"Fazzoletti sporchi ed escrementi, ai piedi della falesia abbiamo

TRIESTE. Arrampicare non è semplicemente un esercizio fisico, ma anche di responsabilità, per la sicurezza e verso l'ambiente. 

Queste le premesse da cui è nata “Progetto Verticale Trieste”, un'associazione triestina di giovani che da qualche tempo protegge e gestisce alcune falesie utilizzate per l'arrampicata nel cuore del Carso.

Sono molte le attività che si celano dietro a questa pratica, che forse il più delle volte non vengono considerate.

Eppure, si tratta di un “dietro le quinte” indispensabile per una corretta fruizione della falesia, che va dal mantenimento e alla gestione dei sentieri di avvicinamento alla roccia, fino alla pulizia della falesia stessa, abbinata ad un'opera di sensibilizzazione verso i molti appassionati arrampicatori riguardo alle buone pratiche che permettono di mantenere in sicurezza la persona e pulito l'ambiente.

"Il nostro desiderio è, in futuro, di riuscire a estendere la nostra attività in sempre più siti di arrampicata della provincia – racconta a il Dolomiti Luca Bacer, esponente di Progetto Verticale Trieste -. Attualmente abbiamo in gestione una falesia nel comune di Sgonico, sul Carso, chiamata 'il Baratro', dove non facciamo corsi e non teniamo lezioni, ma manteniamo pulito quell'angolo di Carso e siamo responsabili per buona parte della sicurezza del luogo. Un problema in tal senso sul quale ogni tanto interveniamo è rappresentato dai rinvii lasciati in parete (un sistema di sicurezza fatto da una fettuccia e due moschettoni dentro ai quali viene fatta passare la corda, ndr), lasciarli in parete è una pratica comune e accettata entro certi limiti per facilitare ad esempio la ripetizione di una via, ma dopo un determinato periodo di tempo possono arrugginire, rovinarsi e non essere più sicuri ed è a quel punto che li rimuoviamo. In generale comunque è sempre buona norma assicurarsi, mentre si sale una via di arrampicata, verificare la tenuta di un eventuale rinvio già presente in parete prima di passarci la corda, ed è una pratica che non molti fanno. Delle volte siamo incappati in rinvii affissi allo spit che avevano svariati anni, in casi del genere un moschettone potrebbe anche reggere il peso di per sé ma se logoro potrebbe anche rovinare la corda mettendo a repentaglio la sicurezza, ed è per questo che facciamo questo tipo di supervisione”.

Questo periodo di inizio autunno rappresenta infatti notoriamente un cambio di stagione anche per il mondo dell'arrampicata, nel quale la tendenza è di abbandonare progressivamente le falesie estive per “svernare” in quelle più adatte alla stagione fredda.

Spesso si tratta di pareti di roccia maggiormente battute dal sole, il che le rende confortevoli d'inverno e poco appetibili l'estate, ma nel caso del Baratro è il contrario, essendo quello un luogo piuttosto umido e ombreggiato, ma il momento rimane di per sé un'occasione importante per controllare le condizioni del posto, delle vie e continuare con iniziative sociali di divulgazione per valorizzare la cultura dell'arrampicata, come sottolineato dal climber triestino.

Ma negli ultimi anni l'attività dell'associazione è spaziata in altri punti del Carso, comprese veri e propri “templi” dell'arrampicata a Trieste, come le falesie della Costiera e della Napoleonica.

“Abbiamo organizzato delle giornate di pulizia delle falesie, due anni fa in Napoleonica e in Costiera la scorsa primavera – aggiunge Bacer -, anche assieme ad Acegas (la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti). In Carso di rifiuti se ne trovano di ogni tipo, forse gli stranieri sono quelli meno attenti. Lo scorso agosto abbiamo trovato, oltre ai fogli a terra dopo un 'bisogno', anche un intero rotolo di carta igienica. Mentre il prossimo 11 novembre riproporremo un workshop nell'ambito del festival tematico in Carnia 'Arrampicarnia', incentrato sulla sicurezza delle vie di arrampicata, parlando di protezioni, materiali, rinvii fissi e altro ancora. Oltre a questo proposito Progetto Verticale Trieste, che è nata nel 2022, si propone anche di rappresentare un intermediario tra gli Enti locali e coloro che praticano l'arrampicata, questo perché sono sempre di più le persone che si avvicinano a questo mondo ma le istituzioni dedicate presenti, trattano più che altro di alpinismo e si occupano molto poco dell'arrampicata sportiva in falesia”.

Progetto Verticale Trieste ha preso in custodia una falesia del Carso e la tiene aperta a tutti gli appassionati, ma bisogna tenere presente che essendo che il sito sorge in una proprietà privata, il gruppo è soggetto a spese di gestione per le quali è particolarmente importante rispettare l'area. Nel caso in cui si volesse sostenere con un contributo l'attività dell'associazione si può visitare il sito progettoverticaletrieste.it