Mondo
Una distesa senza fine di macerie. Polvere dove c’erano scuole, ristoranti, moschee, ospedali. Cumuli grigi di detriti dove c’erano case e vita. Le immagini satellitari aggiornate a febbraio 2026 di Google Maps consegnano una fotografia impietosa di ciò che rimane di Rafah, città del sud della Striscia di Gaza vicino al confine con l’Egitto, dopo i bombardamenti dell’esercito israeliano. Tre anni di “operazioni militari” dell’Idf hanno cancellato la città, raso al suolo quasi ogni suo edificio. Scorrendo con il mouse sulla mappa di Google si riesce a percorrere virtualmente i suoi viali circondati da quartieri fantasma. Si incontrano moschee che non esistono più, scuole distrutte, supermercati e caffetterie demoliti, uffici inesistenti, dei quali è rimasto solo l’etichetta su Google. Tra i pochi elementi riconoscibili ci sono le tracce lasciate sul terreno dai mezzi militari israeliani.
Insieme a Rafah, Google ha diffuso anche la mappa satellitare di Khan Younis, che si trova nella zona centrale della Striscia. Non è la prima volta che i satelliti immortalano la devastazione della Striscia di Gaza, rendendo pubbliche immagini altrimenti inaccessibili: fin dall’inizio dei raid, Israele nega l’accesso alla Striscia a giornalisti, fotoreporter e operatori video, se non in rari tour organizzati e scortati dall’esercito di Tel Aviv. Ad aprile del 2025, Unosat, il Centro satellitare delle Nazioni Unite, aveva scattato una serie di fotografie mettendole a confronto con quelle raccolte negli anni e nei mesi precedenti. Il risultato era stato un time-lapse che mostrava la trasformazione nel tempo della Striscia di Gaza. Allora Unosat aveva contato poco meno di 175mila strutture compromesse, quasi il 70% della Striscia. La zona di Rafah rientra tra quelle che hanno subito più danni dall’avanzata dell’esercito, che in breve tempo ha demolito quasi tutti gli edifici facendo della città una zona cuscinetto al confine con l’Egitto sotto il controllo militare di Israele.