Venezia, 3 settembre 2026 - Il tempo di un morso veloce a una piadina, un sorso di Coca-Cola e Domhnall Gleeson è pronto per l'intervista in una piccolissima (e caldissima) saletta in cui sono ancora allestite le luci e le telecamere della precedente attività stampa fatta in coppia con Orlando Bloom per “Bucking Fastard”, l'ultimo film scritto e diretto da Werner Herzog . Tra le pellicole in Concorso che competono per il Leone d'Oro, il film vede protagoniste Kate e Rooney Mara nei panni di Jean e Joan Holbrooke, due sorelle inseparabili che parlano all'unisono, amano lo stesso uomo e condividono perfino gli stessi sogni. La loro storia è ispirata a quella di Freda e Greta Chaplin, le gemelle divenute famose negli anni '80 per aver ricevuto un ordine restrittivo da un uomo con cui entrambe avevano avuto una relazione. Un racconto visionario e romantico su innocenza, ossessione e desiderio in cui l'attore irlandese di ‘Questione di tempo’ ed ‘Ex Machina’ interpreta Timothy, un giovane che cerca di aiutarle a trovare una propria indipendenza.
Cosa l'ha attratta di questa favola?
“Prima di tutto mi interessavano Werner Herzog, Rooney e Kate, e la prospettiva di lavorare con queste tre persone. Anche se non avessi letto la sceneggiatura, avrei detto subito di sì. Poi, quando l'ho letta, l'ho trovata davvero profonda. Non è banale o scontata, ha un senso dell'umorismo insolito. Per la maggior parte dei film sai già come andranno a finire nei primi cinque minuti, ne capisci il tono. Questo mi è sembrato qualcosa di nuovo e di autenticamente ‘herzogiano’, ed è stato un orgoglio farne parte”.
‘Bucking Fastard’ è un film che mette alla prova lo spettatore con un racconto impossibile da prevedere. Abbiamo bisogno di storie come questa?
“Si fanno sempre meno grandi film. Sono difficili da realizzare, così come è difficile trovare i finanziamenti e guadagnarci. Ma è proprio per questo che le persone come Werner sono così importanti: per il suo impegno verso il grande cinema, che sia insolito e magari un po' impegnativo. Uno dei miei drammaturghi preferiti è Samuel Beckett, che è immensamente stimato e di successo. Lo stesso vale per Werner: molte persone vanno a vedere i suoi film, anche se sono ‘particolari’. È bello far parte di qualcosa che riesce a combinare entrambe le cose”.
Com'è stato il suo primo incontro con una leggenda come Herzog?
“L'ho incontrato su Zoom . Ed è stato un bene perché nessuno sembra una leggenda su Zoom, siamo tutti lì a schiacciare pulsanti (ride, ndr)! È stato un ottimo modo per rompere il ghiaccio. No, non avrei mai pensato che avrei avuto l'opportunità di recitare in un suo film. Sento che il mio compito qui a Venezia sia rappresentare tutti i grandi attori irlandesi presenti nel film che non sono al Lido. Mi sento come un delegato di tutte quelle persone incredibili che hanno fatto un lavoro meraviglioso”.
In ‘Bucking Fastard’ ha un piccolo ruolo. Per lei è più importante il tipo di progetto a cui prende parte rispetto all'essere protagonista?
“Voglio fare bei film, non mi importa la quantità. Certo, preferirei stare sul set con Werner Herzog ogni giorno anziché per soli quattro, ma l'opportunità di averci lavorato rimane un'occasione gigantesca. Non c'è nessuno come lui. Accetterò sempre un'opportunità del genere, ogni singola volta che mi si presenterà”.
Kate e Rooney Mara nel film parlano e si muovono come se fossero un'unica persona. Da attore com'è stato confrontarsi con loro?
“Ha presente quando guarda qualcuno e non sa su quale occhio si concentra? Alcune persone fissano un solo occhio, altre spostano lo sguardo avanti e indietro. Ecco, sembrava di parlare con la stessa persona, ma guardando due occhi diversi di un unico individuo. Non so come ci siano riuscite, come avere fatto ad arrivare a quell'intesa. Mi chiedo se sia qualcosa di simile a quello che succede con le The Carter Sisters: si crea un suono unico e bellissimo”.
Jean e Joan sono alla ricerca di un mondo migliore. Nel farlo si imbattono in chi si prende cura di loro e in chi cerca di sfruttarle. È uno degli aspetti in cui il pubblico potrà rispecchiarsi?
“Lo spero. Sono una coppia unica, ma i problemi che incontrano sono gli stessi che affrontiamo tutti: come ci interfacciamo con il mondo e come il mondo si interfaccia con noi. A volte le persone cercano solo di prendere. Raramente — ma è la cosa più bella — le persone cercano di osare, condividere ed essere generose. Il loro viaggio e le loro interazioni riflettono perfettamente cosa significa essere al mondo. Credo sia parte di ciò che interessa a Werner. L'ha definita la terza parte di un'insolita trilogia, insieme a Fitzcarraldo e Grizzly Man. Penso che questo filo conduttore abbia a che fare con il nostro posto nel mondo e con l'ossessione. Che trilogia di cui far parte (ride, ndr)! Mi fa sentire davvero orgoglioso. E penso che questo film sia assolutamente all'altezza”.
Qui al Lido George Clooney si è espresso sulle insidie della potenziale fusione Paramount/Warner Bros., parlando del rischio di perdita di posti di lavoro. Lei che è parte di questo settore da anni, come guarda a questi cambiamenti?
“È formidabile. Più chi sta in alto guadagna, più aumenta il numero di persone in basso rispetto a quelle in cima, più il mondo perde il suo equilibrio. Questo sta accadendo davanti ai nostri occhi, e più va avanti, più fa paura”.
La vedremo presto nella seconda stagione di ‘The Paper’. Tra la crisi dei media e multimiliardari che controllano l'informazione, lavorare a questa serie ha cambiato la sua prospettiva sul giornalismo?
“Sì, decisamente. Lo show in sé è una commedia, quindi punta a trovare l'umanità, il divertimento e le risate in quel contesto. Ma il mondo di cui parla è molto serio. La cosa che mi ha insegnato di più è stata uscire e passare del tempo con i giornalisti in Ohio, lavorando in giornali di varie dimensioni: ho visto quanto sia difficile scoprire la verità e poi farla arrivare alle persone. Entrambe le cose stanno diventando sempre più complesse. Quindi sì, è un momento spaventoso, e le persone che fanno questo lavoro e lo fanno bene sono veri eroi che rendono il mondo un posto migliore. È stato spaventoso e stimolante allo stesso tempo”.
Molti suoi colleghi hanno espresso il proprio sostegno a Mark Ruffalo, accusato di antisemitismo per aver parlato a favore della Palestina. Qual è la sua opinione? Gli artisti hanno il dovere morale di far sentire la propria voce?
“Penso che ognuno sia diverso e ognuno abbia il proprio modo di relazionarsi con il mondo. Io amo quello che fa Mark Ruffalo: il fatto che parli apertamente, senza paura e senza vergognarsi delle proprie idee — molte delle quali condivido — lo trovo fantastico e molto importante. Sono contento che ci siano persone come lui. Un altro attore che parla meravigliosamente è Javier Bardem, lo ammiro enormemente. Credo che chiunque abbia il diritto di lasciare parlare solo il proprio lavoro, ma tutti hanno anche il diritto di esprimere la propria opinione, ed è fondamentale che lo facciano”.
Un'ultima domanda: negli anni si è costruita una carriera importante, cosa vuole esplorare in futuro?
“Spero di continuare a trovare ruoli stimolanti e diversi da ciò che ho fatto finora. Vorrei solo trovare persone coraggiose con cui lavorare, perché si migliora quando si collabora con gente di talento, facendo progetti stimolanti e nuovi. Non succede sempre, ma quando accade è molto gratificante”.