Francesco Totti pubblica la sua autobiografia e racconta retroscena mai emersi prima: dal ritorno in campo sfiorato a 48 anni al primo bacio con la compagna Noemi Bocchi, fino al dolore per la morte del padre durante la pandemia. Il volume, intitolato «Oltre», ripercorre gli anni dell'ex capitano della Roma lontano dal campo, dal 28 maggio 2017 — data della sua ultima partita all'Olimpico contro il Genoa — fino ai giorni nostri. Il libro è in libreria e in edicola da oggi e il Corriere della Sera ne pubblica in anteprima tre estratti.
Il ritorno a 48 anni
Tutto nasce da una battuta pronunciata per scherzo ai giornalisti durante alcune interviste: «Sono pronto per tornare». Quella frase, detta mentre si limitava a tenersi in forma con il calciotto del lunedì sera e presa sul serio da qualcuno, si trasforma in una proposta concreta dei dirigenti del Genoa, allenato all'epoca da Alberto Gilardino, compagno di Nazionale ai Mondiali del 2006, che gli chiedono direttamente: «Ma allora, la vuoi fare o no questa nuova esperienza?». Poco dopo arriva anche l'interesse del Como di Cesc Fabregas. Totti calcola la differenza d'età con i due tecnici, entrambi più giovani di lui: «Avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare». Prima di decidere, però, si rimette ad allenarsi sul serio, tra palestra, fisioterapista e una dieta ferrea: «Via il pane, via i dolci, via tutto. Togliere i dolci è stata durissima».
A rendere tutto più difficile è anche un dettaglio che lui stesso legge come un segno del destino: proprio contro il Genoa aveva giocato la sua ultima partita con la maglia della Roma. Dello stadio rossoblù parla comunque con affetto: «Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all'inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo».
Nel frattempo Gilardino lo pressava via messaggio, con la sua proverbiale sobrietà: «È un biellese, quindi non è che parlasse tanto, neanche via messaggio», scherza l'ex numero 10, per poi ammettere il tormento interiore di quei giorni: «La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no». A pesare, alla fine, è stata una sola domanda: si può giocare in una squadra che non sia la Roma?Il primo bacio
Tra le pagine del libro trova spazio anche il racconto dell'incontro con Noemi Bocchi, cominciato con uno scambio di numeri di telefono: «Questo è il mio numero», «E questo il mio». Totti la descrive come una persona che colpiva subito: «Era bionda, era bellissima, se ne accorgevano tutti. Era dolce, era intelligente, era interessante». Il primo bacio, arrivato «moltissimo tempo dopo» l'incontro, ed è avvolto nell'emozione tipica di un primo appuntamento adolescenziale: «Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C'avevo un po' di paura, ero emozionato per davvero». Un momento che, scrive, paragona per importanza al rigore segnato contro l'Australia al Mondiale del 2006.
L'addio al padre
Il capitolo più duro del libro riguarda la scomparsa del padre Enzo, morto durante l'emergenza Covid. Totti ricorda la telefonata del medico dello Spallanzani di Roma, dove il padre era ricoverato: «Purtroppo, Frà, quando i pazienti vengono intubati, significa che è difficile tornare indietro». Descrive Enzo come un uomo di poche parole, soprannominato "lo Sceriffo": se n'è andato «senza parlare, se non con lo sguardo, con gli occhi», negli ultimi istanti attaccato a un macchinario che lo aiutava a respirare, prima che il virus gli togliesse anche quello.
Ultimo aggiornamento: martedì 22 settembre 2026, 12:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA