SUSEGANA - C'è chi ha un mutuo ancora da pagare, chi un figlio adolescente da mantenere, chi è arrivato dal Sud trent'anni fa proprio perché Electrolux rappresentava la sicurezza di un lavoro. E c'è chi quel posto fisso lo ha conquistato soltanto da poco, dopo anni di contratti a termine.
Oggi, dentro lo stabilimento di Susegana, storie molto diverse si intrecciano dentro la stessa domanda: che cosa succederà domani? Ad alimentare ulteriormente la paura è l'ultima notizia arrivata dal confronto sul piano industriale: i frigoriferi di bassa gamma cancellati dalla produzione di Susegana verranno affidati in conto terzi in Cina e poi venduti anche sul mercato italiano. Una scelta che, per chi lavora sulle linee trevigiane, rende ancora più concreto il timore di un progressivo ridimensionamento dello stabilimento. Sul tavolo restano infatti 420 esuberi a Susegana, 240 operai e 180 impiegati, all'interno di un piano nazionale che prevede 1.450 eccedenze. Oggi si terrà un'assemblea sindacale con i lavoratori per fare il punto su questi nodi e sugli ultimi incontri con l'azienda, oltre che sulla mobilitazione del 15 settembre.
Le voci
Amina, operaia 52enne di origine marocchina, è tra le lavoratrici entrate stabilmente in Electrolux più di recente, dopo una vertenza che aveva coinvolto numerosi dipendenti assunti inizialmente a termine. Lavora al montaggio e ha un figlio di 16 anni. «Quando finalmente ho ottenuto il tempo indeterminato mi sembrava di aver conquistato una sicurezza per il futuro - racconta -. Poi, proprio quando pensavo di poter stare tranquilla, è arrivata questa situazione e ci è crollato il mondo addosso».
Alle parole di Amina, si accodano quelle di Giovanna Cirillo. Anche lei lavora sulla linea di montaggio ma da quasi trent'anni. «Di momenti difficili ne abbiamo attraversati molti, compreso quello del 2014, ma una situazione come questa non l'avevo mai vissuta - spiega -. La preoccupazione era già grande, adesso è enorme. Togliere a Susegana una parte della produzione e portarla in Cina, mentre qui si parla di esuberi e di aumentare ancora i ritmi, fa inevitabilmente pensare a quale futuro venga immaginato per questo stabilimento. Ma è soprattutto la prospettiva occupazionale a preoccupare. «Electrolux è come un grande paese: qui ci sono famiglie monoreddito, madri e padri soli, ma anche marito e moglie che lavorano entrambi nello stabilimento. Dietro ogni numero del piano industriale c'è una famiglia. Non siamo disposti a consegnare il nostro lavoro senza lottare. Andremo fino in fondo».
Come detto da Giovanna, a Electrolux lavorano anche coppie sposate. È il caso di Carla e Sandro Piras. Lui lavora in Electrolux dal 1995, lei dal 1997. Arrivarono giovanissimi dalla Sardegna proprio in cerca di quella stabilità che a casa non riuscivano a trovare. Si sono sposati, hanno costruito qui la loro vita e oggi hanno ancora un mutuo e un figlio di 22 anni. «Siamo venuti in Veneto per lavorare e Electrolux ci ha permesso di costruire tutto quello che abbiamo - racconta Carla -. Non avrei mai immaginato che dopo trent'anni ci saremmo ritrovati con questa paura. Se a rischiare il lavoro fosse uno solo di noi sarebbe già difficile, ma qui lavoriamo entrambi. La produzione che viene spostata in Cina è un segnale che non possiamo ignorare. Però non molleremo: dobbiamo restare uniti e lottare fino alla fine, perché non riguarda soltanto noi, ma anche tutto l'indotto e il territorio».
La preoccupazione arriva anche in municipio. Il sindaco di Susegana Gianni Montesel chiede soprattutto chiarezza sul futuro dello stabilimento e delle centinaia di famiglie che vi lavorano. «Non si possono lasciare centinaia di lavoratori sospesi nell'incertezza. Dietro questa fabbrica ci sono famiglie, professionalità costruite in decenni, un indotto e un intero territorio. Electrolux non è una realtà qualsiasi: ha avuto e continua ad avere un peso industriale enorme per quest'area. Bisogna difendere quello che abbiamo e soprattutto sapere con chiarezza quale futuro si vuole dare a questo stabilimento».
Lo sciopero
La risposta dei sindacati è già stata fissata. Martedì 15 settembre Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani Electrolux, dopo la decisione di interrompere il confronto tecnico con l'azienda. Nello stesso giorno è prevista una manifestazione nazionale davanti allo stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche, per il quale il piano conferma la chiusura.