Francesco Gianello, curato dai genitori col 'metodo Hamer' e morto a 14 anni di tumore «Poteva sopravvivere»: la relazione dei periti del tribunale

VICENZA - Avrebbe potuto salvarsi, se solo i suoi genitori avessero seguito le cure che i medici avevano prescritto: a certificare le possibilità che Francesco Gianello aveva di sopravvivere sono i periti incaricati dalla Corte d'Assise di Vicenza.

La storia però è andata diversamente: i genitori di Francesco, ragazzo di 14 anni morto di tumore nel 2014, hanno deciso di affidarsi al "metodo Hamer", a base di trattamenti "naturali", argilla e antinfiammatori. Per il giovane non ci fu nessuna speranza: la coppia oggi è accusata di omicidio vlontario con eventuale dolo nei confronti del proprio figlio.

La relazione dei periti

A questa conclusione sono arrivati i due periti incaricati, l'anatomopatologo Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, responsabile dell'Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino. Francesco era affetto da osteosarcoma di alto grado al femore, variante osteoblastica secondo la Classificazione dell'Oms del 2020. I primi sintomi della sua malattia risalgono al dicembre 2022, quando l'istituto Rizzoli di Bologna diagnosticò la patologia del ragazzo.

Il metodo Hamer

A quel punto però, i genitori decisero di i consigli di un medico padovano seguace del tedesco Hamer, che suggerì delle "terapie" che si sarebbero svolte in un centro in Toscana, al posto di seguire i protocolli chemioterapici e chirurgici previsti dalla medicina.

Da quel momento la malattia di Francesco ha iniziato a progredire velocemente: se nel marzo del 2023 il tumore era ancora localizzato, operabile e non ancora in metastasi, è poi evoluto - evidenzia ancora la relazione - a causa del ritardo di diagnosi e trattamento, in una malattia polmonare metastatica e localmente avanzata. Le chance di sopravvivenza a 5 anni si sono così ridotte drasticamente, dal 74,8% al 45%.

Un ritardo ostinato durato 45 giorni, tempo in cui si sarebbe potuto individuare la gravità della malattia, trattarla con chemioterapie e con interventi chirurgici. Invece, quell'attesa ha condannato il giovane Francesco. 

L'ipotesi dei farmaci neurotossici

Ma Cirnelli e Fagioli non si fermano a dire che Francesco poteva essere salvato: la relazione consegnata ai giudici ora introduce una nuova ipotesi, e cioè che i seguaci del metodo Hamer possano aver utilizzato nei confronti di Francesco dei farmaci neurotossici (come l'artemisia).

Questo in base a dei sintomi emersi mentre Francesco si trovava all'ospedale di Perugia: nella lettera di dimissione dall'ospedale, datata fine aprile 2023, Francesco riportava annebbiamento della vista, incoordinazione motoria, debolezza agli arti destri e stato di agitazione, tutti sintomi potrebbero appunto venire ricondotti all'uso dell'artemisia, ma di cui non ci sono comunque elementi per un utilizzo sul ragazzo.

L'udienza il 16 settembre

La tesi dei due esperti sostanzialmente ribatte alle conclusioni della difesa dei genitori, che sosteneva la mancanza di causalità tra le scelte della coppia e il destino del figlio. I risultati della relazione verranno discussi in un'udienza prevista sabato 16 settembre.