Favorire una maggiore libertà e consapevolezza nelle scelte relative alla salute riproduttiva e alla genitorialità, sostenendo economicamente le donne che intendono ricorrere alla crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale. È questo l’obiettivo della proposta di legge presentata dal gruppo del Partito democratico in Consiglio regionale della Campania per sostenere la preservazione della fertilità. Prima firmataria è la consigliera Bruna Fiola, che propone un contributo regionale fino a 3mila euro per le donne che decidono di ricorrere alla crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale. Un intervento che si inserisce nel dibattito sempre più attuale sulla possibilità di preservare la fertilità e sulle condizioni, anche economiche, che consentono concretamente alle donne di poter scegliere.
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La proposta
Il testo prevede che possano accedere al contributo le donne tra i 25 e i 38 anni, residenti in Campania da almeno dodici mesi e con un Isee non superiore a 30mila euro. A parità delle altre condizioni, sarà data priorità alle richiedenti appartenenti ai nuclei familiari con l’indicatore economico più basso. Le prestazioni dovranno essere effettuate presso strutture sanitarie pubbliche o private accreditate. «Vogliamo offrire alle donne uno strumento in più, non indicare loro una scelta», spiega Fiola. Il principio alla base dell’iniziativa è dunque quello di ampliare le possibilità a disposizione, evitando che una decisione legata alla salute riproduttiva possa essere condizionata esclusivamente dalle disponibilità economiche. La preservazione della fertilità, sottolinea la consigliera dem, deve poter rientrare tra le possibilità che una donna può valutare con consapevolezza, senza che il costo rappresenti automaticamente un ostacolo.
Fertilità, la proposta del Pd in Campania: «3mila euro per la crioconservazione degli ovociti»
La proposta non interviene sulle tecniche mediche di preservazione della fertilità né sulla procreazione medicalmente assistita, materie disciplinate dalla legislazione nazionale, ma agisce nell’ambito delle competenze regionali in materia di tutela della salute e politiche sociali. Per l’attuazione sono previsti 500mila euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Di questi, 450mila euro all’anno saranno destinati ai contributi per le donne e 50mila alle attività di informazione, comunicazione e sensibilizzazione. La dotazione potrà essere incrementata qualora le risorse risultassero insufficienti rispetto al fabbisogno.
I nodi
È proprio sull’effettiva capacità della misura di raggiungere tutte le donne che potrebbero averne bisogno che si concentrano però alcuni interrogativi. Il primo riguarda il tetto Isee fissato a 30mila euro. Una soglia necessaria per concentrare le risorse sulle fasce economicamente più fragili, ma che rischia di creare una linea di demarcazione molto netta tra chi può accedere e chi resta escluso. Una donna con un Isee di poco superiore ai 30mila euro, infatti, potrebbe non avere una disponibilità economica tale da poter affrontare autonomamente il costo della procedura. Il superamento della soglia non significa necessariamente, nella vita quotidiana, avere risorse sufficienti per sostenere una spesa sanitaria che può raggiungere diverse migliaia di euro. Si potrebbe immaginare la messa a punto di altri criteri da accompagnare all’Isee. Una “griglia” ancor più dettagliata per accedere alla misura. Il secondo nodo riguarda invece i 3mila euro previsti per ciascuna beneficiaria. La cifra può rappresentare un sostegno importante, ma potrebbe rivelarsi parziale rispetto al costo complessivo del percorso. La crioconservazione degli ovociti non comporta infatti necessariamente una sola spesa: al trattamento possono aggiungersi esami, visite, farmaci particolari, prelievi e costi di conservazione. E soprattutto non è detto che un unico ciclo sia sufficiente per ottenere un numero di ovociti considerato adeguato. Da qui l’interrogativo sull’adeguatezza dell’importo e sulla possibilità, in futuro, di calibrare il sostegno anche sulla reale complessità del percorso, anziché prevedere un contributo uguale per tutte.
Una parte delle risorse, 50mila euro l’anno, sarà destinata proprio all’informazione e alla sensibilizzazione. Non è casuale, infine, il richiamo a Emma Bonino. La proposta è stata depositata nelle ore in cui è arrivata la notizia della sua scomparsa. Fiola ha sottolineato il valore delle sue battaglie per i diritti, le libertà individuali e l’autodeterminazione delle donne.