Fabio Maria Damato racconta a Verissimo tutta la verità sui suoi ultimi anni professionali

Ospite nello studio di Verissimo, Fabio Maria Damato ha scelto di rompere il silenzio per raccontare la sua verità sui complessi e intensi ultimi anni trascorsi al fianco di Chiara Ferragni. Per anni manager e braccio destro dell'imprenditrice digitale, Damato ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera aziendale, soffermandosi in particolare sul momento in cui ha avvertito la necessità di un cambio di rotta nella gestione dell'immagine e delle strategie di comunicazione.


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I rapporti di Fabio Maria Damato e Chiara Ferragni ieri e oggi

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Rievocando i suoi primi passi nella società, l'ex general manager ha ricordato come il suo ingresso sia avvenuto in un momento cruciale: «Io sono arrivato in un momento della carriera di Chiara Ferragni in cui nessuno aveva ben capito in cosa potesse evolversi e quella visione ha poi portato, di fatto, il successo che è arrivato e tutti l'hanno riconosciuto».

Tuttavia, secondo la ricostruzione offerta da Damato, già prima delle vicende mediatiche e giudiziarie la sua percezione del mercato digitale avrebbe richiesto una svolta strategica: «Nel momento in cui, quasi un anno [...] prima, diciamo, del caso Pandoro, io credevo che ci dovesse essere un'ulteriore evoluzione» ha spiegato, aggiungendo di aver notato un profondo cambiamento nelle modalità di fruizione dei social network.

Nello specifico, l'ex manager ha delineato la sua visione per il futuro dell'immagine pubblica dell'imprenditrice: «Sicuramente una sobrietà diversa, no? Un condividere di meno la propria vita». Sollecitato dal programma sul tema della narrazione della sfera privata, Damato ha precisato: «Io sui figli non mi esprimo perché era una questione personale», aggiungendo però come, a suo avviso, la fruizione delle piattaforme stesse prendendo un'altra piega: «Instagram diventa sempre più uno strumento di lavoro, soprattutto per chi fa il creator per il mondo della moda, per il mondo del lifestyle. [...] Sono dei contenuti sempre meno personali e sempre meno presenti nella quotidianità. Raccontano più delle storie di marchi, di vita, di vacanze, ma che sono legate strettamente a un contesto lavorativo e probabilmente questa poteva essere, a mio avviso, l'evoluzione da intraprendere in quel momento».

Spostando l'attenzione sui confini tra il ruolo manageriale e le scelte intime dei creator, Damato ha sottolineato come la narrazione personale sia sempre rimasta una prerogativa esclusiva dell'imprenditrice: «[...] Quando tu sei un personaggio pubblico che racconti la tua vita professionale e anche la tua vita privata, la tua vita privata la racconti in una maniera totalmente tua, personale senza che nessuno in qualche modo si intrometta. E così è successo, ecco».

A titolo esplicativo, ha poi citato un retroscena legato al noto episodio della festa organizzata in un supermercato: «Nello specifico del supermercato ero venuto a sapere di questa festa e avevo consigliato, pur se non mi era stato chiesto, di non farlo».

Attualmente, i due non sono più in contatto: Damato aveva dato le dimissioni a circa due mesi di distanza dallo scoppio del Pandoro Gate.

Le presunte tensioni con Fedez

Un altro passaggio centrale dell'intervista ha riguardato i rapporti con Fedez, ex marito di Chiara Ferragni. Si diceva che i due non si sopportassero, ma Damato ha tenuto a precisare la propria posizione: «Sai, io reputo Fedez un cantante di grandissimo successo, un buon imprenditore, un bravissimo personaggio pubblico. Sotto l'aspetto privato io non ho condiviso nulla».

L'ex manager ha ribadito di aver mantenuto la relazione su un piano puramente formale e professionale: «L'ho rispettato da marito del mio capo e ho sempre tenuto molto a mente quali fossero i limiti da non valicare. Poi, se a Federico non piacessi o non andassi bene e quant'altro, era il mio capo che doveva comunicarmi questo». Ha poi escluso la presenza di confronti operativi diretti: «Io non ho mai avuto delle richieste specifiche da Federico che parlavano di lavoro sulle quali confrontarci, quindi, se poi lui ha una simpatia o un'antipatia, mi dispiace, ma resta in un puro aspetto personale».

Incalzato da Silvia Toffanin sulla frequenza dei loro contatti, Damato ha ribadito la linea mantenuta negli anni: «Erano dei rapporti totalmente di circostanza. Quando si trattava di lavoro, ovviamente, ci si incontrava quando si facevano delle operazioni insieme».

La contrarietà al docu-reality e la scelta su The Ferragnez

Nel ricostruire le decisioni strategiche adottate durante la collaborazione con Chiara Ferragni, Damato ha preso le distanze dalla realizzazione della serie TV sulla vita della coppia: «L'operazione di The Ferragnez, che è un'operazione probabilmente più familiare che di business, io proprio perché non riuscivo a capire i confini, oltre che credevo che non fosse un'operazione corretta per il personaggio, ho deciso di starne fuori. Quindi io sono stato completamente fuori».

Riguardo alle sue apparizioni nello show, l'ex manager ha chiarito trattarsi di presenze marginali e legate esclusivamente ad attività lavorative: «Sì, nella seconda principalmente, perché stavamo vivendo la nostra vita. Io c'ero nella puntata speciale Sanremo, no? Le telecamere erano nella nostra casa durante le prove».

Chiamato a esprimersi sulle perplessità manifestate in passato anche da Valentina Ferragni circa la finzione del format, l'ospite ha concluso: «Sì, l'ho letto. Rispetto la sua posizione, però anche qui, nel momento in cui una scelta è probabilmente più personale, io ho fatto presente che non trovavo corretto a livello di personaggio pubblico fare quell'operazione... [...] Però io poi sono fuori da questo, perché le scelte sono personali [...] e si legano alla professionalità di un individuo specifico. [...] L'azienda era Chiara».

Il Pandoro Gate e la ricostruzione dell'ex manager

Inevitabile, durante l'intervista condotta da Silvia Toffanin, la parentesi dedicata al cosiddetto "Pandoro Gate" e all'impatto della vicenda sul team aziendale.

Esprimendo la propria opinione su come si sarebbe potuta gestire la crisi rispetto alle modalità poi scelte, Damato ha dichiarato: «Avrei spiegato le dinamiche di qual era [...] l'operazione, perché quando si va nello specifico a spiegare le dinamiche è tutto molto più easy e trasparente di quello che può sembrare. Poi è logico che c'è stato un problema e questo lo dice l'AGCM e lo rispettiamo, però avrei provato a spiegare quello. Avrei raccontato anche le storie delle persone che c'erano dietro le aziende per le quali [...] lavoravamo. Sai, spesso si è provato a fare un po' un boicottaggio i prodotti di Chiara Ferragni per boicottare Chiara Ferragni. Lei era il bersaglio, ma dietro c'erano più di 60 famiglie che lavoravano alla crescita di quelle aziende [...]. Reputo che si sarebbe potuto spiegare meglio quello che succedeva, però con il se e con il ma non si fa nulla».

Infine, difendendo la totale buona fede della struttura aziendale nell'impostazione dell'iniziativa commerciale oggetto delle sanzioni amministrative, Damato ha argomentato la sua interpretazione dei fatti: «Non capisco quale avrebbe dovuto essere il vantaggio di un personaggio e un'azienda come quella di Chiara Ferragni che si mette a rischio per cosa? Soprattutto in un momento di estremo successo, un momento di estrema popolarità e dove c'era molto da perdere. [...] Si è parlato anche di un volersi pulire usando la parola beneficenza. Però pulire da cosa? In quel momento non c'era nessuna macchia su Chiara Ferragni, anzi tutti la consideravano un personaggio positivo. Erano state fatte tante altre operazioni che avevano avuto una risonanza molto più grande, come per esempio quella dell'ospedale San Raffaele durante il Covid. Quindi non c'era nessuna necessità né di pulizia, nemmeno di dover accrescere qualcosa attraverso nessuna operazione».