Da Oliver ad Olivier: il pensiero di Bierhoff su Giroud | VIDEO
Il Festival dello Sport di Trento continua a regalare degli incontri molto importanti per tutti gli amanti del calcio. Dopo Demetrio Albertini e Gianni Rivera, nella giornata di oggi è stato il turno di Fabio Capello e Oliver Bierhoff, che hanno ripercorso alcuni momenti della propria carriera con ovviamente i riferimenti al Milan e al calcio italiano.
Ex Milan, le parole di Bierhoff
Tra i vari argomenti affrontati dall'ex attaccante tedesco si è parlato anche del rapporto con Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, protagonisti dell'epoca in cui Bierhoff vestì la maglia del diavolo:
«Non l’ho vissuto tantissimo perché era già in Politica, ma un grande gentiluomo. L’ho visto due o tre volte, anche con i figli. Galliani era passionale, sono felice quando lo vedo. Mi ha convinto lui per venire al Milan».
Successivamente, il tedesco ha voluto ricordare la cavalcata che portò il Milan alla conquista dello scudetto nella stagione 98-99, dove era presente una squadra piena di esperienza e qualità, capace di conquistare il titolo al termine di una stagione davvero memorabile:
«Quando ho firmato c’era ancora Capello. Poi hanno cambiato un po’ prima della stagione. C’erano grandi personalità: Boban, Donadoni, Maldini, Costacurta. La differenza la faceva la fame di vincere. Io ho fatto tutte le partite e fino a metà stagione non pensavamo di poter vincere lo scudetto. Zaccheroni ci chiede cosa volessimo fare, ha dato in mano tutto ai giocatori di esperienza e così abbiamo vinto lo scudetto».
Nel ricordare i vari compagni di squadra, Bierhoff ha voluto indicare senza esitazioni Paolo Maldini, leggenda rossonera, come il più grande:
«Se mi chiedi chi è il più grande dico Paolo Maldini. Era li, si metteva a disposizione, si allenava sempre. Quando mi sono seduto al tavolo dei senatori era bello perché facevano battute. C’erano Boban, Rossi, Costacurta: si discuteva anche su quale olio fosse meglio per la pasta. Weah era riservato».
Dai ricordi, poi si è passato al presente, con l'attaccante tedesco che ha voluto parlare anche di Goncalo Ramos e della necessità di essere supportato dalla squadra:
«Difficile che un giocatore solo possa fare la differenza, deve essere aiutato, i palloni devono arrivare. Il Milan è sempre il Milan, è nel mio cuore, ma quando lo guardo ultimamente non mi prende»
Successivamente, il tedesco ha voluto raccontare di aver mantenuto i contatti con Maldini, svelando anche di averlo sentito spesso il telefono quando è stato chiamato in Nazionale, dandogli anche dei consigli:
"Sì, abbiamo parlato spesso al telefono, gli ho raccontato la mia esperienza, ho fatto il tifo per lui, ho visto quanta grinta era pronto a mettere per la rifondazione del calcio italiano. Aveva le idee chiare, ma fin dall'inizio ho detto che devi sentire anche un sistema che sia disposto a seguirti, anche in misure che possono fare male. Lui probabilmente non ha sentito questo".
Bierhoff poi ha voluto affrontare una dei temi più delicati del nostro calcio: il rilancio della Nazionale. Forte della sua esperienza nel processo di rinnovo in Germania, l'ex attaccante ha sottolineato la necessità di un progetto a lungo periodo:
"Devo dire un po' di tutto. Quello di cui ci si deve rendere conto è che il cambio non può avvenire in 2-3 anni, serve tempo. Nel 2000 abbiamo cambiato metodo di allenarsi, l'educazione, abbiamo investito in infrastrutture, negli stadi, nelle accademie. Abbiamo pensato ci volessero 10 anni. E nel 2010 in Sudafrica si vide al Mondiale una Germania diversa, con giocatori tecnici. Serve pazienza, ma anche convinzione e la forza di dire: 'Dobbiamo cambiare'. Da fuori non posso giudicare, ma pensavo che serve proprio arrivare al fondo per risalire. Mi sembrava che l'Italia ci fosse arrivata e che dicesse 'basta', con un cambio forte, investimenti forti".
Interrogato poi sulla possibilità di affidarsi a tecnici esperti come Klopp e Mancini per rilanciare la Nazionale, il tedesco ha evidenziato una difficoltà proprio strutturale:
"Nel breve è difficile, oggi c'è mancanza di qualità. Con tutto il rispetto di ogni giocatore, l'Italia arrivata in Germania con Baggio, Del Piero, Pirlo, Cannavaro. Anche la Germania la guardo e penso: quali sono ad alto livello in un grande club europeo ad incidere? Fanno bene, certo, ma i campioni sono come Matthaus, che va in Italia ad essere decisivo. Quando sono arrivato io era tutto al top, anche come preparatori tecnici, per dire, ma sembra che vi siate rilassati senza la capacità di cambiare".