Heart, ma secondo quanto emerge dalla relazione dei periti del gip, quest'affermazione è falsa».