Dal pubblico immerso nell’acqua termale agli sketch sulla vita quotidiana. Questa sera, venerdì 28 agosto, Flora Canto è la protagonista del gran finale del Terme dei Papi Summer Live Show, nella cornice della Piscina Monumentale di Viterbo. Presenta un estratto di “Me la Canto e me la Sogno… ancora!”, lo spettacolo scritto da lei che da ottobre torna nei teatri italiani.
Un viaggio tra monologhi, canzoni, ballo e personaggi, nel quale Flora trasforma in comicità la propria quotidianità e le contraddizioni della donna contemporanea: madre, lavoratrice, artista e sognatrice, sempre alle prese con il tentativo di tenere insieme tutto.
Alle Terme dei Papi il pubblico potrà assistere allo spettacolo direttamente dall’acqua.
«Il pubblico a mollo darà sicuramente una grande soddisfazione. Spero soltanto che non collassino tutti, perché so che dopo un po’ dall’acqua termale bisogna uscire. Ogni tanto farò una pausa per farli riprendere, altrimenti scende la pressione. Poi ricominciamo».
Portea un estratto di “Me la Canto e me la Sogno… ancora!”, che da ottobre riparte in tournée. Come è nato questo spettacolo?
«All’inizio è stato un tentativo e anche un salto nel buio. Sono l’autrice del testo e non era affatto scontato che potesse funzionare. Invece raccontare ciò che accade nella vita quotidiana, indipendentemente dal mestiere che si fa, ha sempre dei lati divertenti. Racconto la mia quotidianità come moglie, come mamma, ma soprattutto come donna. Alla fine ho gli stessi problemi che hanno tante altre donne dentro casa e cerco di affrontarli con ironia. Siamo tutte sulla stessa barca e, purtroppo, non si salva nessuno».

Nello spettacolo recita, canta e balla. Come nasce questa formula da artista “tuttofare”?
«Inizialmente volevo prendere una band, un corpo di ballo e degli attori. Poi, non avendo il budget per prendere tutte queste persone, mi sono detta: va bene, allora imparo a cantare, a ballare e faccio tutto da sola. Così risparmio pure. Scherzi a parte, artisticamente appartengo a una generazione cresciuta con il varietà. Non potendolo più vedere in televisione, perché purtroppo non si fa quasi più, me lo sono costruito a teatro. Il mio sogno è riuscire, un giorno, a riportarlo anche in tv».
Che cosa guarda quando torna alla televisione del passato?
«Rivedo spessissimo i film di Alberto Sordi, che erano molto più contemporanei di quanto potessimo immaginare e avevano già raccontato la società di oggi. Poi guardo gli sketch del Trio: amavo Anna Marchesini e mi divertono ancora tantissimo lei, Massimo Lopez e Tullio Solenghi. Mi piacciono anche i vecchi programmi musicali, con l’orchestra, il corpo di ballo, Raffaella Carrà o Lorella Cuccarini».
Dopo vent’anni di carriera sente di avere trovato il suo posto in televisione?
«No, non ancora. Ho 43 anni e ho cominciato a lavorare a 23. Il mio primo spettacolo teatrale è stato con Lino Banfi. Un'emozione incredibile, ero inesperta e lui mi correggeva parecchio, giustamente. Poi sono arrivate le televendite per Mediashopping e un programma sul cinema a Canale 5. Sono passati vent’anni, ma sto ancora cercando il mio posto».

Nel suo percorso c’è stata anche l’esperienza di Uomini e Donne. È stato un trampolino di lancio?
«In realtà non proprio. All’epoca “Uomini e Donne” dava una grande visibilità, che però spesso si scontrava con il talento. Eri seduta su una sedia, quindi non era detto che sapessi anche fare qualcosa. Dopo dovevi dimostrare veramente di avere delle capacità, altrimenti restavi etichettata come “la tronista di Uomini e Donne” e finiva lì. Per scardinare i pregiudizi serve molto più tempo. Devi ricordare alle persone che, dopo quella trasmissione, hai fatto vent’anni di teatro, hai studiato e hai imparato dei mestieri. Adesso il pubblico comincia a capire che dietro ciò che faccio c’è molto lavoro. Non è semplicemente qualcosa che capita».
In che dimensione si trova più a suo agio?
«Nella commedia. Probabilmente ci sono cento donne più brave di me come attrici drammatiche. Nell’ironia, invece, ho trovato la mia comfort zone e credo di riuscire ad avere un valore aggiunto. È il mio cavallo di battaglia».
Nel suo spettacolo racconta anche che madre è nella vita quotidiana. Come si descriverebbe?
«Le mie amiche dicono che sono una mamma ansiosa. Credo, però, che l’ansia dipenda anche dal periodo storico: ormai tutto sembra essere sinonimo di pericolo, dal giocare sotto casa al fare un bagno in piscina. Sono anche una mamma divertente e molto presente. A volte percorro cento o duecento chilometri di notte pur di tornare a casa e non perdere delle giornate con i miei figli. Sono severa, ma nella giusta misura».
Qual è il suo atteggiamento nei confronti di tablet, smartphone e social?
«I miei figli hanno 9 e 5 anni. Quando sarà permesso loro di avere il telefono? Stavo pensando verso i 40 anni (ride, ndr.). l tablet non è bandito, ma deve essere utilizzato a piccole dosi. Io uso i social, i miei figli invece non possono ancora farlo. Le piattaforme creano dipendenza anche negli adulti: cominci a scorrere e ti accorgi di avere perso un’ora. Inoltre non esiste un filtro e a un bambino può apparire qualsiasi cosa. Non sono bigotta: loro appartengono a una generazione nata con gli schermi e non posso tenerli completamente fuori da questo mondo. Il segreto è dosare.
Come si dosano gli zuccheri e le merendine, bisogna dosare anche gli schermi».Una madre che lavora riesce davvero a liberarsi dei sensi di colpa?
«No, i sensi di colpa non te li togli. Quando sottrai del tempo ai figli per andare a lavorare, sentirsi in colpa è naturale. Ma una donna che lavora è anche una donna più serena e, quindi, una madre più serena. Non vive la frustrazione di avere rinunciato alla propria carriera o di non avere più uno spazio per sé. Sicuramente sei più stanca, ma devi trovare dei compromessi. Magari, invece di dormire in albergo, fai due ore di macchina per tornare a casa, dormire con loro e svegliarti insieme a loro».
Nel mondo dello spettacolo si parla molto di sorellanza. Lei l’ha incontrata davvero?
«Poco. Una delle mie migliori amiche, che è stata anche la mia testimone di nozze, è Tosca D’Aquino. Siamo molto legate. Negli anni anche Caterina Balivo è diventata un’amica. Ma, escluse loro, ho trovato poche amicizie vere. È un ambiente difficile: molto spesso, se lavori tu, non lavoro io, e questo crea una competizione reale. Sta all’intelligenza di ciascuna riconoscere le persone più simili alla propria natura. Io ho amiche storie che conosco dalle elementari. Tengo molto strette le mie radici, altrimenti rischio di perdermi. Il nostro ambiente è molto superficiale e vive tanto di apparenza: essere legata alle persone del passato mi permette di restare in equilibrio».
Ha attraversato momenti complicati nella sua carriera?
«Quasi ogni anno. Il nostro lavoro è fatto di alti e bassi. Ci sono periodi nei quali lavori tantissimo e altri in cui arriva una sospensione improvvisa: finisce una tournée, non c’è un programma interessante o semplicemente non ti chiamano. L’abilità consiste nel tenere botta e restare in equilibrio. Non è facile e abbiamo visto cantanti, showgirl e attori cadere in depressione proprio per questa instabilità. È un aspetto che bisogna tenere sempre sotto controllo».
Che cosa la aiuta a ridimensionare una delusione professionale?
«I miei figli. Se qualcosa va storto o un progetto salta, torno a casa, li guardo e capisco che il lavoro è relativo. È importante, ma resta secondario».
Ha detto che interpretare “Cantando sotto la pioggia” è stato quasi più difficile che partorire. Perché?
«Ero la protagonista e la cantante solista, ma non nasco come cantante. Ho dovuto affrontare brani nei quali arrivavo quasi alla lirica ed erano difficilissimi. Ogni sera cantavo dal vivo, anche soltanto con pianoforte e voce, e avevo un’ansia enorme. Pensavo: “E se stecco? Se sbaglio tonalità?”. Il teatro non fa sconti. In televisione o al cinema puoi fermarti e rifare la scena; davanti a 2.500 persone, se sbagli, è finita. L’ansia da prestazione arriva alle stelle».
Parteciperebbe a Ballando con le Stelle?
«Me lo dicono in tanti. Se riuscite a convincere Milly Carlucci, lo faccio volentieri».
A “Stasera tutto è possibile” sembra divertirsi molto.
«Quello non lo definirei neppure un lavoro: è divertimento puro, anche se torno sempre a casa con qualche livido. Ormai partecipo da diversi anni e si è creata una squadra molto affiatata con Biagio Izzo, Francesco Paolantoni, Giovanni Esposito e Stefano De Martino, che è un ottimo padrone di casa. È quasi terapeutico. Dovrebbero fare trenta puntate l’anno».
È davvero tutto spontaneo come appare?
«Sì, ed è proprio questa la forza del programma. La cosa più divertente è che veniamo convocati a mezzogiorno ma iniziamo a registrare alle quattro di pomeriggio, perché prima arrivano pizza, maritozzi e cornetti. Le prime ore le trascorriamo a mangiare, poi con calma ci trucchiamo e registriamo».
Come vede Stefano De Martino alla guida del prossimo Festival di Sanremo?
«Secondo me sarà bravissimo. È un ragazzo che ha studiato, è migliorato tanto e continua a mettersi alla prova. Inoltre riesce a raggiungere un pubblico molto ampio: non soltanto la fascia adulta che segue la Rai, ma anche i più giovani. Sanremo può essere ancora un grande varietà: se porterà anche l’intrattenimento, la comicità e la sua squadra di autori, secondo me il successo sarà garantito».
Il tempo che passa le fa paura o le sta regalando maggiore libertà?
«Mi fa paura, perché corre veramente troppo. Qualche giorno fa sono tornata in un campeggio nel quale sono cresciuta e ho trascorso l’adolescenza. Rivedendo i miei amici di allora mi sono resa conto che dai miei 13 anni erano passati trent’anni. Ho pensato: “Non è possibile, è accaduto tutto troppo velocemente”. Dovremmo essere capaci di goderci ogni istante, ma spesso non ci riusciamo perché siamo travolti dalla quotidianità. Il tempo che passa mi fa assolutamente paura».
Se potesse scegliere una fotografia capace di racchiudere uno dei momenti più belli della sua vita, quale sarebbe?
«Una fotografia scattata in un grande teatro, forse al Sistina, dove ho vissuto l’emozione di vedere la sala piena. Accanto a me ci sarebbero i miei figli, Enrico, la mia famiglia e tutte le persone che amo».
Ultimo aggiornamento: venerdì 28 agosto 2026, 05:00
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