LONGARONE - Più di un anno fa, era il gennaio del 2025, la Regione Friuli Venezia Giulia bussava alla porta della Fondazione “Vajont 9 ottobre 1963” per chiedere di entrare a farne parte. Ma in quel momento lo statuto del consiglio di amministrazione era blindato e non prevedeva l’ingresso di altri soggetti. Ma non mancava l’interesse ad accogliere la Regione in cui si trovano Erto e Casso ed i territori che all’indomani del disastro accolsero gli sfollati. Così, con un lavoro lungo quasi un anno, la Fondazione Vajont ha cambiato il proprio statuto. Che è stato approvato dalla Regione Veneto due settimane fa, il 26 agosto. Tutto bene? Non proprio, perché ieri dalla Regione Fvg è arrivato un comunicato che ufficializza il rifiuto. Da parte sua il presidente della Fondazione che, per statuto è il sindaco di Longarone, e quindi al momento Roberto Padrin, auspica un ripensamento.
Pec di chiarimento
Cosa è dunque successo? Secondo Padrin e il direttore della Fondazione Mauro Carazzai, colui che ha mantenuto i contatti con il Friuli, potrebbe esserci stato un fraintendimento: «Secondo noi la Regione Fvg ha pensato che la quota per partecipare alla Fondazione (ndr, 375mila euro) fosse un contributo annuale; ed invece è una tantum. Ed è anche verosimile che non abbiano saputo che lo statuto è stato modificato». Precisa Carazzai che oggi scriverà una pec per chiarire i dettagli: «Il cambiamento ha richiesto del tempo e apre a futuri nuovi soci, con preferenza istituzionali. E al primo degli aderenti è riservato un posto in cda». Che ora è composto dal sindaco di Longarone, un rappresentante dello stesso Comune, Enel, Edison e Regione Veneto.
La posizione
Così ieri il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil: «L'iter di valutazione sull'adesione della Regione Fvg alla Fondazione è stato completato e allo stato attuale non ci sono le condizioni per procedere. La quota di ingresso richiesta pari a 375mila euro non è infatti risultata proporzionata all'interesse regionale concretamente ravvisabile nella partecipazione alla Fondazione. Abbiamo valutato non soltanto l'entità dell'investimento, ma anche il ruolo che la Regione potrebbe assumere all'interno della Fondazione e l'effettivo interesse connesso alla partecipazione».
Ma, come detto, per la Regione Fvg è previsto un posto nel cda. «La decisione assunta - ha sottolineato il vicegovernatore – non mette in discussione il valore della memoria del Vajont. Si tratta di una valutazione sull'opportunità e sulla proporzionalità dell'adesione alla Fondazione nelle condizioni attualmente prospettate».
Palazzo Mazzolà
Questa invece la nota di palazzo Mazzolà: «Il Comune di Longarone prende atto della decisione della di non procedere, allo stato attuale, all’adesione alla Fondazione Vajont 9 ottobre 1963, esprimendo al contempo l’auspicio che la questione possa essere nuovamente valutata alla luce degli elementi emersi». Poi Padrin aggiunge: «La porta resta sempre aperta, nella memoria comune del disastro del 9 ottobre 1963. Riteniamo importante considerare la recente modifica dello Statuto della Fondazione, che prevede un posto nel cda per il Fvg in caso di adesione. Una presenza che avrebbe un significato concreto e rappresentativo per i due Comuni friulani che, insieme a Longarone, condividono direttamente la memoria e la storia della tragedia del Vajont. La partecipazione del Fvg rappresenterebbe infatti un ulteriore passo verso una gestione condivisa della memoria».