Famiglia Angelucci morta in Perù: a Seregno ora si vive tra dolore e timori sul futuro dell’azienda Ima Tecno

Seregno (Monza), 4 agosto 2026 – La morte di Massimo Angelucci, della moglie Elena e del figlio Lorenzo nella tragedia aerea avvenuta in Perù ha lasciato Seregno in un silenzio attonito. Un dolore che non riguarda soltanto la cerchia familiare, ma che si allarga alla città, ai colleghi, alle istituzioni, fino a toccare il cuore produttivo della Brianza.

Ieri mattina, alla Ima Tecno, l’azienda fondata dalla famiglia e cresciuta negli anni fino al trasferimento a Lissone, in via delle Industrie, le bocche erano cucite. Una realtà che conta una trentina di dipendenti. Hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, meglio un’assemblea tra le mura aziendali per confrontarsi sul loro futuro.

T15U_A

La sede della Ima Tecno

Di cosa si occupa la Ima Tecno

Massimo non era solo il titolare, era una figura stimata, presente, riconosciuta per competenza e qualità umane. La scomparsa dell’intera famiglia getta inevitabilmente un’ombra sul futuro dell’impresa. La Ima Tecno, specializzata nella produzione di componenti tecnologici per macchinari destinati alla lavorazione dei metalli, è un’azienda solida, tra le 700 migliori della Brianza secondo gli ultimi dati disponibili. Una realtà sana, inserita in un settore altamente specializzato.

Angelucci aveva la visione tecnica e la capacità commerciale necessarie per guidarla. Ora, però, la continuità dipende da passaggi burocratici che richiedono tempo e decisioni delicate. La forma giuridica della società, una Srl, offre alcune tutele: il decesso del titolare non comporta lo scioglimento automatico dell’impresa. Le quote a livello teorico passano ai parenti, ma solo dopo l’accettazione dell’eredità. Fino a quel momento, i familiari non sono soci e non possono amministrare.

L’azienda può restare bloccata

Se l’accettazione non avviene in tempi brevi, interviene il tribunale con la nomina di un curatore; altrimenti l’azienda resta bloccata, impossibilitata persino a pagare gli stipendi. E la strada, spesso, porta alla liquidazione. In città, intanto, non si parla d’altro. La tragedia è entrata nelle conversazioni quotidiane, nei bar, nelle famiglie, negli uffici.

Il sindaco Alberto Rossi era davvero molto colpito e ha offerto piena disponibilità ai parenti per ogni necessità. Ma ora non resta che aspettare: il rimpatrio delle salme è regolato da procedure internazionali che richiedono documenti, autorizzazioni nel Paese del decesso, l’intervento del consolato italiano, del ministero degli Esteri e della prefettura. Il trasporto avverrà con volo di Stato fino a Roma, poi le salme raggiungeranno la Brianza.

I 7 italiani morti nell'incidente aereo in direzione Nazca. Da sinistra: la coppia Angelucci, Cristina Bianco, Matteo Gianturco (maglia nera), Paolo Gianturco, Lorenzo Angelucci e Pietro Gianturco

I 7 italiani morti nell'incidente aereo. Da sinistra: la coppia Angelucci, Cristina Bianco, Matteo Gianturco (maglia nera), Paolo Gianturco, Lorenzo Angelucci e Pietro Gianturco

Il dolore degli zii

Essere ottimisti significa immaginare una decina di giorni; più realistico pensare a tre settimane. A Seregno, con ogni probabilità, sarà proclamato il lutto cittadino nel giorno delle esequie. “Erano partiti giovedì pomeriggio – ha raccontato Massimo Mantegazza, zio materno –. Le due famiglie viaggiavano sempre insieme. Si conoscevano”.

La zia Paola Sala ha aggiunto un ricordo che oggi pesa come un macigno: “Avevamo festeggiato quindici giorni fa la laurea di Lorenzo. Era da tempo che organizzavano questo viaggio. Le due famiglie e i ragazzi erano molto uniti. Ogni volta grandi abbracci, segno di affiatamento e di affetto”.

La commozione della docente

Intanto anche Marina Fumagalli, docente al liceo delle scienze applicate “Don Gnocchi“ di Carate Brianza, ha voluto ricordare la famiglia: “Lorenzo era curioso, amava viaggiare, era un ragazzo di grande coscienza, che ha vissuto la scuola come una grande opportunità per la sua crescita e con un senso di responsabilità altissimo. Era molto simpatico e aveva uno splendido rapporto con i compagni di classe, ai quali era rimasto fortemente legato anche dopo il diploma. Il papà era un uomo essenziale, schietto e franco. Tra la famiglia Angelucci e la scuola c’è sempre stato un rapporto di collaborazione meraviglioso e profondamente positivo”.