Roma, consulente di banca entra nell'account di una cliente e fa prelievi per oltre 180mila euro in 3 anni (con l'aiuto del marito)

Si è introdotta nell'account bancario di una sua cliente per ottenere il rilascio di due bancomat e una carta di credito con le quali ha prelevato - tra il 2019 e il 2022 - più di 180mila euro. Con questo espediente Stefania D.A., 70enne consulente di banca, avrebbe truffato un'avvocatessa, con l'aiuto del marito, consulente assicurativo finanziario di 72 anni.

La donna - come anticipato dall'Agi - è stata rinviata a giudizio dal gup Paolo Scotto Di Luzio del Tribunale di Roma, mentre il coniuge è stato condannato a scontare 200 ore di lavori di pubblica utilità. Oltre alla truffa con sistemi informatici, la 70enne andrà a processo il prossimo 2 dicembre anche per i reati di accesso abusivo a un sistema informatico protetto, sostituzione di persona, falsità commesse da pubblici ufficiali e indebito utilizzo (in concorso con un'altra persona rimasta ignota), nonché falsificazione di carte di credito o strumenti di pagamento. Reato, quest'ultimo, che è stato attribuito anche al marito.

A settembre del 2019, la consulente, utilizzando indebitamente l'identità digitale della sua cliente, «abusivamente si introduceva nel sistema telematico della banca - si legge nel capo di imputazione contestato dalla Procura di Roma - contro la volontà della banca, formulando richiesta a nome» della vittima, «ignara, al fine di ottenere le carte». Poi, una volta entrata in possesso dei bancomat e della carta di credito, effettuava in concorso con ignoti «prelievi presso sportelli Atm ed acquisti»: da settembre 2019 fino a ottobre 2022, per un totale di 182mila euro.

L'avvocatessa, cliente storica della banca digitale (all'oscuro della truffa), si era accorta degli ammanchi dopo essere stata convocata d'urgenza da una funzionaria che aveva notato prelievi e movimentazioni anomali di denaro dal suo conto corrente, pari a 182.851 euro dal settembre 2019 all'ottobre 2022, non riconosciuti dalla stessa titolare. Quest'ultima ha spiegato di non aver mai effettuato movimenti su quei conti e di non aver mai richiesto il rilascio di carte di debito e di credito, che invece erano state recapitate presso la sede dove i coniugi lavoravano. Il continuo prelievo di denaro - stando a quanto ricostruito - ha «indotta in povertà» la vittima.

Dopo un'indagine interna, la banca è riuscita a risalire alla consulente, scoprendo che lei, assieme al marito e a un'altra persona rimasta ignota, avrebbe prelevato più volte il denaro dagli sportelli Atm utilizzando proprio le carte richieste illecitamente a nome dell'avvocatessa. La vittima, difesa dall'avvocato Domenico Signoriello, e la banca per la quale lavorava l'imputata, si sono costituite parte civile. Quindi, in caso di condanna, otterranno un risarcimento: la vittima per il danno patrimoniale subito, l'istituto di credito per il danno di immagine.

Ora Stefania D.A., ex consulente di banca ormai in pensione, si troverà ad affrontare un processo per una serie di reati che vanno dalla truffa all'accesso abusivo a un sistema informatico protetto, sostituzione di persona, falsità commesse da pubblici ufficiali e indebito utilizzo, nonché falsificazione di carte di credito o strumenti di pagamento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA