Fermo, scatta l’ansia da Micam. Fiera delle calzature al via domenica. «Le istituzioni ci aiutino»

Il vicepresidente Gianni Gallucci
Il vicepresidente Gianni Gallucci

di Massimiliano Viti

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venerdì 11 settembre 2026, 02:10

FERMO Facilitare la partecipazione delle imprese al Micam e sostenerle con una serie di azioni. Le tre associazioni imprenditoriali fermane, Confindustria, Cna e Confartigianato, espongono le loro idee per rilanciare il settore alla vigilia di Micam, la fiera calzaturiera in programma dal 13 al 15 settembre a FieraMilano Rho. Saranno circa 50 i calzaturifici fermani presenti: 22 arriveranno da Montegranaro, 13 da Porto Sant’Elpidio e Sant’ Elpidio a Mare, 11 da Monte Urano, Falerone e Monte San Pietrangeli.

La vitalità

Confindustria sottolinea come il Fermano esprima al Micam la rappresentanza territoriale più numerosa. «La partecipazione ampia delle aziende fermane dimostra la vitalità e il coraggio del nostro sistema produttivo, ma non deve farci sottovalutare la gravità della fase che stiamo attraversando», dichiara Gianni Gallucci, presidente della sezione calzature di Confindustria Fermo.

Che annuncia i vice presidenti: Monica Virgili, Caterina Leombruni, Cristiano Ferracuti e Luca Guerrini. Cna Fermo evidenzia l’altra faccia della medaglia: «Una presenza più contenuta rispetto al passato è un dato che rappresenta un segnale da non ignorare» afferma Andrea Caranfa, segretario generale Cna Fermo e responsabile regionale Cna Federmoda. Pensa al futuro Lorenzo Totò, presidente interprovinciale di Confartigianato Calzature:

«Sarebbe auspicabile individuare strumenti capaci di favorire un ritorno più ampio delle imprese italiane al Micam. Ad esempio, iniziative per rendere più riconoscibili le produzioni made in Italy rispetto a quelle straniere, attraverso eventi dedicati, una comunicazione mirata o forme di agevolazione sui costi di partecipazione». Caranfa evidenzia come «le aspettative sulla fiera restino alte, ma diverse rispetto al passato: a contare sono la qualità dei buyer e la capacità delle imprese di trasformare gli incontri in relazioni commerciali concrete, superando la logica della vetrina». E auspica una maggiore attrattività del Micam sia per gli espositori italiani sia per i buyer esteri. Totò enfatizza come una fiera non si misuri solo dagli ordini raccolti nei tre giorni. «Le fiere sono momenti nei quali si consolidano rapporti, si incontrano nuovi interlocutori e si raccolgono indicazioni utili per capire dove si sta spostando la domanda» osserva lo stesso imprenditore calzaturiero.

Per le tre associazioni la strategia delle imprese è presidiare i mercati tradizionali rivolgendosi a nuove aree che, in base alle statistiche, possono essere Polonia ed Est Europa, Turchia, Estremo Oriente (Giappone e Corea più che Cina) e Africa. Quale sostegno per le imprese? Tutte le tre associazioni indicano la necessità di accompagnare e sostenere le aziende nella ricerca di mercati alternativi. Gallucci di Confindustria Fermo si augura che le risorse si concentrino su strumenti realmente utilizzabili dalle imprese e capaci di produrre risultati misurabili. E indica il sostegno all’internazionalizzazione, la diversificazione dei mercati di destinazione, il rafforzamento della partecipazione fieristica, l’accesso al credito, investimenti nell’innovazione e tutela delle competenze professionali della filiera.

La partecipazione

«Non chiediamo misure assistenziali, ma politiche industriali costruite sulla realtà del comparto», chiosa Gallucci. Gli fa eco Caranfa di Cna: «Chiediamo un impegno più strutturato da parte delle istituzioni, con politiche di internazionalizzazione continuative e non legate soltanto alla partecipazione occasionale alle fiere. La scommessa è puntare su qualità, identità e saper fare del Made in Marche, piuttosto che competere sul solo terreno del prezzo».

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