L’ultimo gol lo ha segnato a marzo della scorsa stagione. Contro la Juventus in Champions League. In una notte che sembrava aver sancito il suo ritorno tra i protagonisti, anche se con una maglia diversa. Noa Lang si era trasferito a Istanbul da qualche settimana e fece un “regalo” ai napoletani anche da lontano: eliminare la Juve dalla Champions League travolgendola con un 5-2. La firma di Noa sembrò propiziatoria, ma in realtà quello fu uno dei pochissimi acuti. Anche a causa di un infortunio che ne ha condizionato il finale di stagione. Sembrava. In realtà a Istanbul l’olandese ci ha lasciato il cuore ha legato con tutti. Tanto è vero che ha davvero pensato al ritorno in estate. Ma le vie del mercato hanno strade diverse da quelle che ci si aspetta. E quindi Noa è rimasto in azzurro. Che poi è sempre stato il primo obiettivo: in primavera, quando già si sentiva nell’aria l’addio di Conte oltre il polline, aveva fatto ritorno in città per l’inizio delle sue vacanze e per saperne di più dai compagni. Convinto di potersi rilanciare con un nuovo allenatore. Ha investito su sé stesso: si è fatto trovare pronto in ritiro, tirato a lucido per Allegri, mai una parola fuori posto, ha confermato l’affitto di casa sua e anzi ha poi pure deciso di cambiarla per poter approfittare della sua vita in famiglia a Napoli. Insomma, per Lang l’azzurro è sempre stato chiaro.
Poi però c’è il campo. E gli episodi che indirizzano le stagioni. La titolarità di Alisson Santos si stava confermando, il litigio in rifinitura prima dell’Arsenal aveva confermato quello che lo staff di Conte aveva pensato un anno fa. E che aveva portato alla cessione in prestito a gennaio. Lang è così, spirito libero in campo e fuori. Prendere o lasciare. Ma per Allegri non è stato proprio così: ha usato il bastone, poi la carota. Il “caso” è durato 24 ore per il club. «Quello che è successo con Lang succede tante volte, è una cosa che è finita e si è rimesso in carreggiata» ha spiegato ieri Max in conferenza. Nessuno all’interno del club ne ha mai fatto un caso. Le classiche “cose di campo” che dall’esterno sembrano molto più grandi dei normali equilibri da spogliatoio. Però c’era una “lezione” da dare a tutto il gruppo. E magari l’episodio Lang sarà utile a tutti, non solo a Noa. Che torna titolare nello stadio in cui l’anno scorso ha segnato l’unico gol azzurro: c’era l’Atalanta, stavolta sarà il Bologna. anche i rossoblù, sul finire di mercato, sono sembrati una destinazione plausibile per l’olandese. Come fosse un pacco da mandare via e di cui disfarsi. Ma in realtà non c’è mai stata la possibilità di vederlo al Bologna. E Noa neanche avrebbe accettato l’opzione. Dopo due concessioni, però, stavolta dovrà fare attenzione: anche Allegri non ha intenzione di accettarne troppe da lui.
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Il fato gli ha regalato un’altra chance: l’infortunio di Santos, le condizioni ancora non ottimali di Neres, fattori che gli spalancano la strada per andare in campo. E riprendersi quello che doveva essere un anno fa, quando il Napoli lo aveva preso senza alcun dubbio per costruire pezzo dopo pezzo la pesante eredità lasciata da Kvaratskhelia su quel lato. Noa non sarà mai Khvicha, ma di certo può tornare in azzurro protagonista come lo era stato al Psv, come lo è stato a Istanbul, come ha mostrato a tutti in Europa. Senza eccessi ma a ritmo di quella musica che piace a tutti: se è il calciatore più ascoltato dagli utenti su Spotify, un motivo dovrà pur esserci. La musica dovrà cambiare e Lang ha dimostrato già di poterlo fare fuori dal campo. Max gli chiede di trascinare offensivamente la squadra: insieme devono ritrovare più di un sorriso.