I primi sei mesi del 2026 raccontano una storia paradossale per Fastweb + Vodafone. Meno clienti, meno fatturato, ma una redditività in crescita a doppia cifra. È il primo bilancio concreto della fusione tra i due operatori, operativa dal primo gennaio scorso, e i numeri fotografano una trasformazione profonda del secondo gruppo italiano delle telecomunicazioni. Alla chiusura del 30 giugno, il gruppo contava 19,8 milioni di connessioni mobili, il 2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche le connessioni di rete fissa hanno seguito lo stesso trend, fermandosi a 5,5 milioni con una flessione analoga.
I ricavi complessivi sono scesi del 3,3%, attestandosi a 3,47 miliardi di euro. Numeri che, letti superficialmente, sembrerebbero preoccupanti. Eppure l’azienda parla di risultati sostanzialmente in linea con le attese. Il motivo sta in un indicatore che pochi conoscono ma che rivela molto sulla salute reale di un’impresa: l’EBITDA after lease expense, che misura quanto rende l’attività ordinaria prima di interessi, imposte e altre voci finanziarie. Questo dato è cresciuto del 12,9%, raggiungendo 913 milioni di euro nonostante la contrazione del fatturato.
Come è possibile guadagnare di più vendendo di meno? La risposta sta nelle sinergie, quella parola che nelle fusioni aziendali nasconde sempre tagli, razionalizzazioni e riorganizzazioni. Nei primi sei mesi del 2026, Fastweb e Vodafone hanno generato risparmi per 166 milioni di euro grazie all’integrazione. L’obiettivo dichiarato è superare i 300 milioni entro fine anno. Una parte rilevante di questi risparmi deriva dalla migrazione delle SIM Fastweb sulla rete Vodafone, completata nel primo trimestre. Un’operazione tecnicamente complessa ma che ha permesso di eliminare duplicazioni, razionalizzare i costi di gestione e ottimizzare l’infrastruttura.
In pratica, quello che prima richiedeva due strutture separate ora ne richiede una sola. Sul mercato residenziale, il quadro si fa più interessante. Le connessioni mobili sono scese del 3% a circa 15,3 milioni, quelle fisse del 2% a 4,4 milioni. Fastweb + Vodafone sta perdendo quote, ma sostiene che i clienti rimasti spendono mediamente di più. Il ricavo medio per utente è aumentato dell’1% ed è sceso il numero di disdette, sia nel mobile che nella banda larga.
È la classica strategia qualità contro quantità: meglio meno clienti ma più fedeli e disposti a pagare di più, piuttosto che una massa indistinta di utenti attratti solo dalle promozioni aggressive. Una scelta che nel breve periodo erode la base clienti ma nel medio termine dovrebbe garantire maggiore stabilità e profittabilità. L’azienda cerca anche di diversificare, esplorando territori oltre la telefonia tradizionale. Fastweb Energia ha raggiunto 141mila clienti domestici, 169mila includendo le imprese.
Sul fronte business, la piattaforma Fastweb AI Work ha superato le 40mila licenze, mentre l’offerta cloud è stata ampliata con FASTCloud Open Source e un accordo con Amazon Web Services. Il mercato wholesale racconta due storie opposte. Le connessioni fisse in fibra fornite ad altri operatori sono salite del 22,1% a 1,24 milioni, segnale che l’infrastruttura Fastweb viene considerata affidabile. Al contrario, le connessioni mobili wholesale sono crollate del 20,2% dopo che PosteMobile, a maggio, ha trasferito le SIM dei clienti alla rete TIM, abbandonando Vodafone.
Dal punto di vista infrastrutturale, la copertura 5G ha raggiunto il 90% della popolazione italiana, mentre la fibra FTTH arriva al 61% di famiglie e imprese. Numeri che posizionano il gruppo ai vertici nazionali per disponibilità di reti di nuova generazione. Restano però sul tavolo le questioni che i bilanci aziendali non raccontano. Molti utenti segnalano un peggioramento della qualità del servizio Vodafone negli ultimi due anni, con frequenti problemi di copertura fuori dai centri abitati. C’è chi ipotizza spegnimenti di celle per risparmiare sui consumi energetici, una pratica mai confermata ufficialmente ma tecnicamente possibile.
Il servizio clienti di Fastweb continua a raccogliere critiche feroci, con tempi di attesa lunghi e risoluzioni problematiche. E non va dimenticato che a settembre sono previsti aumenti per alcuni clienti di linea fissa, una mossa che rischia di accelerare ulteriormente l’erosione della base clienti. I primi sei mesi del 2026 hanno dimostrato che la fusione, dal punto di vista finanziario, sta funzionando secondo i piani. La domanda è se questa strategia di razionalizzazione e aumento dei prezzi medi sia sostenibile nel lungo periodo, in un mercato dove Iliad continua a crescere puntando su tariffe aggressive e trasparenza, e dove WindTre e TIM non stanno a guardare.