Se le registe (italiane) al Festival di Venezia 2026 ci sono, è grazie alle altre categorie in concorso
Se di fronte alla notizia di una sola regista in concorso (May el-Toukhy con Woman Unknown) all’83esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia non possiamo che dirci sorpresi, è altrettanto importante sottolineare che, per fortuna, le voci e gli sguardi femminili nel resto delle sezioni della kermesse non sono pochi. A differenza dello scorso anno, in cui “in gara” erano in sei – Kaouther Ben Hania, Valérie Donzelli, Ildikó Enyedi, Shu Qi, Kathryn Bigelow, Lucrecia Martel – , le pellicole e i cortometraggi delle registe, in questo caso italiane, dell’edizione 2026 vanno ricercati fra i titoli delle categorie alternative e tutti, ognuno con il proprio linguaggio, raccolgono un’eredità visiva ispirata alla dimensione dell’intimità.
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Perché, come minimo comune denominatore della poetica dei prossimi 15 titoli che incontrerete leggendo, non è possibile scegliere soltanto il genere femminile delle loro autrici: sarebbe riduttivo e semplicemente banale. Da una madre costretta a fare i conti con la lontananza dalla figlia, il ritratto emotivo e professionale di Gerda Taro, il viaggio nell’autocoscienza di Carla Lonzi, alle bugie di tre bambine, all’immobilità estiva, agli sguardi della vita notturna, alle scoperte inaspettate. Sono i modelli umani (o umanoidi), inseparabili dalla loro intimità, i protagonisti dello schermo di questa edizione. Insieme a quell’indagine costante del dentro prima che del fuori. E poi ci sono i paesaggi afosi, bagnati, corrotti, ma anche febbrili, familiari, sorprendenti.
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A cominciare dall’esordio alla regia di Anna Foglietta con Una storia per Orizzonti, che verrà presentato il 7 settembre. L’attrice e adesso regista voleva «realizzare un film di relazione, in cui la vera protagonista fosse l’anima», esplorando il senso dell’attesa che si insinua fra i rituali quotidiani. Per questo il film racconta la vita di una famiglia di provincia il cui equilibrio viene interrotto (e svuotato) dall’allontanamento della figlia Irene dal nido di casa. Così la macchina da presa diventa «uno strumento di ascolto più che di rappresentazione», conducendo lo spettatore nelle inquietudini di Erika (Alba Rohrwacher), la madre, e di Mauro (Guido Caprino), il padre. Una crisi, appunto intima, che costringe a chiedersi cosa sia il desiderio, e se ancora possiamo praticarlo.

Alba Rohrwacher, Guido Caprino e Caterina Casini in Una storia di Anna FogliettaOrizzonti
Di natura diversa, perché documentaristica, è il lungometraggio di Francesca Archibugi, vincitrice di tre David di Donatello e quattro Nastri d’argento. Fra i suoi ultimi progetti, Il colibrì del 2022, la sceneggiatura di Siccità di Virzì, presentata proprio in concorso a Venezia nello stesso anno, e Illusione (2025). La regista, con Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo, restituisce alla celebre critica uno spazio nuovo in cui raccontarsi. Non ripercorre soltanto la carriera di attivista femminista e radicale, il suo racconto si estende oltre l'immagine di intellettuale attraverso foto inedite e la voce originale dell’autrice. Più intimo di così.

Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo di Francesca ArchibugiGiornate degli Autori
Chi sono le protagoniste della nuova generazione di registe (italiane) al Festival di Venezia 2026
Da Orizzonti si parla di giovinezza
Con La ragazza con la Leica, Alina Marazzi incomincia la storia di Gerda Taro, fotografa tedesca considerata la prima fotogiornalista della storia, un giorno di luglio del 1937, mentre con Robert Capa e i suoi amici stanno per fare ritorno al fronte spagnolo. A distanza di 10 anni dal suo ultimo progetto, Anna Piaggi, una visionaria nella moda, la regista si avvicina alla vita e all’opera della fotografa, riscoprendone l’eredità, l’impegno politico e la capacità di «esplorare la dimensione più intima della memoria europea». Ma soprattutto fa emergere il rapporto tra la giovinezza e l’età adulta, la libertà e un avvenire drammatico.

La ragazza con la Leica di Alina MarazziOrizzonti
Anche Sasso, carta, forbici, cortometraggio illustrato di Virginia Mori, mostra il passaggio alla maturazione, ma con l’immaginario ironico e insieme grottesco del luna park, in cui lo spettatore è costretto a svolgere un viaggio surreale, in cui emozioni e pensieri sembrano perdersi nell’onirico: niente è definitivo e l’ambiguità è la chiave di lettura perfetta.

Sesso, carta, forbici di Virginia MoriOrizzonti
Dalle Giornate degli Autori (Notti Veneziane) è la dimensione quotidiana a ispirare
Nella sezione delle Notti Veneziane delle Giornate degli Autori, Roberta Torre, insieme all'attrice Barbara Ronchi, costruisce una storia liberamente ispirata alla vita della scrittrice e politica Natalia Ginzburg. Dal titolo Scarpe Rotte, la regista affida a un paio di stringate consumate il simbolo di resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale.

Scarpe rotte di Roberta TorreGiornate degli Autori
Di inquietudine e ricerca di un futuro migliore parla anche Uno si distrae al bivio di Alessandra Lancellotti, il film, intimo e insieme corale, che riprende il titolo del celebre racconto dello scrittore e poeta lucano Rocco Scotellaro, in cui il protagonista (Giorgio Ramorra, alter ego dell'autore), non ancora ventenne, vive la realtà di un Mezzogiorno, rurale e spopolato, alla scoperta delle proprie radici.

Uno si distrae al bivio di Alessandra LancellotiGiornate degli Autori
Anche Elisabetta Giannini segue da vicino lo sguardo di una giovane protagonista, Carolina, di appena otto anni, per scoprire il lato più vero del deserto del Sahara negli anni '90, avvicinandosi al popolo saharawi, costretto a vivere in esilio. Si intitola La leggenda del deserto.

La leggenda del deserto di Elisabetta GianniniGiornate degli Autori
Guardando il trailer di Domenica Capitale di Giovanna Giuliani si coglie tutto lo spirito, ma forse sarebbe più giusto dire l'anima, di Roma. Telefonate di cortesia, chiacchiere fra chi anche di domenica lavora, antifurti di case lasciate vuote nel weekend. Uno sguardo ravvicinato sulla quotidianità capitolina.

Domenica Capitale di Giovanna GiulianiGiornate degli autori
Dalla Settimana Internazionale della Critica i cortometraggi sono (in maggioranza) GenZ
Caterina Bertini, classe 2001, e Blu Diego Fasoli, del 1999 (due dei numerosi registi Gen Z presenti a questa edizione della kermesse) si insinuano nelle paure e nell'immaginazione di Zoe, Ettore e Marta, fratelli costretti a una notte soli, chiusi fuori casa nella Caldara di Manziana. Dalla fotografia sensibile, che si sofferma sui dettagli delle pozze d'acqua e gli ultimi raggi solari estivi, Dove le lacrime aspettano esplora la solitudine giovanile.

Dove le lacrime aspettano di Caterina Bertini, Blu Diego FasoliSettimana Internazionale della Critica
Inaspettato e curioso, sulla scia della celebre serie Netflix Love, Death & Robots, E-I-E-O di Noemi Arfuso (2000) si muove dal punto di vista di due “entità sintetiche” (e invisibili) che, lontano dalla Terra, giocano a sterminare gli esseri umani. Il tutto osservando i loro successi attraverso una rete di videosorveglianza e commentando passo passo l'avanzamento del piano, finché qualcosa non andrà come previsto.

E-I-E-O di Noemi ArfusoSettimana Internazionale della Critica
La scomparsa misteriosa di una biologa marina combacia con il ritrovamento dell'archivio audiovisivo dedicato alla sua indagine scientifica sul granchio blu. Granchità di Anais Landriscina e Chiara Toffoletto mostra cosa si nasconde sotto la superficie, indagando il fragile confine tra umano e animale, il cambiamento e la trasformazione.

Granchità di Anais Landriscina, Chiara ToffolettoSettimana Internazionale della Critica
Sempre realizzato a quattro mani, Gusci di Elisa Chiari e Francesca Trovato esplora, attraverso una strana superstizione – dodici uova benedette sembrano proteggere il matrimonio di Lucia dal malocchio –, il legame fra due sorelle (Lucia ed Elena) nel viaggio riparatore dedicato al rito preservativo di cui una delle due non può fare a meno.

Gusci di Elisa Chiari, Francesca TrovatoSettimana Internazionale della Critica
Alla fine di una relazione tutto ci sembra parlare di quello che è stato e ormai è finito. Giulia Cosentino, con Se mai le cose, lo rende più reale che mai. Quando Rachele rientra nell'appartamento in cui ha vissuto con Paolo, gli oggetti prendono voce davvero, facendo riaffiorare un fiume di ricordi. Un corto sul valore generazionale che attribuiamo alle cose.

Se mai le cose di Giulia CosentinoSettimana Internazionale della Critica
Dopo Le bambine delle sorelle Bertani, l'attenzione alla (non) purezza del mondo infantile ha conquistato il grande schermo. E Puca di Sara Scalera cattura il preciso frangente in cui l'infanzia di Lotti e Malibù finisce. Anni '90, un pomeriggio d'estate: le ragazze vogliono andare al bar di paese e incontrare le loro crush, ma Puca, la minore, non vuole rimanere a casa mentre i genitori dormono. Tutto procede secondo i piani finché la piccola non si convince di aver visto una sirena uscire dal mare.

Puca di Sara ScaleraSettimana Internazionale della Critica
A Napoli, in un club techno, Rongo, una go-go dancer trans, balla in una gabbia alimentando la fame di desiderio che la circonda. Fra luci stroboscopiche, drink e giochi di potere, il locale si trasforma in un teatro gerarchico e crudele, in cui la protagonista lotta per la sua dignità nel mondo notturno. Paoli De Luca, la regista, lo intitola Revolver, come le mitragliatrici incastonate nel reggiseno di una delle protagoniste, o forse come la potenza di chi vuole sopravvivere.

Revolver di Paoli De Luca
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