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- Edi Rama: “Neutralizzato drone esplosivo destinato a Palazzo del Governo". Il malcontento diventa guerriglia urbana anche in Albania
Violente proteste a Tirana per chiedere le dimissioni del premier, molotov contro sedi della Banca centrale e della Corte suprema. La rivolta è partita dagli studenti ma si inserisce nel solco della cosiddetta ‘rivoluzione dei fenicotteri’

Lacrimogeni contro i manifestanti durante una protesta antigovernativa nel centro di Tirana

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Roma, 18 ottobre 2026 - Un drone esplosivo, destinato a colpire la presidenza del Consiglio a Tirana è stato neutralizzato due giorni fa: l'ha reso noto oggi il premier Edi Rama, commentando le violente proteste nella capitale che chiedono le sue dimissioni. Dietro l'attacco, per Rama, ci sarebbero "mani straniere", tesi sostenuta sin dall'avvio delle proteste nel Paese. Il premier ha poi messo in evidenza un post su X di Aleksandr Dugin, "l'ideologo di Putin", che elogiava le proteste in Albania. "Abbiamo molte informazioni sull'interferenza nei social media delle mani straniere, dove un'altra è anche quella dell'Iran".

Un manifestante lancia un lacrimogeno durante una protesta antigovernativa a Tirana
L'Albania ha rotto le relazioni diplomatiche nel 2022 con la Repubblica Islamica dopo un massiccio attacco cibernetico contro la sua infrastruttura digitale. Secondo Rama il drone avrebbe dovuto colpire un'installazione tridimensionale nel cortile interno del Palazzo, utilizzato come spazio per eventi e incontri ufficiali. "Dio sa, quali sarebbero state le conseguenze", ha ribadito Rama.
La protesta dilaga: “Rama se ne vada”
La protesta dilaga nelle vie di Tirana, con i manifestanti che chiedono le dimissioni del premier Edi Rama e lanciano bombe molotov contro una delle sedi della Banca centrale e contro la Corte suprema. La scena si è ripetuta identica a pochi giorni fa, quando i manifestanti si erano praticamente impadroniti del centro della città, assaltando ministeri, parlamento e ancora una volta la Corte costituzionale, dando fuoco a negozi e filiali di banche ingaggiando violenti scontri con la polizia che era riuscita a respingere anche un tentativo di attacco al Palazzo del governo.

Edi Rama, primo ministro albanese
Ieri le forze dell'ordine hanno dovuto di nuovo respingere ripetuti tentativi di assalto al ministero dell'Educazione, con sassi e molotov, usando idranti e lacrimogeni mentre i manifestanti hanno denunciato l'uso di proiettili di gomma. A poche centinaia di metri di distanza è intanto andato in fiamme anche il gabbiotto alla porta d'ingresso della nunziatura, l'ambasciata in Albania della Santa Sede.
La tensione rimane alta, con oltre 200 persone arrestate e molti feriti. Il centro di Tirana sembra un campo di battaglia, con edifici pubblici distrutti e numerosi negozi devastati e saccheggiati. Il premier Edi Rama si è recato ieri mattina proprio in uno degli esercizi commerciali presi d'assalto e ha promesso il sostegno del governo per risarcire dei danni. Alle richieste dell'opposizione di centro destra guidata da Sali Berisha che chiede le sue immediate dimissioni, Rama ha ribadito non intende fare alcun passo indietro. "La mia responsabilità in queste ore difficili è difendere i cittadini, e andare avanti per portare l'Albania verso l'adesione all'Unione europea", ha detto.
L'ondata di malcontento in Albania è partita dagli studenti - ispirati dalla crisi in Francia - ma si inserisce nel solco della cosiddetta 'rivoluzione dei fenicotteri', la mobilitazione contro il governo innescata dal movimento contro il progetto turistico di lusso nel sud del Paese legato a Jared Kushner, trasformatasi poi in una protesta generale sfociata in violenze e richieste di dimissioni del premier. Una protesta che ha travalicato i confini del Paese, con i ragazzini delle periferie milanesi che, durante le proteste odierne nel capoluogo lombardo, hanno sventolato la bandiera albanese per inneggiare alla rivolta in corso a Tirana.
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