Cortei, Guerriglia a Milano, Bologna e Torino. 28 arresti

AGI - Sono 197 le persone identificate e accompagnate negli uffici di polizia per le violenze avvenute ieri agli scontri ai cortei organizzati in varie città dal movimento 'Italia in piazza': 28 persone sono state arrestate, di cui 12 minorenni e 6 stranieri: tra questi ci sarebbero anche migranti di seconda generazione. Sono 43 i denunciati e 141 i feriti tra le forze dell'ordine.

Ci sarebbe "Italia in Piazza" - una rete di movimenti e attivisti che ha lavorato, soprattutto sui social, per portare migliaia di giovani nelle piazze italiane -, dietro le violenze avvenute nel centro di Milano. La manifestazione di ieri e' stata promossa dal 4 ottobre scorso quando, su Instagram, e' comparso l'account presentato come espressione spontanea del malcontento giovanile. I contenuti sono stati diffusi in collaborazione con Erick Jara, Capoditaglia e Nuovi Italiani. Quest'ultimo è il movimento riconducibile allo stesso Jara, gia' candidato nella lista civica Milano Libera. Ma il filo conduce anche al Fronte rivoluzionario italiano, con il quale la rete ha condiviso iniziative.

Il bilancio delle devastazioni a Bologna

È di 75 feriti tra le Forze dell'ordine, di cui 18 con prognosi dai 10 ai 30 giorni, il bilancio, comunicato dalla Questura di Bologna, degli scontri e della guerriglia urbana scatenatasi a Bologna ieri pomeriggio, nel corso della manifestazione contro il caro vita. Sono stati arrestati cinque giovani, di cui quattro minorenni nati tra il 2008 e il 2010, tutti denunciati a vario titolo per i reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamento in corso di una manifestazione pubblica.

Tra questi una minorenne arrestata, una 16enne nata a Imola e cittadina tunisina, trovata in possesso di un coltello monofilare della lunghezza di 18 centimetri e di due coppie di forbici dalle punte acuminate. Sono stati anche identificati circa 50 soggetti, 10 manifestanti sono stati accompagnati in Questura, di cui 7 già denunciati all'autorità giudiziaria, mentre per gli altri attivisti coinvolti sono in corso attività investigative volte ad accertare le individuali responsabilità penali. La Questura di Bologna ricostruisce anche gli avvenimenti della giornata di ieri. "A partire dalle 14:30 - fa sapere - circa 500 persone, sotto il coordinamento della locale compagine antagonista principalmente riconducibile al Collettivo Universitario Autonomo (CUA) e a PLAT, si sono radunate in piazza Minghetti e, senza averne fatto preavviso ne' aver accettato alcuna interlocuzione con la Digos, muniti di un carrello con a bordo strumenti di amplificazione per la diffusione di musica e interventi, alle 15.30 circa sono partiti in corteo". "Quest'ultimo, durante il tragitto - tenuto ai margini del centro storico grazie all'opportuno posizionamento dei reparti inquadrati -, si è ingrossato fino a raggiungere circa le 2.000 unita' nel momento di massimo afflusso", prosegue la ricostruzione. "Tra queste - sottolineano dalla Questura -, si è evidenziata una cospicua presenza di circa 200 giovani in gran parte di origine straniera, molti dei quali travisati. Giunti in Piazza XX Settembre, parte dei giovani di seconda generazione si e' portata in testa al corteo avanzando dalle retrovie e perpetrando lanci di oggetti contundenti (bottiglie, segnaletica stradale e sanpietrini) nella fase in cui si giungeva nel tratto di viale Masini antistante la Stazione Centrale di Bologna". "Nella adiacente piazza Medaglie D'Oro e nei pressi dello scalo ferroviario - presidiato dai reparti inquadrati e da un mezzo idrante della Polizia di Stato -, i circa 300 facinorosi hanno accatastato numerose biciclette del servizio di bike sharing, divelto lamiere e griglie dei cantieri adiacenti, raccolto e lanciato centinaia di pietre nei confronti della Digos e dei reparti inquadrati, danneggiato vetrine di esercizi commerciali nonche' autobus del servizio pubblico e privato", comunica la Questura. "Solo alle ore 23 circa - a seguito dell'utilizzo dell'idrante, di numerosi lacrimogeni e dell'approntamento di molteplici cariche di alleggerimento i violenti si sono allontanati in piu' direzioni", conclude.

Sala, troppo pochi agenti, sottovalutato il momento

"Ieri in piazza troppo pochi agenti, è stato sottovalutato il momento". Lo ha detto il sindaco di Milano, Beppe Sala, intervenendo in diretta su RTL 102.5, nel corso di L'indignato Speciale, parlando delle manifestazioni violente che ieri hanno colpito la città di Milano. Guardando le immagini, soprattutto quelle di piazza Duomo, "ho visto una quantità di protestanti estremamente violenti e uno sparuto gruppo di poliziotti, messi in un angolo. Ora, io non ce l'ho con il questore, ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni giorno. Ma ho l'impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano per la gestione dell'ordine pubblico non fossero adeguate - ha detto Sala -. Sono anni che seguo le manifestazioni e le vedo. Ecco, ieri mi sembravano tanti contro pochi. Purtroppo, in questi casi bisogna ragionare anche in questo modo".

Piantedosi, da Sala riflesso sinistra radical chic

"Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le forze dell'ordine vittime di aggressioni ignobili. Ma dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che, secondo lui, sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti". Ad affermarlo è il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
"La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell'ordine - continua il ministro -. Rassicuro il sindaco: l'adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa e' valutare come prevenire meglio le violenze, un'altra e' spostare l'attenzione da chi le commette".