A febbraio tutta l'Italia si era commossa per la storia di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato. Oggi la famiglia del piccolo e l'ospedale hanno raggiunto un accordo per il risarcimento. La cifra è coperta da un accordo di riservatezza, ma dovrebbe aggirarsi sul milione e mezzo di euro.
L'azienda sanitaria parla genericamente di una somma calcolata "in stretta osservanza dei criteri legali e secondo l'orientamento giurisprudenziale di riferimento a livello nazionale per garantire l'equità e la congruità del ristoro economico".
L'accordo economico non cancella le responsabilità penali. Alla fine di settembre si aprirà il processo per la morte del piccolo. Nell'inchiesta della Procura di Napoli ci sono sette sanitari iscritti nel registro degli indagati, tra medici, chirurghi, anestesisti e personale coinvolto nelle delicate fasi di prelievo e impianto dell'organo. L'ipotesi di reato principale per tutti è omicidio colposo in concorso. Tra tutti spicca il nome di Guido Oppido, primario del reparto di Cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale Monaldi.
A confermare che è stato raggiunto un accordo per il risarcimento è stato l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. "Siamo pienamente soddisfatti - dice - e lo è anche mamma Patrizia. Il Monaldi ci ha riconosciuto il risarcimento e, soprattutto, ci ha evitato un processo civile che avrebbe aggiunto ulteriore dolore alla famiglia. Adesso possiamo concentrarci sul procedimento penale".
Sull'entità della somma sia l'ospedale Monaldi sia la famiglia hanno sottoscritto un verbale di riservatezza. Secondo le tabelle di riferimento (quelle del tribunale ordinario di Milano) la cifra dovrebbe attestarsi a poco meno di un milione e mezzo di euro. Inizialmente la richiesta formulata dall'avvocato Petruzzi era di tre milioni di euro. Complessivamente sono sei le persone aventi diritto al risarcimento e cioè i genitori, i fratellini e due nonni.
"La nostra priorità era chiudere questo procedimento prima del processo penale e, anche grazie al Monaldi, ci siamo riusciti: la cifra, come ho sempre detto, non mi interessava, l'unica cosa importante era arrivare al processo penale senza il peso del procedimento civile", le parole di mamma Patrizia. "Cosa ho detto a Domenico? Lui sorride - ha aggiunto -, lo vedo sorridere sempre. Ieri è stato il suo onomastico e sono andata a trovarlo. Gli ho detto 'amore di mamma, manca poco e inizia il processo, ci siamo quasi'. Quel giorno li guarderò negli occhi, uno a uno, anche se so che sarà emotivamente molto pesante, ma lo devo a mio figlio".
Il calvario di Domenico
Domenico aveva una grave patologia cardiaca ed era in attesa di un trapianto. A febbraio 2026 si è reso disponibile un organo compatibile. L'espianto è avvenuto a Bolzano e poco dopo il cuore è stato impiantato a Domenico al Monaldi di Napoli. L'organo però non ha mai iniziato a battere. Domenico è stato reinserito nella lista dei riceventi, ma le sue condizioni si sono aggravate fino alla morte il 21 febbraio. L'ipotesi emersa è quella di una catena di errori iniziata da subito. Il cuore sarebbe stato portato da un ospedale all'altro in una borsa frigo come quelle "da spiaggia", sarebbe poi stato usato del ghiaccio secco che invece di conservare l'organo lo ha bruciato. Nonostante fosse danneggiato il cuore è stato impiantato lo stesso innescando una serie di complicazioni fatali per Domenico. Chi abbia sbagliato e in che misura dovrà essere accertato dalla magistratura.