Il fenomeno climatico più discusso del 2026 sta accelerando a un ritmo che nessuno aveva previsto. Con mesi di anticipo rispetto al consueto picco stagionale, El Niño ha già superato ogni record storico di temperatura nel cuore del Pacifico, riaprendo l'allarme su un pianeta che fatica a smaltire il calore accumulato.
Un record superato con mesi di anticipo
Nella regione di monitoraggio del fenomeno, la cosiddetta area Niño 3.4, la temperatura è salita di 3,05°C rispetto alla media, superando il precedente primato di 3,02°C stabilito nel 2015, ma questa volta raggiunto già a settembre invece che a novembre. Un dato che colloca l'evento 2026-2027 tra i più intensi mai registrati da quando esistono le rilevazioni moderne, iniziate nel 1950: solo due El Niño hanno mai toccato i 3°C di anomalia giornaliera nell'indice Niño 3.4, questo e quello del biennio 2014-2016.
Secondo l'analisi della piattaforma meteorologica Meteored, il ritmo di crescita del 2026 è praticamente sovrapponibile a quello di un altro evento storico: la soglia dei +2°C fu raggiunta nel 1997 quasi negli stessi giorni di quest'anno, con meno di una settimana di scarto.
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Cosa dicono i modelli internazionali
I dati più recenti confermano che la fase di intensificazione non si è ancora fermata. Secondo l'aggiornamento del Climate Prediction Center di metà settembre, l'indice Niño 3.4 ha già toccato i +3,0°C e tutti i 22 modelli previsionali concordano su un'ulteriore intensificazione, con la permanenza di un El Niño "molto forte" per l'intero inverno 2026-2027.
Anche l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), il 3 settembre, aveva certificato che il fenomeno si sarebbe rafforzato fino a un'intensità molto elevata prima di raggiungere il picco verso la fine dell'anno. L'agenzia ha inoltre segnalato un dato tecnico rilevante: sotto la superficie del Pacifico, tra luglio e i primi di agosto, le temperature oceaniche subsuperficiali risultavano superiori di oltre 8°C alla norma in alcune aree, un vero e proprio "serbatoio di calore" destinato a risalire lentamente verso est, alimentando l'evento nei mesi successivi. La NOAA, dal canto suo, ha attribuito una probabilità del 69% al raggiungimento di almeno +2,5°C tra ottobre e dicembre.
Il picco atteso: uno scenario da "Godzilla El Niño"
Le previsioni più aggiornate collocano il picco del fenomeno tra novembre e dicembre 2026, con proiezioni multimodello che indicano possibili anomalie fino a +4,0°C.
Un valore che diversi climatologi hanno già ribattezzato "Godzilla-level", riecheggiando il soprannome dato al celebre super El Niño del 2015-2016. Sul piano della classificazione scientifica, si parla di El Niño già a partire da +0,5°C di anomalia, mentre la soglia dei +2°C definisce un evento "very strong" o "super" El Niño: la fascia in cui il 2026 si è ormai saldamente collocato.I primi segnali sul campo: dai coralli di Kiribati agli oceani più caldi da millenni
Gli effetti non sono più solo numeri nei modelli previsionali. Nelle acque attorno all'atollo di Kiribati, nel cuore del Pacifico, la temperatura superficiale del mare risulta già circa 2°C sopra la media stagionale, e i primi coralli mostrano segni di sbiancamento, un fenomeno che indica stress termico diretto sugli ecosistemi marini.
Su scala globale, il quadro è altrettanto preoccupante: secondo dati Copernicus ripresi dalla stampa internazionale, la temperatura media della superficie degli oceani ha toccato in agosto quasi 21°C, un valore che le ricostruzioni basate sulle carote di sedimenti marini indicano come il più alto dell'intero Olocene, l'epoca geologica iniziata circa 12mila anni fa. A spingere il termometro contribuiscono sia l'El Niño in formazione sia le ondate di calore marino che, nello stesso periodo, hanno interessato il 42% degli oceani del pianeta.
Gli effetti si estenderanno fino al 2027
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la persistenza del fenomeno oltre il picco stagionale. Gli esperti dell'OMM avvertono che l'evento resterà "molto intenso" almeno fino a febbraio 2027, e che le conseguenze più marcate sul clima globale si faranno sentire proprio nell'anno successivo al picco: il calore assorbito dagli oceani durante El Niño si rilascia in atmosfera con un certo ritardo, spingendo verso l'alto le temperature medie globali anche dopo l'esaurimento del fenomeno nel Pacifico.
Ultimo aggiornamento: martedì 22 settembre 2026, 17:49
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