Don Marco si difende, dopo la multa di 250 euro per la catena al cane Elly: “Non ho minacciato nessuno”

Fano, 10 ottobre 2026 – “Se mi sono arrabbiato e ho usato quelle espressioni, non erano riferite alle persone, ma al modo con cui si era proceduto”. Don Marco Polverari ci accoglie in casa per raccontare la sua versione. Ha gli occhi rossi, è scosso. Dopo il controllo su un cane tenuto legato e la multa di 250 euro, tre guardie ecozoofile dell’Oipa lo hanno denunciato per minacce.

Il cappellano del Santa Croce mostra il guinzaglio elastico, la cuccia e gli spazi di Elly: una simil pitbull di un anno e mezzo, nove chili e poco più, vivace e giocosa. Gioca con lei mentre ci racconta come la tiene. Il don dice di legarla durante alcune assenze perché non è ancora abituata a restare senza scappare. Quando ci apre il cancelletto Elly esce davvero: fa un giro in strada, poi un vicino la riporta al guinzaglio.

Don Marco, perché dice di essere stato ingannato?

“Mi hanno telefonato dicendo che dovevano verificare il microchip. Ero fuori casa, sono tornato e le ho accolte cordialmente. Hanno controllato il microchip, poi hanno aperto il blocchetto dei verbali e fatto la multa”.

Elly è una simil pitbull di un anno e mezzo, nove chili e poco più, vivace e giocosa

Elly è una simil pitbull di un anno e mezzo, nove chili e poco più, vivace e giocosa

Lei che cosa contesta?

“Mi hanno chiesto di verificare il microchip del cane ma sono entrate in casa mia già con l’intenzione di farmi una multa. Io le ho accolte ma non sono mai stato informato che l’intervento riguardava il modo in cui teneva Elly”.

Le operatrici sono intervenute dopo una segnalazione, corredata da foto e video, di un cane legato. Era la sua Elly?

“Elly era legata a un guinzaglio elastico, non a una catena, nell’ingresso pavimentato della mia casa. La tengo così soltanto in alcuni momenti, quando sono fuori. L’ho presa da pochi mesi e non è ancora abituata a restare libera senza scappare. Quando sono in casa sta con me e dorme dentro”.

Il verbale descrive il cane “in apparente buona salute”. Ma la contestazione riguarda il fatto che fosse legato.

“Ho cercato di spiegare come la tengo, prima con calma e poi in maniera più animata. Ho chiesto che guardassero il cane, non soltanto il guinzaglio. Mi sono arrabbiato perché mi sono sentito ingannato”.

Le attribuiscono “Passerete guai seri, ve la farò pagare”. Lo ha detto?

“Posso averla detta, ma all’interno di quel contesto, con una premessa: se scopro che siete entrate con una segnalazione e non avete applicato correttamente la legge”. Don Marco ci spiega che intendeva denunciare quello che riteneva un comportamento scorretto delle operatrici, non minacciarle sul piano personale.

E “vi capiterà sicuramente qualcosa di brutto”?

“No, questo assolutamente non l’ho detto. ‘Non finisce qui’ l’ho detto, certo. Ma non come minaccia alla persona”.

Che cosa intendeva?

“Non accetto questo modo di fare”. Il sacerdote riferisce che, nell’ultima telefonata prima delle denunce, aveva annunciato di voler denunciare a sua volta quello che considerava un comportamento scorretto. Dice di aver raccolto anche altri racconti critici sull’operato delle guardie. La sua protesta, sostiene, nasceva dalla convinzione che fossero entrate con l’intenzione di multarlo, presentando il controllo come una verifica del microchip.

Le guardie riferiscono anche di “spalle coperte”, conoscenze nei carabinieri e approvazione del sindaco e della curia.

“No, no”, risponde, negando di aver rivendicato quelle protezioni. Racconta invece di essere andato dai carabinieri per verificare gli atti ricevuti. “Ho scritto al sindaco la stessa mattinata”. Ci legge i messaggi: scriveva che avrebbe pagato la multa, pur contestando il modo in cui era avvenuto il controllo.

Sapeva che le telefonate venivano registrate?

“Sì, me l’ha detto. Le ho persino autorizzate”.

Ora come tiene Elly?

Mostra la rete aggiunta al cancello. È provato e amareggiato per una vicenda che vive come un’ingiustizia, ma è noto a tutti il suo modo di non rassegnarsi: “Per la verità e la giustizia bisogna pagare sempre”.