Finto ginecologo nei guai: «Contattava le pazienti con domande strane e chiedeva foto intime»

di Roberta GRASSI

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martedì 22 settembre 2026, 14:25 - Ultimo aggiornamento: 14:33

Si sarebbe spacciato per ginecologo e, facendo leva su informazioni personali e sanitarie delle donne contattate, reperite probabilmente dai sistemi informatici, avrebbe cercato di conquistarne la fiducia fino a rivolgere loro domande intime e a sfondo sessuale. Sisto Salvatore Urgo, 44 anni, originario di Torre Annunziata e residente a Matera è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Lecce Luca Scuzzarella nell’ambito dell’inchiesta che conta oltre 50 capi d’imputazione e numerose persone offese, tutte salentine. Tentata violenza sessuale, acquisizione fraudolenta di dati personali e usurpazione di funzioni pubbliche sono i reati per i quali il pubblico ministero Luigi Mastroniani, titolare delle indagini, aveva chiesto il processo.

La decisione è arrivata al termine dell’udienza preliminare.

La difesa di Urgo, rappresentata dall’avvocata Claudia Strafella, aveva chiesto di accedere al rito abbreviato condizionato all’espletamento di una perizia psichiatrica. Il procedimento proseguirà invece con il dibattimento, nel corso del quale dovranno essere accertate le responsabilità dell’imputato rispetto al lungo elenco di contestazioni formulate dalla Procura.

L’inchiesta ruota attorno a una serie di contatti con diverse donne. Secondo una delle accuse, Urgo avrebbe telefonato a una persona offesa presentandosi come ginecologo e facendo riferimento a visite ed esami ai quali la donna si era realmente sottoposta a Tricase. La conoscenza di informazioni personali e sanitarie avrebbe reso credibile il racconto e gli avrebbe consentito, secondo la ricostruzione accusatoria, di conquistare la fiducia dell’interlocutrice.

Con il pretesto di approfondire una presunta problematica ginecologica, la conversazione si sarebbe quindi spostata su aspetti sempre più intimi. L’uomo avrebbe rivolto alla donna domande sulle sue abitudini sessuali e su quelle del compagno e avrebbe poi cercato di indurla a compiere atti di autoerotismo. Sempre stando alle contestazioni, le avrebbe inoltre chiesto di mostrargli le parti intime durante una videochiamata e di inviargli delle immagini. Ad altre pazienti avrebbe chiesto materiale fotografico.

I capi d’imputazione sono più di cinquanta e riguardano numerose persone offese, sulle cui vicende si concentrerà ora il processo. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, i reati di tentata violenza sessuale, acquisizione fraudolenta di dati personali e usurpazione di funzioni pubbliche. Alcune delle persone offese individuate nel corso delle indagini si sono costituite parte civile nel processo. Sono rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Giacinto Mastroleo, Mauro Toma, Rosalba Pindinello e Antonella Corvaglia.

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