Nata a Firenze, con le sue opere, entrate nella collezione del MoMA, aveva rivoluzionato l'arte del movimento. Si è spenta nella sua città adottiva, Los Angeles
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È morta all'età di 91 anni Simone Forti, pioniera della danza postmoderna e Leone d'Oro alla carriera alla Biennale Danza 2023, tra le figure più innovative e influenti della sua arte e nel Novecento, capace di rivoluzionarla con le sue celebri Dance Constructions che prendevano a prestito dal linguaggio della scultura e della danza. L’artista italoamericana nata a Firenze si è spenta a Los Angeles, dove viveva, dopo essere stata malata per anni di Parkinson. Ad annunciare la sua scomparsa è stata la Galleria Raffaella Cortese di Milano, che la rappresentava dal 2018. "La ricordiamo con affetto, ammirazione e profonda gratitudine e restiamo impegnati a tramandare la memoria della sua straordinaria opera", si legge in un messaggio.
L’addio all’Italia per le leggi razziali
Nata Simonetta, da due genitori di origine ebraica, nel 1935, era stata costretta con la famiglia a lasciare l’Italia nel 1938 per fuggire dalla persecuzione antisemita e dalle leggi razziali. Dalla Svizzera, la famiglia Forti si era poi trasferita e stabilita negli Usa, dove nei primi anni Cinquanta, ancora giovanissima, avrebbe incontrato l’artista minimalista Rober Morris alla Reed University, condividendo con lui due anni di college, il ritiro dagli studi, un matrimonio e il trasloco a San Francisco.
L’esplosione negli anni ‘60
Negli anni ’60 la sua fioritura artistica, con la presentazione nel 1961 della performance “Five Dance Constructions and Some Other Things” avvenuta nel loft di Yoko Ono a Manhattan. Un’opera influenzata dalle sperimentazioni del gruppo d’avanguardia giapponese Gudai Art Association. Tra le sue opere più celebri, entrate nella collezione del MoMA, anche Zoo Mantras (1968), costruita a partire dai movimenti ripetitivi degli animali osservati negli zoo.
Il cordoglio della Biennale
Il presidente, il direttore generale, la responsabile dell’Archivio storico, il direttore artistico del settore Danza, il consiglio di amministrazione e la Biennale di Venezia tutta, hanno espresso il loro cordoglio per la scomparsa della grande artista, "figura seminale della postmodern dance americana e della performance che ha rinnovato costantemente investendo tutte le arti". Presente numerose volte alla Biennale nei suoi diversi settori, Simone Forti aveva partecipato alla 39/A Biennale Arte del 1980 nella sezione dedicata a "L'arte negli anni Settanta - film e videoproduzioni di artisti che lavorano in performance" curata da Achille Bonito Oliva, Michael Compton, Martin Kunz, Harald Szeemann; mentre alla Biennale Danza del 2018 veniva presentato "An Evening of Dance Construction" (2009), il film che ripropone quelle danze radicalmente nuove diventate leggendarie che la Forti aveva originariamente presentato nel loft/studio di Yoko Ono nel 1961, serie poi ricostruita per il Museum of Contemporary Art nel 2004; fino al 2023, quando le viene attribuito il Leone d’oro alla carriera al 17/a Festival Internazionale di Danza Contemporanea per “un corpus di opere - performance, disegni, film, video, fotografia, installazioni e scritti - sorprendente per varietà e unico per capacità visionaria” come recitava la motivazione del direttore Wayne McGregor. E proseguiva: “Autodefinitasi artista o movement artist, così da non costringersi nelle convenzioni e ortodossie dell’essere una ‘coreografa’, Simone Forti si è sempre mossa liberamente e senza confini tra mondi creativi, intrecciando diverse discipline e – facendo questo – ha sostenuto la superiorità del corpo, o piuttosto ‘il pensare con il corpo’ come forza di sperimentazione, azione e (re)invenzione”, secondo le parole di Wayne McGregor, direttore artistico della Biennale Danza.