Una cisterna interrata, pensata per la raccolta delle acque piovane o per la lavorazione delle olive, si è trasformata in una trappola mortale in pieno centro abitato. È accaduto a Partinico, comune del Palermitano a circa 36 chilometri dal capoluogo, dove una donna e il figlio sono stati trovati morti in un garage sotto la loro abitazione, in via Lorenzo Perosi. A perdere la vita sono stati Vincenzo Troia, 21 anni, e sua madre Rosalia La Manna, 37 anni.
La dinamica: un gesto quotidiano finito in tragedia
Tutto sarebbe partito da un'operazione ordinaria, legata al lavoro nei campi di famiglia. Il ventunenne sarebbe sceso nel garage per recuperare le reti utilizzate per la raccolta delle olive. Non vedendolo risalire, la madre ha deciso di andare a cercarlo personalmente e proprio quel gesto istintivo le è stato fatale.
Una ricostruzione più dettagliata, riportata da testate locali, racconta che Vincenzo sarebbe sceso per primo, mentre la madre, dopo aver sentito un tonfo e aver visto il figlio a terra, si sarebbe calata a sua volta nella cisterna nel disperato tentativo di soccorrerlo. Per nessuno dei due c'è stato scampo.
Cosa ha reso l'aria irrespirabile
Il punto chiave dell'inchiesta riguarda la composizione dell'aria all'interno della cisterna. Secondo quanto accertato dai vigili del fuoco, nel locale non c'era ossigeno. Le squadre specializzate del nucleo NBCR sono dovute intervenire con le bombole per poter accedere in sicurezza.
L'ipotesi più accreditata è che l'ambiente fosse saturo di anidride carbonica a causa della presenza di residui organici, probabilmente riconducibili alla precedente stagione agricola. Un dettaglio importante emerso successivamente è che nel garage teatro della tragedia erano presenti due cisterne interrate, non una sola: un elemento che gli inquirenti dovranno chiarire nella ricostruzione definitiva dei fatti.
I soccorsi e l'intervento delle forze dell'ordine
Sul posto sono arrivati i sanitari del 118 e i vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza l'area e recuperato i corpi.
Un ruolo cruciale è stato giocato da carabinieri e polizia, che hanno impedito ad altri familiari - sconvolti dal dolore e pronti a calarsi a loro volta nella cisterna - di esporsi allo stesso rischio mortale.Una precauzione che ha probabilmente evitato un bilancio ancora più drammatico, scongiurando una dinamica simile a quella della strage di Casteldaccia del 2024, dove persero la vita cinque operai per lo stesso tipo di esalazioni.
Nessuna autopsia: le salme restituite alla famiglia
Un dato emerso nelle ultime ore riguarda gli aspetti giudiziari del caso. L'autorità giudiziaria, valutate le dinamiche chiarite dai primi rilievi tecnici ed escluse responsabilità di terzi, ha deciso di non disporre l'esame autoptico, restituendo le salme ai familiari già nel pomeriggio successivo alla tragedia per permettere lo svolgimento dei funerali.
Chi erano Vincenzo e Rosalia
La famiglia La Manna-Troia era molto conosciuta a Partinico per il proprio impegno nel settore agricolo. Rosalia risultava formalmente titolare dell'impresa agricola biologica di famiglia, mentre l'attività quotidiana veniva portata avanti dal figlio e dal marito della donna. Un dettaglio ulteriore racconta le origini della famiglia: secondo alcune ricostruzioni locali, si tratta di una famiglia cresciuta tra sacrifici e lavoro, arrivata a Partinico da Palermo quando Rosalia era ancora giovanissima.
Vincenzo, diventato padre da pochi mesi, viveva con la compagna e il figlio neonato proprio di fronte alla casa dei genitori, la stessa in cui si è consumata la tragedia. I funerali si terranno nella chiesa del Ss. Salvatore, a Partinico.
Ultimo aggiornamento: martedì 22 settembre 2026, 19:38
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